26.4.17

Il tesoro sommerso.

Nei giorni in cui il Chelsea si lancia alla conquista del doblete Premier League-FA Cup (per altro sfidando il resto del gotha della Londra calcistica: il Tottenham in campionato, l'Arsenal in finale di coppa), viene da pensare che il futuro possa riservare tante soddisfazioni ai Blues di Antonio Conte. Sarà più facile ottenerle sfruttando un elemento spesso sottovalutato in passato: i suoi giovani.

Ola Aina, 20 anni, è il nuovo che avanza in casa Chelsea.

Se Conte in questo fondamentale ha fatto dei passi in avanti, è strano notare come il Chelsea abbia avuto in rosa negli ultimi anni alcuni dei talenti più floridi passati per le mani del calcio europeo. Per fare un paio di esempi: Kevin de Bruyne è stato frettolosamente venduto da José Mourinho; stessa sorte è toccata a Romelu Lukaku, che oggi incanta la platea dell'Everton con i suoi gol.
Potremmo citare anche casi più marginali: Thorgan Hazard era solo "il fratello di Eden", invece al Gladbach si è costruito una sua credibilità; Patrick van Aanholt e Ryan Bertrand si sono trasformati in due da Premier, che forse avrebbero potuto essere riserve nei Blues; a queste, si aggiungono cessioni remunerative, ma chissà se bisognerà pentirsene (tipo Jeffrey Bruma).
In questo quadro, bisogna aggiungere le vittorie nella UEFA Youth League, dove il Chelsea ha trionfato sia nel 2014-15 che nel 2015-16. Sotto José Mourinho, pochi ragazzi hanno avuto una seria chance, nonostante il Chelsea l'anno scorso abbia concluso il campionato al decimo posto. Alcuni ragazzi sono dovuti emigrare per trovare la loro strada, seppur in prestito.
Eppure la lista di graduates dall'academy del Chelsea è lunga e importante: si passa da quelli che sono stati lanciati dal duo italiano Vialli-Ranieri (Duberry, Robert Huth, Forssell, Dalla Bona, Carlton Cole) a quelli venuti più tardi (Scott Sinclair, Fabio Borini, più quelli alcuni di quelli menzionati sopra). Il rischio è che ci sia una miniera d'oro che verrà dispersa per dare spazio a nomi da copertina.
Qualcosa è cambiato sotto la guida di Antonio Conte; sì, l'italiano preferisce affidarsi ai titolari e a personaggi più solidi, ma fortunatamente per i Blues il tecnico ex Juve ha concesso spazio a diversi volti. Prendiamo Victor Moses, che da tre anni andava in prestito ed è diventato indispensabile nel 3-4-3 del Chelsea, o Nathan Aké, che era in prestito al Bournemouth, ma è stato richiamato da Conte a gennaio.

7-1 in un derby di Londra, valido per il ritorno della semifinale di F.A. Cup giovanile.

Questi i nomi più famosi, perché la squadra vanta anche la presenza di Charly Musonda (anche lui tornato a Londra, ma per contrasti con il Betis), Ruben Loftus-Cheek (già lanciato da Mourinho), Dominic Solanke (che però dovrebbe lasciare il Chelsea a fine stagione) e Kenedy (anche lui richiamato da un prestito infruttuoso dal Watford di Mazzarri).
Ma le due buone notizie vengono dalla prossima stagione. La prima riguarda il ritorno di alcuni volti che sono ormai eccellenti prospetti: Andreas Christensen ha fatto benissimo al Gladbach e torna a Londra per giocarsi un posto da titolare, mentre i progressi di Bertrand Traoré e Tammy Abraham (rispettivamente con Ajax e Bristol City) non saranno certo passati inosservati nel quartiere generale dei Blues.
La seconda riguarda l'ottima crescita di quelli rimasti invece alla casa madre: il Chelsea ha triturato gli avversari sulla strada della FA Youth Cup (24 gol segnati e due subiti!) e stasera affronterà i pari-età del Manchester City in finale (la terza finale di fila: le prime due le hanno vinte i Blues), mentre ha dominato il South Stage della Professional U-18 Development League, in attesa di capire se trionferà anche nel Final Stage che assegna il titolo.
Tutto questo patrimonio - Kasey Palmer, Ola Aina, Isaiah Brown, Nathaniel Chalobah (tornato da Napoli la scorsa estate) - non fa che aumentare le attese per il futuro del Chelsea. Che magari perderà Diego Costa quest'estate (la Cina attira il centravanti), ma avrà una squadra più giovane e promettente per il 2017-18, al 99% in veste di campione uscente della Premier League.
E ciò ancora più valore nell'estate in cui il Chelsea perderà l'ultimo riferimento del passato, cioè quel John Terry che ha deciso di lasciare il club, annunciandolo giusto qualche giorno fa. Non ci sarebbe miglior modo di omaggiare quanto costruito in 18 anni assieme che dando ai giovani quel palcoscenico, specie se sono di questa bontà sul terreno di gioco.

John Terry, 36 anni, lascerà il Chelsea a fine stagione.

18.4.17

UNDER THE SPOTLIGHT: Dedryck Boyata

Buongiorno a tutti e benvenuti alla quarta puntata del 2017 per "Under The Spotlight", la rubrica che tenta di scoprire i talenti in giro per l'Europa e per il mondo. Oggi ci spostiamo a Glasgow, dove negli ultimi anni il Celtic ha approfittato del fallimento dei Rangers per dominare. Merito anche di Dedryck Boyata, centrale dei SuperHoops.

SCHEDA
Nome e cognome: Dedryck Boyata
Data di nascita: 28 novembre 1990 (età: 26 anni)
Altezza: 1.88 m
Ruolo: Difensore centrale
Club: Celtic FC (2015-?)



STORIA
Nato a Uccle, municipalità della capitale Bruxelles, Boyata cresce nel RWDM Bruxelles, prima di finire nel vivaio del Manchester City nel 2006. Il centrale fa parte di quella squadra che alza la FA Youth Cup nel 2007-08, l'equivalente della nostra Coppa Italia Primavera. Accanto a Ben Mee (oggi al Burnley), Kieran Trippier (Tottenham) e Daniel Sturridge, il belga alza il trofeo dopo la doppia finale contro il Chelsea.
Promosso da Roberto Mancini in prima squadra nel 2009-10, Boyata colleziona le prime presenze da professionista. Le prime due stagioni sono positive, visto che il belga si fa spazio e gioca anche da terzino destro pur di collezionare qualche minuto. Poi inizia la girandola di prestiti, che fa più male che bene alla sua giovane carriera: prima il Bolton, poi il Twente.
Ma al ritorno al City, non c'è più spazio per lui: Boyata rimane un rincalzo, visto che Mancini non c'è più e al suo posto è arrivato Manuel Pellegrini. L'ingegnere cileno preferisce giocatori più tecnici anche in difesa, tanto che il belga è dietro a Kompany, Demichelis, Mangala, Lescott, Nastasić e persino Micah Richards nelle gerarchie. In due anni gioca appena nove gare: è tempo di andar via.
Il Celtic approfitta della situazione contrattuale di Boyata (legato al City fino a giugno 2016) per strapparlo a un prezzo basso (appena due milioni di euro). Un acquisto che aiuta i SuperHoops nel reparto difensivo, visto l'addio di Virgil van Dijk. Boyata si è presentato con due reti nei preliminari di Champions League, ma è stato anche autore dell'autogol che ha estromesso gli scozzesi dal play-off contro il Malmö.
Purtroppo, la prima stagione al Celtic Park non è stata delle migliori: la squadra ha come al solito dominato il campionato scozzese, ma è finita fuori dalla Champions League ancor prima della fase a gironi, ritrovandosi out anche dalle coppe nazionali. Ronny Delia è stato defenestrato per mancanza di trofei, mentre il suo successore è stato trovato in Brendan Rodgers, da poco esonerato al Liverpool.
Paradossalmente, l'arrivo del tecnico nord-irlandese ha aiutato tutto l'ambiente, quasi rigenerato dal calcio d'attacco imposto dall'ex manager dei Reds. Il campionato è arrivato con largo anticipo (a otto giornate dalla fine) e le avventure europee sono andate meglio dell'anno precedente; al tempo stesso, Boyata è uno dei riferimenti del club, nonostante gli infortuni l'abbiano limitato in questa stagione.

CARATTERISTICHE TECNICHE
Fisicamente dominante, Boyata è un armadio da 188 centimetri che può terrorizzare gli avversari, specie negli uno contro uno più statici, quando il campo si restringe, lo spazio diminuisce e la conquista del terreno di gioco tramite la tenuta fisica conta di più. Negli anni, è stato schierato anche come terzino destro: la duttilità non è la sua dote principale, ma va tenuta comunque a mente nella valutazione del giocatore. Tecnicamente appare un po' grezzo, come se i suoi 27 anni ormai fossero troppi per recuperare in quest'ambito.

STATISTICHE
2009/10 - Manchester City: 7 presenze, 0 reti
2010/11 - Manchester City: 18 presenze, 1 rete
2011/12 -  Bolton Wanderers: 17 presenze, 1 rete
2012/13 - → FC Twente: 8 presenze, 0 reti
2013/14 - Manchester City: 4 presenze, 0 reti
2014/15 - Manchester City: 5 presenze, 0 reti
2015/16 - Celtic FC: 42 presenze, 6 reti
2016/17 - Celtic FC (in corso): 15 presenze, 2 reti

NAZIONALE
La logica direbbe che non c'è molto spazio: il Belgio ha in nazionale Kompany, Alderweireld, Vertonghen e il redivivo Vermaelen. A questi, bisogna aggiungere Kabasele e l'esperto Simons. Tuttavia, la situazione terzini - escluso Meunier del PSG - è tragica, per cui molti di questi vengono utilizzati sugli esterni, lasciando spazio al centro.
Non è un caso che Boyata abbia giocato la prima gara in nazionale nell'ottobre 2010 contro l'Austria, salvo poi sparire per anni, quando al City non giocava e i prestiti non andavano bene. L'esperienza al Celtic l'ha rilanciato, tanto che in Belgio-Portogallo Boyata ha collezionato la seconda presenza nei minuti finali. Se il Belgio dovesse qualificarsi al Mondiale, Boyata potrebbe essere tra i convocabili.

