16.10.17

UNDER THE SPOTLIGHT: Akram Komilov (Акрам Комилов)

Buongiorno a tutti e benvenuti a "Under The Spotlight", la rubrica che ci consente di capire quali siano i maggiori talenti in giro per il mondo e dove si possa trovare un profilo nascosto. Oggi ci spostiamo in Uzbekistan, dove la nazionale ha perso un altro treno per il Mondiale, ma ha trovato un nuovo supporto in Akram Komilov.

SCHEDA
Nome e cognome: Akramjon Komilov (Акрам Комилов)
Data di nascita: 14 marzo 1996 (età: 21 anni)
Altezza: 1.75 m
Ruolo: Terzino sinistro, centrale
Club: Bunyodkor (2014-?)



STORIA
Nato nel 1996, Komilov appartiene a quella generazione che in teoria dovrebbe essere la prossima a puntare alla qualificazione Mondiale, ormai sempre più difficile con la crescita degli altri paesi asiatici. Tuttavia, Komilov è un ragazzo interessante, cresciuto al FC Nasaf e che ha debuttato con il Bunyodkor Football Club a soli 18 anni.
Il Bunyodkor è la realtà più in vista dell'intero calcio uzbeko, visto che ha avuto tra le sue fila Rivaldo, ha tentato di acquistare Eto'o e dal 2008 ha sempre partecipato alla fase a gironi della Champions League asiatica (record difficilmente eguagliabile). Komilov è maturato in questa realtà, accumulando minuti ed esperienza.
Dalle 13 presenze del 2014 - anno del suo esordio nel professionismo -, Komilov è arrivato alle 41 dell'ultima annata, giocando regolarmente con il club e ritagliandosi anche i primi minuti in nazionale. Chissà che qualcuno non possa pensare a lui anche nel resto del continente asiatico per una nuova esperienza.

CARATTERISTICHE TECNICHE
Partiamo dal fatto che - parlando di un classe '96 - c'è tempo per tutto: migliorarsi, crescere, addirittura rimanere nel proprio orticello a marca uzbeka. Quel che per ora interessa è che Komilov sappia giocare in due posizioni: da una parte la capacità di esser schierato terzino mancino, dall'altra la possibilità di giocare da centrale difensivo.
Non fortissimo dal punto di vista fisico (su di lui pesano i 175 centimetri d'altezza), ha comunque un buon passo, come evidenziato anche dal report di FourFourTwo sui talenti da guardare nel 2017. Le sue corse lungo la fascia - come una sorta di motorino instancabile - potrebbero attirare l'attenzione, così come la capacità di trovare il momento giusto per inserirsi.

STATISTICHE
2014 - Bunyodkor: 13 presenze, 1 rete
2015 - Bunyodkor: 24 presenze, 1 rete
2016 - Bunyodkor: 41 presenze, 0 reti
2017 - Bunyodkor (in corso): 31 presenze, 2 reti

NAZIONALE
Komilov ha fatto tutta la trafila delle giovanili, passando dall'U-17 fino all'U-23: soprattutto, il ragazzo ha fatto parte dell'U-16 che ha vinto il campionato continentale di categoria nel 2012 (sconfiggendo il Giappone in finale) e che ha poi partecipato alla Coppa del Mondo U-17, giungendo agli ottavi di finale.
Solo nel 2016 è arrivato l'esordio con la nazionale maggiore sotto la guida di Samvel Babayan, in occasione della gara giocata in amichevole contro il Canada. Non c'è dubbio che l'Uzbeksitan dovrà ricostruire una generazione dopo la Coppa d'Asia 2019 e sicuramente Komilov è tra i candidati per rinforzarla a dovere.

LA SQUADRA PER LUI
Giocare nella squadra più titolata dell'Uzbekistan è stato sicuramente un privilegio, visto che ha permesso a Komilov di crescere adeguatamente. L'ideale sarebbe vederlo un giorno in Europa o in Russia, ma c'è tempo perché ci arrivi: un passaggio intermedio - in Chinese Super League, J. League o A-League - sarebbe l'ideale per misurarsi a livelli più alti.