LA SQUADRA PER LUI
Sarebbe bello rivederlo in Premier League, stavolta con una squadra che creda in lui, magari nella zona bassa del massimo campionato inglese. Penso al Brighton che è stato appena promosso, che troverebbe nel belga una colonna per la prima annata in Premier League. Onestamente rimanere a lungo al Celtic sembra limitante per la sua carriera, nonostante Boyata stia cercando di provare un punto giocando per i SuperHoops.

10.4.17

Un ritorno eccellente.

Sheffield è una città di calcio. Il panorama attuale non sembrerebbe confermarlo, ma ci sono poche zone in Inghilterra che hanno avuto due club di quell'importanza in unica realtà: eppure da una parte c'è il Wednesday che l'anno scorso ha sfiorato il ritorno in Premier League (perdendo la finale dei play-off contro l'Hull). E poi? Poi c'è lo United. Verrebbe da dire il Damned United.

Billy Sharp, 31 anni, è tornato ai fasti d'oro a Sheffield: lo United è la sua squadra del cuore.

E sembra strano celebrare un traguardo apparentemente piccolo, come la promozione dalla League One alla Championship. Un ritorno atteso da sette stagioni, perché lo Sheffield United si è ritrovato all'improvviso in una categoria che forse non gli appartiene. Ci si è ritrovata a pochi anni dall'ultima annata in Premier League, nel 2006-07.
In quella stagione, lo United raccoglie 38 punti: dopo un girone d'andata di successo, l'infortunio del bomber Rob Hulse spinge il club in zona retrocessione, dove finirà il campionato a causa di una differenza negativa (di appena una rete) nei confronti del Wigan Athletic e di un punto di ritardo rispetto al Fulham. Una retrocessione amara.
Eppure quel gruppo aveva nomi che negli anni successivi si sarebberoo distinti tra Premier League e Championship: il vice-capitano era Phil Jagielka, più una serie di stranieri da quattro continenti diversi. Il ritorno in Premier non è mai arrivato, con la delusione della finale dei play-off persa nel 2009: il Burnley sale, lo United - che ha in squadra i giovani Kyle Walker e Kyle Naughton, oggi al Tottenham e allo Swansea - rimane in seconda divisione.
Nel 2010-11, poi, è arrivata anche la retrocessione in League One: un colpo durissimo per un club che non giocava in quella categoria da vent'anni, quando il passaggio in terza serie dura appena un anno. Come se non bastasse, le cocenti delusioni permangono, visto che lo Sheffield United sfiora la promozione tre volte tramite play-off, con una finale persa contro l'Huddersfield Town. L'11° posto del 2015-16 sembra il punto più basso della recente storia.
Mentre i Blades - soprannome dovuto alla grande produzione di ferro in città - annaspano in terza divisione, l'altra parte della città riesce effettivamente a riguadagnare terreno. Gli Owls (gufi) tornano in Championship dopo appena due anni di League One e sfiorano persino la Premier. Nonostante lo Steel City derby sia sostanzialmente in parità, lo United non ne vince uno dal 2006 (l'ultimo del febbraio 2012 è finito 1-0 per il Wednesday).
Neanche l'arrivo di un nuovo proprietario sembra cambiare il corso della storia: dal settembre 2013, lo United è per il 50% in mano ad Abdullah bin Musa'ed bin Abdulaziz Al Saud, proveniente dalla Dinastia Saudita. L'altra parte del club è in mano a Kevin McCabe, dal gennaio 2006 proprietario dello United. A Bramall Lane avevano perso le speranze... finché non è arrivato l'uomo giusto per cambiare.


The man for the job ha giocato con i Blades per otto anni (divisi in due stint), poi ha allenato diverse squadre. La sua più recente impresa è stata portare il Northampton in League One, prima di accettare un ritorno di cuore. Chris Wilder ha accettato con entusiasmo, ma anche con responsabilità il ritorno a Sheffield. In fondo, nemo propheta in patria, giusto?
E invece no. Dopo aver fatto un buon lavoro con Halifax Town, Oxford United e i Cobblers, Wilder ha trovato la giusta chimica di gruppo, sostituendo Nigel Adkins. Lui stesso è cresciuto: è passato dalla percentuale di vittorie del 38,5% nei sei anni con l'Halifax al 58,3% di questo primo anno a Bramall Lane. Crescita costante, un po' come quella del suo gruppo. Ma come si sono ripresi dal disastro dell'anno scorso?
Ci sono stati diversi arrivi che si sono rivelati fondamentali, come quelli di John Fleck, Jack O'Connell, Simon Moore e Mark Duffy. Nonostante la partenza al palo (un punto nelle prime quattro gare) e l'addio del promettente Dominic Calvert-Lewin (comprato dall'Everton nelle ultime ore del mercato), lo Sheffield United ha trovato la sua strada.
I 31 punti accumulati nelle ultime 13 gare - striscia positiva senza sconfitte - hanno di fatto allontanato lo United dal resto del gruppo. Ironico come la promozione sia arrivata sabato sul campo del Northampton Town, proprio la squadra che Wilder ha condotto in terza divisione l'anno scorso. Il 2-1 finale - con i gol di Clarke e Fleck - ha reso il +14 su Fleetwood Town e Bradford City un vantaggio incolmabile.
E se la promozione del Bolton Wanderers sarebbe un altro ritorno eccellente in Championship, in questo scenario è contato lo scoring rate di Billy Sharp. Da sempre bomber delle serie minori, l'anno scorso aveva segnato 21 gol; quest'anno siamo a 26, con tanto di inserimento nell'EFL Team of the Season. Ora ci si gode la festa, perché in fondo Billy è pure nato a Sheffield e lo United è la squadra che l'aveva lanciato. History has been made.

Chris Wilder, 49 anni, l'uomo che ha riportato lo United in Championship.

31.3.17

ROAD TO JAPAN: Shinnosuke Nakatani (中谷進之介)

Buon pomeriggio a tutti e benvenuti al terzo numero di Road To Japan del 2017, la rubrica che prova a segnalare i maggiori talenti del panorama nipponico. Oggi ci spostiamo in quel di Chiba per parlare di un home made-talent di cui il Giappone dovrebbe cominciare a seguire i progressi: Shinnosuke Nakatani potrebbe esser il partner ideale di Maya Yoshida in nazionale.

SCHEDA
Nome e cognome: Shinnosuke Nakatani (中谷進之介)
Data di nascita: 24 marzo 1996 (età: 20 anni)
Altezza: 1.84 m
Ruolo: Difensore centrale
Club: Kashiwa Reysol (2013-?)



STORIA
Nato nel marzo '96 a Sakura (città della prefettura di Chiba), Shinnosuke Nakatani ha cominciato a giocare a calcio fin dalle elementari, quando il Giappone ospitava il Mondiale del 2002. E i Kashiwa Reysol non hanno perso tempo, mettendo immediatamente gli occhi sopra al ragazzo.
I progressi non si fanno attendere; inoltre, il Kashiwa ha uno dei vivai più floridi dell'intero Giappone. L'U-18 vince il campionato di categoria nel 2012 sui pari-età dello Yokohama F. Marinos: tra di loro, Hiroki Akino è il MVP, mentre Nakatani è una colonna. Per l'esordio, però, bisognerà ancora aspettare.
Tuttavia, la Coppa dell'Imperatore del 2012 mostra l'incredibile, quanto meno per noi: l'U-18 del Kashiwa vince la competizione della prefettura di Chiba per presentarsi ai nastri di partenza della coppa nazionale e al primo turno affronta... il Kashiwa Reysol. Un 3-0 per i grandi, ma ci sono già 5-6 giocatori che oggi sono in prima squadra.
Nakatani diventa il capitano di quella squadra, ma nel frattempo Nelsinho ordina il suo inserimento nel registro della prima squadra. Nel 2013 non esordisce, ma è un inizio: la sua crescita è evidente, tanto che nelle ultime sette gare del 2014 - tutte vittorie, che portano Kashiwa al 4° posto - Nakatani ne gioca cinque. Ormai è lanciato.
L'anno successivo lo si vede ancora la rappresentativa U-22 della J. League che disputa la terza divisione, ma Tatsuma Yoshida - subentrato al posto di Nelsinho - lo lancia anche in Champions League e nelle coppe nazionali. Tuttavia, nell'inverno 2016 i due centrali di riferimento - Naoya Kondo e Daisuke Suzuki, che hanno anche delle presenze in nazionale - lasciano rispettivamente per trasferirsi al JEF United e al Gimnàstic.
In questo panorama, Milton Mendes decide di promuovere Nakatani titolare in un rinnovato 4-4-2 (prima si giocava con la difesa a tre). È tempo di rinnovamenti, anche se il tecnico cambia, con la promozione di Tomohiro Shimotaira: l'esperto Masushima finisce in panchina, mentre accanto a Nakatani c'è Yuta Nakayama, classe '97.
Nella versione di leader difensivo, l'ormai numero 4 dei Reysol se la cava bene: solo nel 2017 colleziona più presenze da professionista che nel resto della sua breve carriera. Nakatani si toglie anche lo sfizio di segnare i primi gol e ora si attende una sua conferma per quest'anno, che sarà comunque fondamentale per la sua crescita.

CARATTERISTICHE TECNICHE
Per essere difensore (e per giunta di scuola nipponica), la tecnica di base lo aiuta a distinguersi: è capace di cercare l'altro lato con un lungo lancio, anche da 50-60 metri. La personalità non gli manca, tanto da cercare l'anticipo anche a metà campo, e non è facile vedere questi tratti nei giocatori giapponesi, specie in quelli più giovani.
Fisicamente ben messo (185 cm), dovrebbe comunque migliorare la conduzione palla al piede con il mancino e irrobustirsi, perché in Europa non avrebbe una chance con un fisico così. Quel che però è interessante è che il Giappone fa fatica a produrre giocatori di questo calibro tra i centrali: solo per questo, Nakatani merita attenzione e la massima cura.

STATISTICHE
2013 - Kashiwa Reysol: 0 presenze, 0 reti
2014 - Kashiwa Reysol: 5 presenze, 0 reti
2014 - → J. League U-22 Selection: 6 presenze, 0 reti
2015 - Kashiwa Reysol: 9 presenze, 0 reti
2015 - → J. League U-22 Selection: 7 presenze, 0 reti
2016 - Kashiwa Reysol: 37 presenze, 2 reti
2017 - Kashiwa Reysol (in corso): 5 presenze, 0 reti

NAZIONALE
Qui c'è un discorso molto importante per il futuro della Nippon Daihyo. Non stiamo parlando del solito ragazzo dotato tecnicamente, ma destinato a un paio di presenze con il Giappone perché schierato in ruolo già in sovraffollamento. Qui parliamo di un centrale difensivo, ruolo da sempre ostico di interpreti per la nazionale.
Con le notevoli difficoltà mostrate da Morishige e il CV di Nakatani (che ha giocato per tutte le rappresentative giovanili giapponesi), Halilhodzic dovrebbe forse ruotare gli uomini dietro per trovare altre soluzioni. Invece, Yoshida-Morishige han giocato rispettivamente 16 e 18 delle ultime 18 partite; eppure le soluzioni ci sono.
Nakatani dovrà continuare a lavorare duramente e cogliere il momento giusto; servirà anche una dose di fortuna, perché il difensore del Kashiwa non è neanche andato alle Olimpiadi di Rio, dove meritava almeno la convocazione e Teguramori vi ha rinunciato.

LA SQUADRA PER LUI
Parliamo di un ruolo delicato, nel quale la comunicazione è importante e l'intuito è qualcosa di innato piuttosto che lavorato. Nakatani, in questo, ha le stimmate per entrare nella leggenda del calcio giapponese come uno dei difensori più forti mai prodotti: più di Naomichi Ueda, più di Takuya Iwanami, persino più di Gen Shoji (il più convincente finora).
Tuttavia, la pazienza è fondamentale per un eventuale passaggio altrove. Personalmente sarei curioso di vederlo in Sud America come tappa intermedia, perché l'Europa rischia di mangiarlo vivo senza l'adeguata preparazione. Attualmente transfermarkt segnala che il suo costo è sui 250mila euro: comunque un'occasione da cogliere se vogliamo parlare di programmazione.

19.3.17

Sorpresa DOP.

Non è la prima volta che una città viene associata con un particolare prodotto: mi viene in mente Marsala per il vino, così come tanti altri casi in un panorama come quello italiano, pieno di produzioni artigianali. Ma forse per Gorgonzola è diverso: qui c'è l'unica società professionistica d'Italia a portare come denominazione un antroponimo, la Giana Erminio.

Cesare Albè, 67 anni, deus ex machina della Giana Erminio.

Fino all'estate 2014, probabilmente, della Giana Erminio si sapeva poco o nulla. Eppure il calcio a Gorgonzola c'è sempre stato: dal 1909 l'Unione Sportiva Argentia ha cominciato a calcare i campi di pallone, trasformandosi nel 1931 in Unione Sportiva Gorgonzola e l'anno successivo nella definitiva versione di Giana Erminio. E qui viene il curioso.
Già, perché un po' come il Baracca Lugo - dedicato a Francesco Baracca, famoso aviatore nato in Emilia - il Giana Erminio prende tale nome da Erminio Giana, 19enne di Gorgonzola che partecipò alla Prima Guerra Mondiale da sottotenente del 4º Reggimento del Battaglione alpino "Aosta". Giana morì sul Monte Zugna nel 1916 e venne insignito della medaglia d'argento al valor militare.
Dopo che la madre decise di seguire la squadra, la Giana ha adottato una divisa nera, ma soprattutto ha vissuto la sua normalità, fatta di stagioni in Prima Categoria, Promozione ed Eccellenza. Fino a qualche anno fa, quando la Giana ha cominciato a scalare le gerarchie del calcio italiano: tre promozioni in altrettante stagioni tra il 2011 e il 2014. E pensare che in Serie D, la Giana non ci aveva nemmeno mai militato.
Eppure tutto è stato possibile e così la Giana Erminio ha esordito in Lega Pro nel settembre 2014: il timore di poter scendere nuovamente nel dilettantismo c'era e ci sono voluti sette mesi per adeguare l'impianto di Gorgonzola, ma la squadra ha sorpreso ancora, tenendosi la categoria. Tuttavia, questa favola non si è fermata nemmeno alla mera sopravvivenza nei pro.
Dopo aver vivacchiato (un 14° e un 12° posto) nelle prime due stagioni, quest'anno la Giana Erminio si è presa la ribalta: ieri i lombardi hanno pareggiato per 1-1 contro il Racing Roma, ma soprattutto sono reduci da una striscia di 20 punti nelle ultime dieci partite; non solo, perché la Giana è anche la squadra che ha fatto più punti in trasferta (29 in 15 gare).

Il risultato più prestigioso della Giana Erminio quest'anno? L'1-0 a Livorno, con i labronici in corsa per la promozione in B. Ma ci sarebbe anche il 3-1 all'Alessandria in Coppa Italia di Lega Pro dopo 120'.

Il tratto veramente fuori dal comune, però, sta fuori dal campo. Oreste Bamonte è il presidente del club dal 1985 e vive a Gorgonzola da mezzo secolo, ma si diverte ancora: «La Giana mi riempie di gioia e i risultati ci sono. Non possiamo guardare al futuro che con ottimismo». Assieme a lui, anche il d.g. Angelo Colombo (quarant'anni tra campo e scrivania), nonché Enrico Albè, ormai da vent'anni allenatore delle giovanili.
La conduzione del club a carattere familiare si vede anche nel ruolo più importante dal punto di vista tecnico, ovvero quello dell'allenatore: Cesare Albè - sì, il fratello di Enrico - è a Gorgonzola dal 1994. Per fare un esempio che potrà sembrare sconcertante: persino Arsene Wenger è arrivato dopo all'Arsenal. Ma a differenza del francese (che tutti vorrebbero lasciasse), Albè è un'istituzione per la Giana Erminio.
Quest'anno la squadra ha persino dei veterani come Alex Pinardi in squadra, che si è aggiunto a Salvatore Bruno, ma Albè sapeva di dover dare di più in questo 2016-17: «Sappiamo che è tutto difficile perché ci sono tante squadre forti, ma dobbiamo fare di più rispetto agli scorsi due anni, perché crediamo di avere allestito una squadra, non solo nei primi undici, che ha le possibilità di inserirsi nei play-off».
E ora si sogna: difficile centrare la B, anzi... conoscendo i casi Gallipoli e Portogruaro, potrebbe essere un boomerang. La realtà di Gorgonzola è più solida, ma è un bel salto. Tuttavia, l'obiettivo potrebbe essere anche quello di centrare i play-off: attualmente la Giana è quinto a quota 50 punti, -3 da Arezzo e Livorno, +1 su un Piacenza arrembante. Per ora il carattere di "sorpresa di origine protetta" sembra quello più adatto.

Salvatore Bruno, 37 anni, a Gorgonzola dall'estate 2015.

18.3.17

UNDER THE SPOTLIGHT: Sébastien Haller

Buongiorno a tutti e benvenuti al terzo numero del 2017 di "Under the Spotlight", la rubrica che ci fa scoprire alcuni talenti sparsi in giro per il mondo. Oggi ci spostiamo in Olanda, precisamente a Utrecht, patria natia di Marco van Basten, ma oggi casa di Sébastien Haller, francese che si sta affermando in Eredivisie dopo un passato all'Auxerre.

SCHEDA
Nome e cognome: Sébastien Haller
Data di nascita: 22 giugno 1994 (età: 22 anni)
Altezza: 1.90 m
Ruolo: Centravanti
Club: FC Utrecht (2014-?)



STORIA
Nato a Ris-Orange (nord della Francia, nella regione dell'Île-de-France) nel giugno '94, Haller ha avuto la fortuna di crescere in uno dei vivai migliori dell'intera Francia, ovvero quello dell'Auxerre. La sua esperienza nelle giovanili coincide con la fase di discesa dell'Auxerre, che retrocede dalla Ligue 1 nel 2011-12, ponendo così fine a una striscia di 35 stagioni nella massima serie.
Se la promozione dalla Ligue 2 non è ancora arrivata, l'Auxerre ha comunque continuato la sua politica con i giovani. Haller è tra i primi a esser inserito in squadra in seconda divisione: gioca gradualmente e il 2013-14 vede qualche segnale di esplosione (sei reti in 28 presenze). Quando però il giovane centravanti diventa praticamente titolare, s'inceppa: per tutta la prima parte del 2014-15, non la mette mai dentro.
Quando il manager Jean-Luc Vannuchi comincia a schierarlo di meno, Haller capisce che è il momento di cambiare strada. E l'opportunità giusta arriva nel dicembre 2014: ancor prima dell'apertura del mercato, Haller viene ceduto in prestito al FC Utrecht: l'Olanda potrebbe esser il posto giusto per ripartire, specie con un club che ha avuto tra le sue fila Kuyt, Willaarts, van Wolfswinkel.
Il tecnico Rob Alflen non esita a mandarlo immediatamente in campo, ma il francese sembra comunque soffrire: non segna, per cinque gare rimane a secco. Fino a che non sfida il FC Dordrecht: Haller segna un poker, liberandosi delle tante attese. Da quel momento in poi, non si ferma più: 11 gol in 17 gare, il premio di giocatore dell'anno per i tifosi e il riscatto da parte del club olandese.
Sulla panchina arriva un tecnico in ascesa come Erik ten Hag, che ha appena allenato la squadra riserve del Bayern Monaco e ha fatto bene al Go Ahead Eagles. L'arrivo a Utrecht è una benedizione per Haller, che tiene una media-gol impressionante: 24 gol in 42 presenze, con il club che sfiora l'Europa e disputa la finale di coppa, perdendola contro il Feyenoord.
Ripartito nel 2016-17, Haller continua a esser seguito da diversi club, ma non smette di segnare: finora 11 gol in 28 partite, con la speranza di riportare il club in Europa, visto che l'Utrecht è attualmente quarto, ma non può andare a riprendere quelle davanti (-17 dal PSV terzo!). Il suo contratto scade nel giugno 2019, chissà se quest'estate qualcuno si muoverà...