10.10.17

Cambio della guardia.

Non è una novità, ma è incredibile come le gerarchie in Africa tendano a ribaltarsi in vista dei Mondiali. L'abbiamo visto anche nell'ultima Coppa d'Africa, dove la finale è stata giocata da due nazionali che hanno passato anni difficili. E ora che la fase di qualificazione è quasi alla fine, è ora di trarre un paio di conclusioni sul recente passato.

L'Algeria ha fatto un notevole salto all'indietro rispetto al 2014.

C'è chi ha perso qualcosa in reputazione in questo biennio. Prendiamo soprattutto due nazionali, partendo dall'Algeria. Tre anni fa, in Brasile, la nazionale nord-africana è arrivata agli ottavi di finale, eliminando la Russia e di fatto facendo soffrire la Germania, impegnata nella gara più difficile del suo percorso al titolo (insieme alla finale).
Una parte della reputazione algerina era ancora intatta nel giugno 2016, quando è avvenuto il sorteggio per la divisione nei gironi e l'Algeria risultava essere ancora l'africana con il ranking Fifa più alto a quel tempo (n° 31). Un anno e mezzo più tardi, l'Algeria è forse la nazionale più deludente per percorso nel continente africano.
Non solo l'Algeria ha già bucato due Coppe d'Africa con una squadra potenzialmente fortissima (Mahrez e Brahimi non ce l'hanno tutti...), ma la nazionale ha cambiato quattro allenatori - Gourcuff, Rajevac, Leeskens e da ultimo Alcaraz -, ottenendo un punto nel girone con Camerun, Zambia e Nigeria. E in Afcon non si è andati oltre i quarti di finale.
Una riflessione più leggera, ma ugualmente profonda va fatta sul Ghana. Dopo tre Mondiali consecutivi e ottime prestazioni (due ottavi di finale, più il 2-2 ottenuto contro la Germania campione del Mondo in Brasile), le Black Stars non ci saranno in Russia. A differenza dell'Algeria, però, ci sono stati dei segnali di avvisaglia.
Primo: nonostante la grossa superiorità tecnica, il Ghana non ha mai colto la vera occasione di alzare la Coppa d'Africa. Mentre l'Egitto faceva tris e persino la Costa d'Avorio spezzava la sua maledizione, il Ghana non è stato capace di cogliere l'attimo, perdendo due finali nel 2010 e nel 2015 (l'ultima vittoria è datata 1982).
Anche il Ghana - come l'Algeria - era piuttosto in alto nel ranking Fifa al momento del sorteggio, ma non è bastato esser la terza squadra africana per evitare guai. Il girone con l'Egitto ha messo subito a nudo le mancanze e i due pareggi a reti bianche con l'Uganda hanno completato il quadro. Ora bisognerà ripartire, probabilmente senza molti senatori (comunque abbastanza giovani).

Decisioni arbitrali a parte, non riuscire a segnare in 180' contro l'Uganda non è un bel segnale.