CARATTERISTICHE TECNICHE
Tatticamente Haller è il classico centravanti, capace di sportellate e di trovare il giusto spazio nell'area di rigore. In questo, l'Eredivisie è stato l'accoppiamento perfetto, perché il campionato olandese e l'ossessiva riproposizione del 4-3-3 hanno favorito un inserimento veloce. In più, l'Utrecht aveva bisogno di un attaccante così.
Anche il fisico ripropone il classico profilo del centravanti: 190 centimetri, Haller può usare discretamente entrambi i piedi e aprirsi spazi con l'enorme fisicità che lo contraddistingue. La vera domanda è se una tecnica solamente discreta basterà con la pressione maggiore che si applica sugli attaccanti in altre leghe.

STATISTICHE
2012/13 - Auxerre: 18 presenze, 2 reti
2013/14 - Auxerre: 28 presenze, 6 reti
2014/15 - Auxerre: 11 presenze, 0 reti / FC Utrecht: 17 presenze, 11 reti
2015/16 - FC Utrecht: 42 presenze, 24 reti
2016/17 - FC Utrecht (in corso): 28 presenze, 11 reti

NAZIONALE
Parlare di nazionale per uno come Haller è complicatissimo. In questo momento, la Francia sta vivendo una sorta di rinascimento: l'altro giorno è uscita una lista dei possibili convocati per il Mondiale 2018 e c'è l'imbarazzo della scelta.
Basta guardare il ruolo di centravanti, ci sono Benzema, Mbappé e Lacazette. Senza contare Giroud (criticato, ma 12 gol in 27 partite stagionali) e i due adattabili Dembelé e Griezmann. Purtroppo per Haller l'U-21 francese non sarà al prossimo Europeo di categoria, nonostante il centravanti abbia segnato 13 reti in 20 partite con la rappresentativa giovanile.
Tecnicamente Haller potrebbe giocare per un'altra nazionale: la madre è ivoriana. Chissà che non gli venga l'idea di cambiare lungo la strada della sua carriera.

LA SQUADRA PER LUI
Vale sempre la stessa regola del campionato olandese: se prendete quattro attaccanti, uno poco affidabile lo troverete. Non sappiamo se quello possa Haller, se il francese abbia beneficiato del contesto più di quanto valga, però è una prova che può esser fatta solo vedendolo altrove. La Premier - anzi, la Champioship! - sembrerebbe un buon banco di prova, ma anche rivederlo in Ligue 1 sarebbe interessante.

10.3.17

MLS Calling.

La MLS 2017 ha aperto i battenti da poco, eppure si guarda già al futuro. Se i Seattle Sounders devono difendere il proprio titolo, il commissioner Don Garber ha già fatto sapere come a metà di quest'anno verranno scelti altri due team che porteranno il conto delle squadre di questa lega emergente a 24. Un'espansione che costerà 150 milioni di dollari per ogni team.


Ma soprattutto il piano ultimo è quello di portare tutto a 26 squadre, in avvicinamento alla NBA (che si attesta sulle 30 franchigie). E magari sognare di diventare una delle prime dieci leghe al mondo, obiettivo fattibile per chi sta lavorando bene negli ultimi anni come la MLS. Abbiamo studiato le 12 proposte sul tavolo di Garber, magari consigliando un marquee player per il 2018 o il 2020, nonché un ambasciatore per la proposta. Ecco i risultati.


  • Raleigh, NC | Giocatore simbolo: Gary Cahill | Ambasciatore: Roy Lassiter
In North Carolina ci stanno pensando: stadio da 24mila posti più il rebranding del North Carolina FC, che milita nella NASL. Tra le proposte arrivate alla MLS, è forse una di quelle che più difficilmente si realizzerà, però sarebbe bello vedere Roy Lassiter - ex Genoa, ma soprattutto uno che ha segnato la storia della MLS negli anni '90 - presentare l'arrivo di Gary Cahill, centrale del Chelsea che starebbe bene nel panorama del North Carolina, magari dopo aver chiuso il contratto che lo lega ai Blues fino al 2019.
  • Charlotte, NC | Giocatore simbolo: Memphis Depay | Ambasciatore: Stephen Curry
Qui andiamo su una delle favorite, perché Charlotte - che ha già gli Hornets in NBA e i Panthers nella NFL - potrebbe attirare molti verso il calcio in quella zona, forse anche più di Raleigh. Inoltre, potrebbe crearsi una rivalità con il neonato Atlanta United, vista la vicinanza tra le due eventuali franchigie. 
Paradossalmente, Memphis Depay non sta facendo bene nonostante i tanti soldi spesi dallo United su di lui: se rinascesse a Charlotte, visto che il suo contratto scade nel giugno 2021 e al Lione le cose stanno andando così così? Con Michael Jordan già impegnato con gli Hornets, che Stephen Curry possa battere i tamburi alla prima gara del club della città in cui è cresciuto?
  • Tampa/St. Petersburg, FL | Giocatore simbolo: Sergio Romero | Ambasciatore: John Cena
Con Miami che dovrebbe entrare nella MLS (ma non si sa ancora quando, mentre Los Angeles avrà di nuovo una seconda squadra dalla stagione 2018), non sarà facile sbloccare questa possibilità. A crederci è soprattutto Bill Edwards, proprietario dei Tampa Bay Rowdies (che fa parte dell'USL). Il marquee player potrebbe essere quel Sergio Romero che vive lo strano paradosso di non giocare nei club, ma essere titolare dell'Albiceleste; John Cena è di Tampa, ma si potrebbe prestare a una entrance indimenticabile.

Immaginate l'esordio della MLS in Florida.

  • Cincinnati, OH | Giocatore simbolo: Mario Götze | Ambasciatori: Steven Spielberg feat. The National
Cincinnati stimola l'interesse della MLS per il potenziale che ha: il Football Club Cincinnati  - alla sua prima stagione in USL - ha sfondato il record di presenze medie in un'annata, raggiungendo 17,296 persone (quasi 6000 in più dei secondi in classifica, il Sacramento Republic FC). Guidata da Carl Lindner III - capo dell'American Financial Group, con sede proprio in città - la realtà sta attirando molta attenzione. Inutile dire che Garber è già andato in visita a fine 2016, cercando di capire i margini di crescita di un club del genere.
Nonostante in città ci siano già i Reds della MLB (la più vecchia franchigia della lega) e i Bengals per la NFL, l'influenza tedesca nella storia della città (più il gemellaggio con Monaco di Baviera) potrebbe portare Mario Götze in Ohio, visto che la sua carriera sembra in difficoltà: tre estati fa decideva la finale del Mondiale, oggi soffre di miopatia e sembra fuori da tutto.
Götze ha un contratto fino al giugno 2020 con il BVB, ma riprendersi e ricominciare altrove forse è plausibile; a presentare il tutto, ci starebbe bene la regia di Steven Spielberg con The National a suonare all'apertura della prima gara. C'è da dire che entrambi ora vivono altrove - il regista in California, la band a Brooklyn -, ma sarebbe un esordio col botto.
  • Indianapolis, IN | Giocatore simbolo: James Milner | Ambasciatrice: Lauren Holiday (feat. David Letterman)
Va detto che a Indianapolis c'è una squadra che sta facendo molto bene nella NASL, quegli Indy Eleven che hanno tra le loro fila un elemento esperto come Gerardo Torrado, ex capitano della nazionale messicana. Oltretutto, Indianapolis è un mercato abnorme: parliamo di una città da 850mila abitanti, di un progetto appoggiato da molti e con un potenziale stadio da 20mila posti che sembra un'astronave.
L'influenza irlandese nella storia della città chiamerebbe un giocatore britannico a rappresentare una realtà così importante: un buon compromesso potrebbe essere James Milner, il cui contratto a Liverpool scadrà... in realtà nessuno lo sa, è un dato misterioso. Tuttavia, nel 2020 avrà 34 anni e finire la carriera a Indianapolis - magari presentato da Lauren Holiday (che ha vinto tutto con gli USWNT prima di ritirarsi a 28 anni) con la collaborazione di David Letterman - potrebbe esser un buon compromesso. Uno così, poi, dura fino a 120 anni.
  • Detroit, MI | Giocatore simbolo: Daniel Sturridge | Ambasciatori: D12
Il piano era quello di trasformare l'ormai abbandonato Pontiac Silverdome - casa dei Pistons e dei Lions, ma che dovrebbe esser demolito a breve - in un nuovo impianto, ma alla fine si è scelto di costruire un nuovo stadio da 23mila posti. Garber ha detto che Detroit potrebbe entrare nella MLS nel 2020, ma qui c'è la concorrenza del Detroit City FC, che sarà pure un club di quarta divisione, ma i cui tifosi hanno il timore che l'arrivo della MLS distruggerebbe questa realtà.
Eppure quest'area - non solo la città di Detroit, ma l'intera Metro Detroit - ha 4,3 milioni di persone, che potrebbero rappresentare un boost per una franchigia. Anche perché nel frattempo la città ha perso il 60% della sua popolazione dal 1950: inutile dire che l'arrivo di un club potrebbe essere un piccolo segnale di speranza per l'intera realtà. Non sarà comunque facile, perché Detroit è una delle poche città con quattro team professionistici in città: Pistons in NBA, Lions in NFL, Red Wings nella NHL e Tigers in MLB.
A potenziare una possibile franchigia - oltre che l'appoggio di Dan Gilbert, attuale owner dei Cleveland Cavaliers in NBA - potrebbe esserci un marquee player come Daniel Sturridge (il suo contratto con il Liverpool è in scadenza nel giugno 2019, quando avrà trent'anni... ma già adesso le cose non vanno bene), anche per ingraziarsi la Motown, che ormai è composta all'80% da afro-americani, mentre da ambasciatore potrebbero funzionare i D12, che sono in difficoltà, ma che hanno avuto tra le loro fila quell'Eminem che ha raccontato Detroit nel suo "8 Mile".

In fondo chi ha dimenticato tutto questo?