Chi è invece che ci guadagna? Due squadre su tutte, quelle che si sono già qualificate al Mondiale. Partiamo brevemente dall'Egitto, i cui segnali di progresso erano però già visibili all'ultima Coppa d'Africa, dove solo una magia di Aboubakar ha costretto Hector Cuper all'ennesima sconfitta in un ultimo atto.
Già, Cuper. Quando è arrivato in Egitto, i Faraoni avevano appena fallito l'accesso alla fase finale della competizione continentale per la terza volta di fila. Nessuno avrebbe mai predetto un fallimento così colossale, ma è anche vero che le vicende interne dell'Egitto non promettevano nulla di buono. Né per il calcio, né per il paese.
Cuper ha ricostruito con pazienza, ha sfruttato la bontà tecnica del movimento egiziano e soprattutto il fatto di avere uno come Mohamed Salah in squadra. Momo ha spostato le sorti dell'Egitto sin da quando è entrato in nazionale e non è un caso che sia stato lui a segnare la rete decisiva contro il Congo per mandare l'Egitto al Mondiale.
L'altra squadra africana qualificata per la Russia con un turno d'anticipo è la Nigeria. Può sembrare che non sia successo molto dalla vittoria in Coppa d'Africa del 2013, ma in mezzo ci sono le mancate qualificazioni alle edizioni 2015 e 2017. Un altro buco nell'acqua, dovuto all'addio del compianto Stephen Keshi e alla confusione in federazione.
Forse è persino strano parlare di crisi per una nazionale che - comunque la si voglia vedere - si è sempre qualificata da Usa '94 tranne che in un'occasione (Germania 2006). Intanto, però, la Nigeria ha portato alla ribalta una nuova generazione di fenomeni, fortissima e già competitiva nel calcio europeo, decisiva per imporsi.
Basti pensare a Balongu, Ndidi, ma soprattutto alle risorse offensive: Iheanacho (occhi a cuoricino.gif), Ighalo, Iwobi. Qualcuno andrà persino lasciato a casa in vista del Mondiale russo. In ogni caso, il mix tra nuovi e vecchi ha portato un percorso di qualificazione da 13 punti: un solo pareggio e quattro vittorie (tra cui il 3-1 all'Algeria e il 4-0 al Camerun).
Rimangono ancora tre situazioni in bilico, dove vecchio e nuovo si contrastano: la Costa d'Avorio deve vincere per impedire il ritorno del Marocco al Mondiale dopo vent'anni, tre squadre sono racchiuse nel girone D e la Tunisia è a un passo dal sopravanzare il Burkina Faso. La Caf, piena di sorprese, è pronta al cambio della guardia.

Nigeria qualificata a Russia 2018: sempre presenti dal '94 tranne che nel 2006.

30.9.17

ROAD TO JAPAN: Genta Miura (三浦弦太)

Buon pomeriggio a tutti e benvenuti - con colpevole ritardo - alla nona puntata di "Road To Japan", la rubrica che segnala i giocatori che si stanno esprimendo al massimo nel panorama nipponico. Oggi ci spostiamo a Osaka, dove il Gamba andrà necessariamente incontro al rinnovamento: Genta Miura sarà uno dei pochi a fare da pilastro per tale processo.

SCHEDA
Nome e cognome: Genta Miura (三浦弦太)
Data di nascita: 1 marzo 1995 (età: 22 anni)
Altezza: 1.83 m
Ruolo: Terzino destro, difensore centrale
Club: Gamba Osaka (2017-?)



STORIA
Nato a Toyohashi nel maggio '95, Genta Miura viene provato in un po' tutte le posizioni previste: un processo normale quando si è ragazzi. Solo a 14 anni trova la vocazione in difesa, dove - da lì in poi - scalerà i livelli giovanili del calcio nipponico. Completata la preparazione all'Osaka Tōin Junior and Senior High School, Miura si affaccia al professionismo.
A sceglierlo è lo Shimizu S-Pulse, che in quel momento si stavano trasformando da squadra di alta classifica a team di medio livello. Forse è proprio per questo che Miura ha fatto tanta fatica a trovare spazio nei suoi primi tre anni a Shizuoka: tra il 2013 e il 2015, il classe '95 ha messo insieme solo 21 presenze (quasi 2000' in campo). 
Per fargli trovare un po' di campo, Miura viene prestato alla selezione U-22 che gioca in J3, collezionando 11 gare e un gol in due anni. C'è però bisogno di vederlo in campo più spesso e l'occasione arriva da un evento spiacevole: lo Shimizu S-Pulse retrocede per la prima volta in seconda divisione nella stagione 2015. 
Si decide quindi di ricostruire da campo. Nell'inverno 2015-16, diversi giocatori abbandonano e Shinji Kobayashi è il nuovo allenatore. Il maestro delle promozioni ha un solo compito: riportare il club in prima divisione, ma non è facile farlo. Anzi, per buona parte della stagione lo Shimizu fatica a trovare un po' di continuità.
Ciò nonostante, Genta Miura è ormai stabilmente nelle gerarchie del tecnico: Hiraoka, Muramatsu e Jong-A-Pin hanno lasciato dei vuoti, che Miura ha riempito da centrale nella prima parte del campionato. Kobayashi poi lo ripropone come terzino destro, dove gioca fino alla fine della stagione, culminata con la promozione in J1.
A sorpresa, il Gamba Osaka preleva Miura nell'ultimo mercato invernale, di fatto rinnovando il reparto (Nishino, Iwashita e soprattutto Niwa hanno salutato Osaka). Un acquisto ben pensato, se si riflette su come Miura sia uno dei pochi giocatori in J. League ad aver giocato tutti i minuti di questo campionato al momento in cui stiamo scrivendo.


CARATTERISTICHE TECNICHE

Dotato di un ottimo tempismo sia in fase difensiva che sui calci piazzati (quest'anno si è visto qualcosa al riguardo contro Omiya e Cerezo), Miura può giocare sia da centrale difensivo che da terzino destro. Sarebbe interessante vederlo in una difesa a tre, sebbene debba migliorare la conduzione palla al piede (in cui risulta un filo macchinoso).
Non me ne voglia il ragazzo, ma è stato persino in grado - ai tempi dello Shimizu S-Pulse, in J. League Cup - di finire una partita tra i pali a causa dell'espulsione del proprio portiere. Lo Yokahama F. Marinos non è riuscito a segnare, quindi è un'altra nota di merito sul discorso della duttilità di Miura.

STATISTICHE
2013 - Shimizu S-Pulse: 3 presenze, 0 reti
2014 - Shimizu S-Pulse: 8 presenze, 0 reti / → J. League U-22 selection: 8 presenze, 1 rete
2015 - Shimizu S-Pulse: 10 presenze, 0 reti / → J. League U-22 selection: 3 presenze, 0 reti
2016 - Shimizu S-Pulse: 31 presenze, 0 reti
2017 - Gamba Osaka (in corso): 37 presenze, 3 reti

NAZIONALE
Miura non ha ancora avuto modo di esordire, ma è stato chiamato da tutte le rappresentative giovanili, di fatto mancando di poco la convocazione per le Olimpiadi di Rio 2016. A maggio, Halilhodzic l'ha chiamato per la prima volta in nazionale maggiore, confermandolo anche per l'imminente doppia sfida contro Haiti e Nuova Zelanda.

LA SQUADRA PER LUI
Di sicuro un altro anno in Giappone gli farebbe bene, perché ha bisogno di smussare alcuni aspetti del suo gioco, nonché di capire se l'esplosione è stata fortuita o c'è un netto percorso di crescita. I difensori nipponici non hanno avuto troppo successo in Europa: sarebbe bello esser smentiti dalla crescita di un ragazzo così.

23.9.17

UNDER THE SPOTLIGHT: Chanathip Songkrasin

Buongiorno a tutti e benvenuti a un altro numero di "Under The Spotlight", il nono per il 2017. Oggi ci spostiamo in Giappone e precisamente a Sapporo, dove il Consadole sta cercando di centrare una storica salvezza in J1 League. Chanathip Songkrasin potrebbe rivelarsi l'azzardo giusto per centrare quest'obiettivo dopo tanto tempo.

SCHEDA
Nome e cognome: Chanathip Songkrasin (ชนาธิป สรงกระสินธ์)
Data di nascita: 5 ottobre 1993 (età: 23 anni)
Altezza: 1.58 m
Ruolo: Trequartista, seconda punta, mezzala
Club: Consadole Sapporo (2017-?)