  • St. Louis, MO | Giocatore simbolo: Samir Nasri | Ambasciatori: Jon Hamm & Taylor Momsen
Dicevamo di città che hanno subito enormi diminuzioni della propria popolazione? Detroit è seconda solo a St. Louis, dove il calo è stato del 62%! Non solo, perché St. Louis ha perso anche i Rams - franchigia NFL tornata a Los Angeles dopo vent'anni - e ora punta forte sul soccer. Anche perché la storia del calcio in questa città è piuttosto lunga.
Il progetto dello stadio è stato quasi approvato (20mila posti), visto che manca l'ultimo passaggio con il voto della comunità il prossimo 4 aprile. Samir Nasri a Siviglia va e viene e la sua carriera appare tutt'altro che luminosa arrivati a questo punto: nel 2020, il francese avrebbe 32 anni - mentre il suo contratto con il City, da cui è in prestito al Siviglia, scade nel giugno 2019 - e l'impatto francese nella storia di St. Louis è molto importante.
  • Nashville, TN | Giocatore simbolo: Olivier Giroud | Ambasciatori: Hank Williams III & Shania Twain
Qui l'intenzione è diversa: a Nashville vorrebbero subito un team da MLS piuttosto che prenderne uno già iscritto in qualche divisione inferiore. Tuttavia, lo stesso gruppo è dietro la nascita e il prossimo esordio del Nashville SC, che debutterà nell'USL dal 2018. E il problema più grande è lo stadio, perché bisogna costruirne uno. Chissà se il supporto del sindaco Megan Barry basterà...
Patria della musica country, un ticket musicale composto da un Nashvillian d'eccezione come Hank Williams III e da Shania Twain potrebbe raccogliere molti consensi in un eventuale opening game. A fare da marquee player, Olivier Giroud in abiti country farebbe la sua figura, oltre che essere un'abile minaccia per le difese avversarie in MLS.
  • San Antonio, TX | Giocatore simbolo: Javier Hernández | Ambasciatori: Tim Duncan & Michelle Rodriguez
In questo caso, la curiosità diventa quasi morbosa. Già, perché il Texas fino a vent'anni fa vedeva in Dallas e Houston riferimenti insuperabili. Finché non è spuntata una franchigia - NBA, perché The System è vivo e lotta insieme a noi - che ha sconvolto tutti: i San Antonio Spurs hanno vinto cinque titoli nazionali e ancora oggi sono una contender con Gregg Popovich.
Trasferire questo tipo di mentalità a una squadra della MLS è difficile, ma desta attenzione. Se RC Buford all'improvviso si ritrovasse nella veste di GM, ma nello sport in cui palla rotola piuttosto che rimbalzare? Sarebbe folle, ma intrigante. Atteniamoci alle parole dell'uomo a cui è dedicata la fondazione della città, quel San Antonio da Padova che disse: «La pazienza è il baluardo dell'anima, e la presidia e difende da ogni perturbazione».
L'accostamento agli Spurs non è casuale, perché dietro all'operazione MLS a San Antonio c'è il Spurs Sports & Entertainment, proprio l'organizzazione che gestisce l'unica franchigia professionista in città. Per far spazio a una possibile entrata in MLS si sono persino dissolti i San Antonio Scorpions, la cui eredità è stata raccolta dal San Antonio Football Club, che gioca al Toyota Field (8000 posti, ma con la promessa di espanderlo a 18mila).
Città a forte carattere ispanico, Javier Hernández potrebbe essere il marquee player perfetto, anche perché persino la federazione messicana vede di buon occhio l'arrivo della MLS in città, visto che è così vicina al confine messicano. Inoltre, El Chicharito è persino nato a Guadalajara (città sorella di SA!) e avrà 32 anni nel 2020: il Bayer Leverkusen per ora vuole venderlo in Europa, ma dopo... chissà. 
L'ambasciatore potrebbe essere un ruolo condiviso tra Tim Duncan (laurea in psicologia, ma anche uomo-franchigia degli Spurs che sarebbe capace di riciclarsi ovunque) e Michelle Rodriguez (nata e parzialmente cresciuta a SA, ormai famosa per la saga di Fast and Furious). Inutile dire che questa è una delle bid più intriganti delle 12 a disposizione.

Entrata in pompa magna con un macchinone di Fast & Furious 9 (figuratevi se non si farà...); scende Tim Duncan; here we go.
  • Phoenix, AZ | Giocatore simbolo: Nuri Şahin | Ambasciatrice: Emma Stone
Per Phoenix il discorso è appena iniziato: la città ha sì presentato una proposta per entrare nella MLS, che sarà ascoltata e vagliata, ma appare molto più indietro rispetto ad altre candidate. Il piano è quello di potenziare il Phoenix Rising FC - ex Arizona United Soccer Club, dove giocano oggi gli ex nazionali Omar Bravo e Shaun Wright-Phillips - che gioca nell'USL e soprattutto dovrà convincere la comunità a costruire uno stadio.
Oltre a questo, il mercato è saturo, perché Phoenix ospita già quattro team professionisti (i Cardinals nella NFL, i Suns nella NBA, i Coyotes in NHL e i Diamondbacks in MLB). Il giocatore simbolo potrebbe essere quel Nuri Şahin che ormai sembra esseri un po' perso nel calcio europeo e potrebbe vivere un sereno finale di carriera a Phoenix (anche qui: a 32 anni), magari presentato da Emma Stone, cresciuta nella vicina Scottsdale.
  • Sacramento, CA | Giocatore simbolo: Andrea Barzagli | Ambasciatrice: Brie Larson
Se guardiamo a Ovest, Sacramento è uno dei posti in cui la MLS potrebbe arrivare più facilmente. Un po' perché l'unica franchigia professionista non si sta coprendo di gloria - quei Kings che ormai sono il banter della NBA -, un po' perché Don Garber si aspetta di vedere Sacramento in MLS già dal 2018. Il market pool televisivo è ampio, il sindaco Kevin Johnson si è schierato apertamente in favore dell'ipotesi: insomma, è tutto apparecchiato.
C'è lo stadio (un piano per un impianto da 20mila posti), ci sono le grandi affluenze allo stadio (circa 10mila: un record fino all'arrivo di Cincinnati) e c'è soprattutto un team già pronto, perché il Sacramento Republic Football Club entrerebbe in MLS senza cambiare nemmeno denominazione. Il tutto nonostante in California ci siano Los Angeles, San Francisco (che appoggia questa candidatura) e San Diego.
Per una franchigia praticamente fatta, ci vorrebbero due nomi da urlo. Il primo è quello di Brie Larson, nata a Sacramento e cresciuta comunque in California, nonché Premio Oscar 2016. Proprio la sua voce introduce l'arrivo di un ormai 36enne, ma che nel giugno 2018 potrebbe aver concluso la sua avventura con la Juventus e tentare la stessa strada di Pirlo: Andrea Barzagli. Magari come Steven Gerrard, che ha chiuso la sua stagione al Liverpool ed è immediatamente passato ai Galaxy.
  • San Diego, CA | Giocatore simbolo: Shinji Kagawa | Ambasciatori: Steve Cherundolo & Alex Morgan
In realtà, la presenza di Sacramento dovrebbe scoraggiare la presenza degli avversari. Tuttavia, San Diego è la culla della California, nonché una patria in cerca di rinascite sportive, dopo che i Chargers - franchigia NFL - si sono trasferiti (pure loro!) a Los Angeles. In fondo, San Diego ha già perso anche la NBA e rimangono solo i Padres della MLB. Anche qui molto passa dallo stadio, anche se la presenza di uno come Landon Donovan nel progetto aiuta.
La forte presenza asiatica potrebbe spingere per l'arrivo di un giocatore di rilievo, magari quel Shinji Kagawa che appare ormai triste a Dortmund e che non sembra aver un altro posto in cui rinascere in Europa. L'ambasciatore potrebbe esser doppio e comunque a tema calcistico: Steve Cherundolo è stato uno dei giocatori USA di maggior successo in Europa (ancora oggi è a Hanover), mentre Alex Morgan... beh, non che ci sia molto da aggiungere.

28.2.17

ROAD TO JAPAN: Jin Izumisawa

Buon pomeriggio a tutti e benvenuti al secondo numero del 2017 di "Road to Japan", la rubrica che permette di scoprire i nuovi talenti che stanno emergendo nel panorama nipponico. Oggi ci spostiamo a Osaka, sponda Gamba, che ha recentemente acquistato Jin Izumisawa, folletto ex Omiya Ardija che potrebbe essere un affare sotto silenzio.

SCHEDA
Nome e cognome: Jin Izumisawa (泉澤仁)
Data di nascita: 17 dicembre 1991 (età: 25 anni)
Altezza: 1.65 m
Ruolo: Ala, esterno di centrocampo
Club: Gamba Osaka (2017-?)



STORIA
Nato nel dicembre '91 nella prefettura di Chiba (accanto a Tokyo), Izumisawa ha girato tra i vivai del Kashiwa Reysol prima (dove ha giocato nell'U-15) e dell'Albirex Niigata poi. Accortosi che non avrebbe avuto accesso immediato ai professionisti (ben tre anni trascorsi a Niigata), decide di iscriversi alla Hannan University, dove si fa un discreto nome.
Non ha un ruolo preciso e si attesta tra le linee di centrocampo e attacco, riuscendo però ad attirare nuovamente l'attenzione di quel mondo che non l'aveva immediatamente accolto. Il minuto Jin - che s'ispira a Messi e vorrebbe giocare contro il Barcellona - è pronto a esordire con la maglia dell'Omiya Ardija, che lo preleva ufficialmente nel 2014.
Si prende il numero 39, perché 3+9 fa 12, il numero spesso lasciato libero dai club giapponesi per indicare l'importanza del pubblico. Izumisawa sogna di esordire in nazionale, ma la strada è lunga, anche perché l'Omiya vive una stagione complicata e retrocede in seconda divisione dopo un decennio. Con alcune cessioni, si ripartirà anche da Izumisawa.
La scelta è quella giusta: il nuovo manager Shibuya si era già affidato a lui nel finale di campionato, ma il prospetto di Chiba è troppo forte per la seconda divisione. Si passa dalle 23 presenze del 2014 alle 44 del 2015, nelle quali mette anche a segno nove reti. L'Omiya prima stacca tutti, poi rallenta, ma alla fine vince il titolo meritatamente.
Nel ritorno in J1, Izumisawa ha tenuto il suo posto da titolare. Con fatica, ma l'ha fatto: la conta dei gol è scesa a sei, ma alla fine - tra Esaka, Pecnik e Ienaga - ha tenuto il suo spazio. Ora il passaggio al Gamba è una doppia sfida: il livello sarà molto più alto (nonostante siano partiti Omori e Abe), ma soprattutto trovare spazio sarà più complicato. Riuscirci vorrà dire esser migliorati ancora.

CARATTERISTICHE TECNICHE
Veloce e sgusciante (165 cm), capace di giocare entrambe le fasce, un discreto senso dell'assist, nonché un tiro dalla distanza notevole (ma poco utilizzato). Izumisawa è un esterno nel vero senso della parola, prediligendo lo sprint sull'esterno e l'ultimo passaggio, con il tecnico Shibuya che l'ha schierato sia a destra che a sinistra (con la preferenza di quest'ultimo lato, visto che può rientrare per la conclusione).

STATISTICHE
2014 - Omiya Ardija: 23 presenze, 0 reti
2015 - Omiya Ardija*: 44 presenze, 9 reti
2016 - Omiya Ardija: 41 presenze, 6 reti
2017 - Gamba Osaka (in corso): 2 presenze, 0 reti
* = in J2 League

NAZIONALE
C'è da precisare un solito corollario: il ruolo dell'esterno - o in generale dei fantasisti - è zeppo di interpreti in Giappone, per cui assicurarsi un posto nella Nippon Daihyo non sarà facile. Due però le certezze: la prima riguarda il continuare a far bene, specie in una grande squadra come il Gamba Osaka, dopo le stagioni all'Omiya.
La seconda è approfittare della Coppa delle nazioni orientali del dicembre 2017, quando il Giappone ospiterà Cina, Corea del Nord e del Sud per un torneo sperimentale. Chissà se Vahid Halilhodzic - se fosse ancora presente come ct - lo convocherà per quell'occasione.

LA SQUADRA PER LUI
Sulla via per i 26 anni, in quest'epoca di calciomercato l'età sembra quasi un peso, ma Izumisawa può ancora migliorare su alcuni dettagli. Ci sono tanti giocatori che non hanno mai giocato/hanno giocato poco in nazionale - Inui, Tasaka, Morioka, etc. - ma che si sono imposti in campionati minori o seconde divisioni: può essere un punto di partenza.

21.2.17

J. LEAGUE ROUND-UP: La rivoluzione è arrivata (Parte II)

おはようございます! 
Benvenuti a una nuova annata di J. League: il 2017 rischia di essere l'anno della svolta per il campionato giapponese: accordi commerciali e televisivi di un certo livello, l'ambizione continentale dei club e soprattutto il ritorno del formato a stage unico. Ecco la seconda parte di questa iper-preview!

Primo atto della stagione ai Kashima Antlers: 3-2 contro gli Urawa Red Diamonds nella Fuji Xerox Super Cup.


PREVISIONI
Andremo per gradi, dividendo le prime due serie in zona alta, media e bassa. Partiamo con la massima divisione.

J1 League


©  J. League Photos

Per il titolo credo ci siano cinque squadre, paradossalmente non tutte quelle che dovranno avere a che fare con la Champions League (che porta via energie mentali e fisiche per le lunghe trasferte). Visti gli acquisti e la forma attuale, i Kashima Antlers potrebbero confermarsi campioni: hanno perso Shibasaki, ma sono arrivato Pedro Junior e Léo Silva, mentre un paio di ragazzi potrebbero crescere ancora.
A inseguirli ci sono gli Urawa Red Diamonds, che sperano quest'anno di alzare almeno una tra Champions League e J. League. Anche perché il mercato ha allungato la panchina e tolto uomini ormai fuori dalle rotazioni. A ruota probabilmente c'è il Gamba Osaka, ormai spinto dalla tradizione Hasegawa e dai suoi giovani.
A proposito di giovani, due le sorprese possibili. Né il Kashiwa Reysol, né il F.C. Tokyo si sono qualificate per la Champions, ma hanno due squadre interessanti; i gialli di Chiba - allenati da Shimotaira - hanno messo a posto con il mercato due-tre situazioni critiche e non è partito nessuno; il club della capitale - guidato da Shinoda - promette di far meglio del tragicomico 2016.

Forse è troppo ottimista, ma il Kashiwa quest'anno - con quei tre davanti - può seriamente vincere almeno un trofeo. ALMENO.

La fascia intermedia include squadre in differenti condizioni: il Sanfrecce Hiroshima riparte senza qualche veterano, con la situazione Utaka ancora non chiara (è tornato a Shizuoka? Rimarrà? Boh...) e gli acquisti di Kudo e Nakabayashi. Non se la passa bene neanche il Kawasaki Frontale, che ha perso il tecnico Kazama e il bomber Okubo; con l'impegno continentale, forse è meglio concentrarsi su quel lato.
Assieme a loro, il Vissel Kobe, che ha perso Pedro Junior, ma è chiamato dalla Rakuten al definitivo salto di qualità (leggasi: conferma nella top 6), mentre il Cerezo Osaka sembra aver fatto una campagna acquisti oculata e attenta: il ritorno di Kiyotake (MVP) e l'arrivo in panchina di Yoon Jung-hwan promettono bene.
In questo gruppone possiamo inserire anche l'Omiya Ardija e il Sagan Tosu. Gli Squirrels rischiano di pagare a caro prezzo le partenze di Ienaga e Izumisawa (ma attenti a Segawa e alla continua crescita di Esaka), mentre la squadra guidata da Ficcadenti sentirà le mancanze di Hayashi (andato a Tokyo) e capitan Kim Min-woo, richiesto dalla leva militare sud-coreana.

Il Vissel Kobe è arrivato secondo nel 2° stage del 2016: Nelsinho deve migliorare.

Per la retrocessione, la pattuglia è divisa tra chi rischia e chi quasi sicuramente saluterà. Andiamo per ordine: lo Shimizu S-Pulse avrebbe potuto puntare più in alto, ma alcuni addii - Omae su tutti: giocatore pazzesco - trascineranno Kobayashi nell'incertezza. A seguire c'è il Vegalta Sendai, che ha fatto un paio di operazioni interessanti, ma ha perso Ramon Lopes: se Watanabe farà il suo, a Sendai dovrebbero godersi un'altra annata in J1.
Ci sono poi due grida d'aiuto. Lo Yokohama F. Marinos ha per il terzo anno in panchina Mombaerts, ma il club ha perso Fabio, Enomoto e soprattutto Shunsuke Nakamura, prendendo una serie di carneadi per il 2017. Se i giovani - Amano, Kida, Endo, Togashi - non dovessero fare il salto di qualità, sarebbe un guaio. Accanto a loro, c'è il Jubilo Iwata, che ha sì accolto Nakamura, ma ha una squadra di un anno più vecchia, senza i gol di Bothroyd e con ancora Nanami in panchina.
Dietro a loro, le candidate a scendere in J2. Il Ventforet Kofu riparte da Tatsuma Yoshida (non proprio uno granitico in panchina se ti vuoi salvare); l'Hokkaido Consadole Sapporo risale in J1 dopo cinque anni e ha fatto un mercato interessante, ma non sappiamo se basterà; soprattutto l'Albirex Niigata potrebbe finalmente scendere (ha rischiato la retrocessione in tre delle ultime cinque stagioni e l'assunzione di Fumitake Miura non depone a loro favore).

Non so voi, ma il Jubilo lo vedo messo malissimo. Ricordiamo: 13 punti nel girone di ritorno.

J2 League

©  J. League Photos.

In seconda divisione, la situazione è differente. La corsa al titolo appare meno aperta degli altri anni: la J2 è lunghissima (42 partite), ma i Nagoya Grampus hanno fatto un buon lavoro quest'inverno - soprattutto davanti - e hanno in panchina Yahiro Kazama, che è il candidato per guidare la nazionale U-23 a Tokyo 2020 e se avrà tempo, farà un buon lavoro con i Grampus.
A seguirli - credo - tre formazioni: il Matsumoto Yamaga deve riprendersi dalla botta di Machida nel 2016, quando la sconfitta esterna contro lo Zelvia costò di fatto la promozione diretta. Sorimachi è rimasto per il sesto anno consecutivo in panchina; qualche pezzo è andato, ma di fatto Matsumoto rappresenta sempre un campo difficile.
Assieme a loro, una possibile conferma e una sorpresa. La conferma viene dal Kyoto Sanga, che ha cambiato allenatore, prendendo Takanori Nunobe (ex giovanili Kashiwa: buona scuola) e acquistando diversi giocatori importanti (Tulio docet). La sorpresa è il Montedio Yamagata: le operazioni fatta quest'inverno hanno di fatto chiuso il ciclo Ishizaki e aperto quello Kiyama, che potrebbe sorprendere tutti.


Attenzione al Montedio. I play-off sono difficili, ma se trovassero la forma giusta...

A seguire, ci sono cinque-sei squadre che lottano per i play-off. Sicuramente possiamo inserirci le altre due retrocesse: se l'Avispa Fukuoka ha tenuto Masami Ihara e riparte da un mix di veterani e giovani, lo Shonan Bellmare ha fatto più o meno lo stesso, ma la permanenza di Cho Kwi-jea era di gran lunga meno scontata. Sono attese entrambe da segnali di vita.
Il Machida Zelvia ha attuato la medesima strategia, tenendo Naoki Soma e di fatto quasi tutto il gruppo dell'anno scorso, quello che ha sfiorato un posto ai play-off (perso solo per la differenza reti). Il Tokushima Vortis riparte da un manager latino (Ricardo Rodriguez non è l'unico, ma a differenza degli altri due ha qualche esperienza asiatica nel CV) e da un paio di acquisti azzeccati.
Infine, l'annosa questione riguardante il JEF United Chiba: piazza storica della J. League, nonché squadra della JR East, ogni anno sembra che possa tornare in J1. Dopo l'11° posto dell'ultimo anno e le partenze di Ide, Nagasawa, Onaiwu ed Elton, però, ne dubitiamo. Inoltre, l'arrivo di Juan Esnáider non è che garantisca chissà quale asset: ci si affida all'esperienza dei veterani e agli acquisti di Koki Kiyotake e Joaquin Larrivey.


Il Tokushima Vortis ha finito bene il 2016: tutto sta nel tenere l'inerzia.

In un campionato a 22 squadre, è inevitabile che ci sia qualche club immischiato a lungo in una linea di galleggiamento che va dai quasi play-off alla salvezza tranquilla. In quel gruppo, probabilmente troveremo il Fagiano Okayama, che viene dalla promozione sfiorata, ma non può sperare di ripetersi con i tanti pezzi persi nel mercato invernale.
Accanto a loro, l'Oita Trinita si candida per una permanenza tranquilla in J2, prima di puntare a qualunque avanzamento di classifica. Per lo Yokohama FC vale probabilmente lo stesso discorso del Fagiano, con la differenza che Ibba Lajaab sarà ancora un fattore e King Kazu è pronto per un'altra stagione, proprio quando compirà 50 anni.
L'Ehime FC rimarrà una realtà interessante da guardare: ha perso tanti giocatori, ma un paio di arrivi, la conferma di Shirai e l'arrivo di Mase (da Akita, al posto di Kiyama) mette una parziale pezza sull'emorragia. Con loro il V-Varen Nagasaki (che ha fatto un buon mercato, sebbene il ciclo di Takagi sembri ormai finito) e il Tokyo Verdy (dentro Miguel Ángel Lotina, che francamente lascia più di un dubbio).

La conferma di Takumi Kiyomoto è una di quelle operazioni silenziose, ma fatte bene. A fine anno potrebbe pagare parecchio.

Ovviamente le sopracitate non possono stare tranquille in ottica retrocessione, ma c'è chi è messo peggio. E qui apro la parentesi Renofa Yamaguchi: per un biennio sono stati la squadra più divertente dell'intero arco professionistico in Giappone, ma quest'inverno han venduto quasi tutti. Retrocedere è un'ipotesi difficile, ma... chissà.
Con loro c'è il Roasso Kumamoto, che riparte dopo il terribile terremoto dell'aprile 2016 senza Koki Kiyotake, probabilmente il leader tecnico del club. Riusciranno a salvarsi ancora? Anche il Mito HollyHock è alla caccia dell'ennesima salvezza, visto che il club di Ibaraki è quello che ha la striscia più lunga di presenze in J2 (dalla sua prima annata nel '99).
Molti dubitano del Kamatamare Sanuki, però Kitano è ancora lì, così come Baba; in più, c'è anche Kazuki Hara, che con i suoi gol avrà un peso nell'economia della squadra. Si scende fino al FC Gifu, che ha perso la pattuglia di brasiliani, ma avrà un genio calcistico come Yoshihiro Shoji (10 e pure capitano), mentre in panchina c'è Takeshi Oki.
Le ultime due - almeno per me - potrebbero essere Thespakusatsu Gunma e Zweigen Kanazawa. I primi hanno perso due giocatori interessanti come Segawa e Morimura, mentre lo Zweigen ha miracolosamente evitato la retrocessione (pur mangiandosi tre rigori che l'avrebbero salvata prima) e non ha fatto movimenti di rilievo sul mercato.

Dai piedi e dal cervello di Yoshihiro Shoji passa una grossa fetta di salvezza del FC Gifu.

J3 League

©  Blaublitz Akita 2017.

Qui fare previsioni è dannatamente più difficile (fermo restando che non considererò le squadre U-23, che mi auguro spariscano dal 2018). Quel che è certo è che la corsa promozione - quest'anno i posti per la J2 saranno direttamente due, senza spareggio, purché si sia provvisti di licenza per la categoria - sarà sostanzialmente a tre.
Con il suo bellissimo stadio, il Giravanz Kitakyushu DEVE tentare l'immediata risalita. La squadra c'è, seppur qualche pezzo sia andato via. Non tutti però hanno Hirai, Ikemoto e Komatsu davanti, mentre Yamagishi è un ottimo rinforzo per la porta. Takeo Harada non sembra proprio un carrarmato, però ha il dovere di provarci.
In corsa ci sono anche Tochigi SC e Nagano Parceiro, con i primi che hanno saccheggiato i secondi: dentro Leoni per rimpiazzare la partenza di Yoshimitsu, i gialloblu hanno puntato su Koki Takenaka per rimpiazzare Oishi (andato al Renofa). Credo sarà una delle storie interessanti di quest'anno, visto che al Briobecca ha fatto bene. 
I secondi, invece, ripartono da due certezze: lo stadio - bellissimo e all'avanguardia - e Tatsuya Asano, che ha lasciato Kagoshima per la causa arancione. Onestamente, se dovessi puntare il dito a un possibile intruso, andrei sul Kataller Toyama, che ha fatto un discreto mercato e ha la mentalità da J2.

Yoshinori Katsumata è sempre una star a Nagano: quarta stagione al Parceiro.

Anche qui potremmo comunque dividere le 14 squadre professionistiche in tre tronconi. Nel gruppone di mezzo possiamo collocare il Kagoshima United (il gruppo è lo stesso e Miura è un discreto allenatore), il Blaublitz Akita (sostituire Mase non sarà facile) e il Fujieda MYFC (si riparte da Oishi per il terzo anno di fila).
Potrebbe invece sorprendere la presenza di Fukushima United FC e Grulla Morioka a metà classifica. La forza del FUFC sta nella panchina, dov'è si è seduto Kazuaki Takasa, che è un abile tecnico. Per quanto riguarda il Grulla, c'è un dato segnalare: l'anno scorso a Morioka si è visto il quarto attacco del campionato (43 gol segnati). E non è partito nessuno di quei protagonisti, per cui...

Tanimura è uno dei motivi per cui guardare il Grulla. O la J3, fate vobis.

Infine, il troncone "salvezza" (anche se le retrocessioni non sono nei piani della J3, che vorrebbe diventare una lega con due-tre gironi, divisi per zona) comprende anche squadre che non ti aspetti. Se YSCC e Gainare Tottori sembrano bloccate sul fondo della classifica, diversa è la sorte di altre squadre.
L'Azul Claro Numazu è alla prima esperienza da pro: è giusto prendersi un anno di sperimentazione e vedere dove porterà quest'avventura. In fondo, alla lunga il progetto sembra migliore dell'altra squadra di Shizuoka in questa categoria - il Fujieda - però ci vorrà tempo, com'è normale che sia.
Se il FC Ryukyu ha perso troppi riferimenti e rischia la discesa, a sorprenderci (ma neanche troppo) potrebbe essere il SC Sagamihara. Ovviamente in negativo: 4° e 5° nelle prime due stagioni di J3, l'anno scorso è arrivato 11°. Nonostante sconfitte folli (un 5-0 sul campo del Grulla o il 4-1 subito dalle riserve del FC Tokyo), Yasunaga è sempre sulla stessa panchina, Kawaguchi non è ringiovanito e la squadra appare più debole. Boh.

Teruyoshi Ito riparte dall'Azul Claro dopo Shimizu, Ventforet, Nagano e Blaublitz: è tornato a casa, insomma.

20.2.17

J. LEAGUE ROUND-UP: La rivoluzione è arrivata (Parte I)

おはようございます!
Benvenuti a una nuova annata di J. League: il 2017 rischia di essere l'anno della svolta per il campionato giapponese: accordi commerciali e televisivi di un certo livello, l'ambizione continentale dei club e soprattutto il ritorno del formato a stage unico. Andiamo con la prima parte di questa iper-preview!

Una grossa novità per il mercato giapponese è l'accordo decennale con il Perform Group (210 milioni di euro all'anno) e l'arrivo di DAZN (una sorta di novello Netflix in salsa sportiva): questo spot è una dichiarazione programmatica.

IL MERCATO

J1 League
Un mercato di livello, questo è certo. Tanti i movimenti che ci sono stati e allora dobbiamo partire da chi si è mosso meglio. 
Difficile migliorare una squadra che aveva effettivamente vinto il campionato, ma gli Urawa Reds hanno fatto il giusto: in uscita si è liberata di giocatori non più utili alla causa, mentre la Mitsubishi ha dato a Petrovic Rafael Silva, il ritorno di Yajima e Nagasawa, Kikuchi dallo Shonan e un secondo portiere come Enomoto.
A seguire il FC Tokyo: vero, l'ho già detto l'anno scorso, ma la stagione 2016 ha mostrato come la strategia non fosse quella giusta. Invece, con Shinoda alla guida al posto di Jokufu, il club della capitale si è mosso in grande: il ritorno di Ota dall'Olanda e di Takahagi dalla Corea, gli arrivi di Hayashi e Nagai, tante partenze, ma soprattutto Yoshito Okubo.
Infine, una menzione la merita il Cerezo Osaka, che ha tirato avanti alla meglio per due anni, ma una volta risalito in J1, ha fatto il botto: Mizunuma, Fukimitsu (!), la conferma di Souza e soprattutto il ritorno di quel genio di Hiroshi Kiyotake, dovuto purtroppo a un motivo familiare (a quanto pare, la morte del figlio e la voglia di star più vicino alla famiglia). 

Un ritorno così importante che la Yanmar pare aver sborsato ben sei milioni di euro per riabbracciare il figliol prodigo.

Chi si è mosso male, invece? Il Kawasaki Frontale ha perso i due pezzi più importanti del suo puzzle - tecnico e Okubo - per cui sarebbe meglio concentrarsi sull'impegno continentale e accontentarsi di una piazza a metà classifica in J. League. Ci si affida ai giovani rampanti, ma non saranno Ienaga e Abe ad aumentare il valore della squadra.
L'Albirex Niigata è probabilmente la squadra che si è mossa peggio: dopo due retrocessioni sventate all'ultimo nelle ultime cinque stagioni, comincio a pensare che sia arrivato il tempo di scendere. Lo confermano gli addii di Léo e Rafael Silva, mentre non saranno i cavalli di ritorno (come l'esperto Isao Honma) e l'arrivo di tre brasiliani a caso a salvare il gigante del nord.
Tra le delusioni ci avrei messo anche l'Omiya Ardija, ma peggio ha fatto lo Shimizu S-Pulse. Intendiamoci, con la squadra attuale possono salvarsi, ma veder partire capitan Omae, Miura e Kawaguchi dopo aver dominato la seconda parte di J2 è ridicolo. Inoltre, gli acquisti - Rokutan, il ritorno di Muramatsu e il prestito di Notsuda - non fanno sognare.

Quando la tua stella POTREBBE essere un ragazzo reduce da un'annata da 11 gol in Serie B brasiliana, devi preoccuparti.


J2 League
Se c'è una squadra che ha forse colto bene la lezione della retrocessione, è il Nagoya Grampus: prima discesa in seconda divisione della storia, il club della Toyota ha rinforzato pesantemente l'attacco - dentro Hisato Sato, Ryo Nagai, Oshitani, il ritorno di Tamada, a cui si aggiunge la permanenza di Simovic - per una batteria molto potente.
Anche il Tokushima Vortis sembra aver voglia di stupire, se non di tornare protagonista. Le gemme nascoste sono il prestito di Taro Sugimoto dai Kashima Antlers - un Kakitani parte seconda? - e l'arrivo di Yatsunori Shimaya dal Renofa Yamaguchi.
Nelle possibili sorprese, s'inserisce il Montedio Yamagata, che ha sostanzialmente sbancato il jackpot senza farlo notare: Kodama, Kaga, Koki Kazama, Senuma, Sakano, Takuya Honda, Motegi in prestito, Minami, ma soprattutto Shun Nakamura (gemello meno famoso di Segawa al Thespakusatsu Gunma) e Masato Nakayama (uno che l'anno scorso è andato in doppia cifra con il lunatico Renofa).

Inutile nasconderlo: Sato a Nagoya è un colpaccio, ma soprattutto una rivoluzione dell'immaginario.

Tra le delusioni (forse forzate), c'è il Fagiano Okayama: l'anno scorso ai play-off, il club ha perso tantissimo con appena due-tre partenze. Tuttavia, perdere Yajima, Oshitani e i suoi gol, Nakabayashi (andato a Hiroshima) e capitan Iwamasa (che ha optato per l'ambizioso Tokyo 23 FC) sarà pesantissimo.
Altre partenze pesanti sono avvenute in casa Ehime FC, che era partito male nel 2016 e poi ha risalito la classifica: oltre al tecnico (ne parlerò dopo), ci sono gli addii di Kodama, Senuma, Omotehara, Uchida... insomma, si spera che i nuovi facciano bene, che Kawahara ritrovi la forma-gol e che Shirai si confermi un talento.
Infine - e lo dico con il cuore in mano, piangente - il Renofa Yamaguchi è stato smantellato. La squadra fantastica che ha vinto la J3 all'ultimo e avrebbe potuto centrare tranquillamente i play-off l'anno scorso non c'è più: via Koike, Shimaya, Fukimitsu, Nakayama, Shoji (!), più una serie di protagonisti della promozione (Ichimori, Kuroki, capitan Hirabayashi). La possibilità di un crollo, sebbene Yamaguchi sia una zona dal futuro promettente per la J. League.

Quattro anni fa lo cercava il Manchester City; oggi Hideki Ishige gioca in prestito al Fagiano Okayama.

J3 League
Qui il panorama è più variegato, ma soprattutto le gerarchie sono più sottili e maggiormente controvertibili con un periodo di forma. Tuttavia, un paio di indicazioni si possono comunque ricavare. Se è vero che le tre principali favorite - Giravanz, Nagano e Tochigi - si son mosse per rinforzarsi, hanno comunque perso diversi giocatori.
Così l'attenzione volge al Kataller Toyama, che ha perso il suo allenatore e Minami, ma ha incassato un paio di colpi interessanti. La conferma di Kubota - arrivato dal Tokushima Vortis assieme ai due Sasaki - è accompagnata da altri due acquisti dal Matsumoto Yamaga, ma soprattutto dall'acquisto di Pablo Augusto Carvalho, che ha fatto benissimo a Okinawa ed è un classe '96. 
Potenzialmente il brasiliano vale 15-20 gol in J3 quest'anno, quelli che mancheranno al FC Ryukyu, che potrebbe fare fatica. Certo, lo dicevamo anche l'anno scorso di fronte alla rosa ridotta e a una squadra mandata allo sbaraglio con un tecnico nord-coreano, ma quest'anno il discorso è diverso: dopo l'ottimo ottavo posto del 2016, sono partiti capitan Tanaka, Pablo e un paio di giocatori importanti, senza grossi arrivi (se non dalle università). Discesa possibile?

Yoshikatsu Kawaguchi e Norihiro Yamagishi, i due grandi vecchi della porta in J3.

LE PANCHINE

Qui cambiamo format: cinque nomine che mi hanno piacevolmente sorpreso e altrettante che non ho capito.

Andiamo prima con le piacevoli sorprese o conferme:

  • Mentre attende di capire se guiderà l'U-23 alle Olimpiadi casalinghe di Tokyo 2020, Yahiro Kazama ha lasciato Kawasaki, consapevole che la sua rivoluzione era giunta al termine. Lui ha bisogno di tenersi impegnato e Nagoya ha bisogno di una nuova legacy dopo l'era Stojkovic: sembra il matrimonio perfetto, ma ci vorrà tempo;
  • Yoon Jong-hwan aveva lasciato Saga e il Tosu tra mille incomprensioni e un primo posto in classifica ad agosto 2014; a Osaka - sponda Cerezo - potrebbe dimostrare come meritasse fiducia già all'epoca;
  • Takashi Kiyama è uno dei pochi che non è stato travolto da quel buco nero chiamato JEF United Chiba. Ha fatto un miracolo nel biennio con l'Ehime FC. Ora ha la chance giusta con il Montedio per fare il salto di qualità;
  • Se c'è uno che può sostituire Kiyama a Ehime, è Shuichi Mase: traduttore dell'epoca Osim in nazionale, ha ottenuto dei buoni risultati con il Blaubliz Akita (dove potete considerare il 4° posto dell'anno scorso sotto l'etichetta "ottimo"). Non è la chance migliore, ma è una chance in J2;
  • Tetsuya Asano ha avuto il merito di condurre il Kagoshima United FC - nato nel 2014 dalla fusione delle due squadre locali, Volca Kagoshima e FC Kagoshima - prima in J3, poi a sfiorare una promozione comunque impossibile (il KUFC non ha ancora la licenza per la J2). Ora è al Nagano Parceiro: spezzerà la maledizione del club verso la seconda divisione?
La curiosità per Yoon Jong-hwan è più che normale: in fondo, ha pure giocato per il Cerezo Osaka tra il 2000 e il 2002.



Tra le incomprensioni, tra cui rinnovi incomprensibili:
  • Fumitake Miura è il nuovo tecnico dell'Albirex Niigata: dopo aver agguantato il terzo posto per miracolo con il Nagano in J3, non ho capito il motivo del salto;
  • Erick Mombaerts viene da un settimo e un decimo posto in due anni a Yokohama. Con i Marinos che hanno bisogno di rinnovamento, un coach francese dai risultati mediocri mi sembra tutto meno quello che serve a un gruppo giovane e bisognoso di una guida per crescere;
  • Al contrario di Ricardo Rodríguez a Tokushima (coach spagnolo, ma con diverse esperienze), le assunzioni di Miguel Ángel Lotina e Juan Esnáider rispettivamente al Tokyo Verdy e al JEF United Chiba sembrano un richiamo estero senza senso. Almeno Lotina dovrà solamente salvarsi, mentre l'accoppiamento tra l'argentino ex Juve e il buco nero che è il JEF in quest'epoca storica rischia di causare un cortocircuito che va dal comico al tragico;
  • Tatsuma Yoshida ha fatto benino con il Kashiwa Reysol, male con l'Albirex Niigata: ora c'è il test definitivo, visto che il Ventforet Kofu è alla sua quinta stagione consecutiva in prima serie. Yoshida terrà la striscia viva o sarà J2?

Ci sarà un motivo se Esnáider è preoccupato: lo sarei anch'io con tutte quelle partenze e una sconfitta in amichevole per 3-0 contro il FC Ryukyu.

Permettetemi anche un "buona fortuna" ai due ex nazionali giapponesi - anzi, capitani della nazionale - che quest'anno iniziano le loro carriere in panchina. Di Tsuneyasu Miyamoto e della sua visione calcistica sappiamo parecchio, ma nel 2017 guiderà il Gamba Osaka U-23; dall'altra parte, Ryuzo Morioka esordirà sulla panchina del Gainare Tottori (gli auguri servono in questo caso) dopo diverso tempo nelle giovanili del Kyoto Sanga.

LE MAGLIE
Sì, quest'anno abbiamo il sotto-capitolo delle maglie, perché ho visto dei capolavori che non sono ignorabili. Anche qui una top 5 e una flop 5, anche se mi rendo conto che dipende unicamente dai gusti, soggettivi per ognuno di noi nel campo della bellezza. H = Home, A = Away.

Top:
Qualcosa che salvi una probabile retrocessione? «Peccato, avevano una bella maglia...».

Flop:
Ma non bastava già essere in una situazione di netta discesa? Pure la maglia brutta?


LA CHAMPIONS LEAGUE
Con l'eliminazione dello Shanghai Shenhua e il Jeonbuk campione in carica escluso per una vicenda di corruzione (gestita in maniera pessima dall'AFC), beh... nascondersi sarebbe inutile. Il Giappone ha la seria chance di rivincere la Champions League asiatica dopo nove anni, quando il Gamba Osaka sconfisse l'Adelaide United.
Lo so, lo so: lo diciamo ogni anno. Ma se escludiamo il Guangzhou Evergrande (comunque alla presa con i suoi fantasmi e con un mercato invernale stranamente silenzioso), le rivali non sembrano molte nella parte orientale. Guardando i gironi, la situazione non è ovviamente uguale per tutte, per cui vediamo cosa potrebbe accadere.
Kashima Antlers e Gamba Osaka - per raggruppamento e condizione attuale - sembrano obbligate a passare il girone in scioltezza. Diverso il discorso per il Kawasaki Frontale, che ha cambiato molto e dovrà giocarsi il secondo posto con il Suwon. Lo snodo passa per l'Urawa, che ha la solita squadra forte e dalla panchina lunga, ma è inserito in un girone di ferro (con Shanghai SIPG, Western Sydney Wanderers e FC Seoul).


(continua domani...)