STORIA
Nato nel '93 e cresciuto nel distretto di Sam Phran, Chanathip Songkrasin ha iniziato molto presto a giocare a calcio. Già a quattro anni, suo padre - un insegnante - gli mette in mano un pallone e lui se ne appassiona. Una passione mai mollata nemmeno alla Samphran Witthaya School o all'università (finirà per studiare alla Faculty of Allied Health Sciences).
Ai provini qualcuno lo scarta, come per esempio il TOT Sport Club: il ragazzo è troppo piccolo secondo i loro scout. Non però secondo il BEC Tero Sasana, che punta su Chanathip, convinto che la taglia non sarà un problema. Non di certo nel calcio thailandese, ancora ai suoi primordi di professionismo e bisognoso di talenti come lui per accelerare.
Viste le buone performance con le rappresentative giovanili, il ct dell'U-19 thailandese - Somchai Chuayboonchum - lo chiama. E se ne accorgono anche in prima squadra, tanto da esordire nella stagione 2012: il tecnico del BEC Tero, l'australiano Andrew Ord, lo lancia in campo per la nuova annata, non guardandosi indietro.
In fondo, è la scelta giusta: nessuno dei tecnici successivi - tra cui c'è stato persino Sven-Göran Eriksson, per tre mesi allenatore del club - ha rinunciato al talento di Chanathip. E il BEC Tero ha fatto la scelta giusta, perché il ragazzo è cresciuto e il club ha potuto alzare un trofeo, la Thai League Cup del 2014. A quel punto, però, altri club si sono interessati a Songkrasin.
Anche perché le performance del BEC Tero Sasana sono pessime, così il Muangthong United - il principale club del paese - preleva in prestito un intero pacchetto di giocatori: Peerapat Notchaiya, Tanaboon Kesarat (rimasto solo un anno) e lo stesso Songkrasin. Tutti poi riscattati dal Muangthong, convinto della bontà dell'operazione.
Una mossa giusta anche per il ragazzo, che ha trovato una consacrazione totale e un'eco prima impossibile per le sue prestazioni. Soprattutto nel 2017 è stato impressionante: mentre il Muangthong United continua a giocarsi il titolo, lui e i suoi compagni hanno impressionato nell'AFC Champions League, raggiungendo gli ottavi di finale.
Inevitabile l'interesse di alcuni club giapponesi: già Gamba Osaka e Shimizu S-Pulse si erano interessati negli anni precedenti, ma i thailandesi in J. League non avevano ancora funzionato. Eppure, l'arrivo di Chanathip Songkrasin a Sapporo ha cambiato la situazione: il ragazzo si è adattato bene in Hokkaido e l'operazione funziona anche per il marketing.
L'attesa per il ragazzo è talmente ampia che persino FourFourTwo ha pensato di occuparsi di lui e ha realizzato un servizio sul talento thailandese. E in fondo non è la prima volta che il Consadole Sapporo mostra al Giappone giocatori del sud-est asiatico, visti i precedenti tre esperimenti negli ultimi anni.

CARATTERISTICHE TECNICHE
Già il fatto che Chanathip sia soprannominato "Messi" dimostra qual è il punto di forza del suo repertorio: un ottimo dribbling, una visione di gioco completa e una velocità di pensiero ancor prima che di gambe. Tutte doti che il calcio thailandese sta massicciamente sviluppando, anche grazie al lavoro del suo ex ct Senamuang.
A questo, vanno aggiunti dei punti di domanda. Sulla sua costituzione, sulla leggerezza fisica e sulla capacità di reggere certi ritmi anche dal punto di vista atletico. Per ora la J. League non sta presentando questo tipo di problemi, ma di certo l'Erasmus a Sapporo aiuterà a migliorarsi anche sotto questo punto di vista.

STATISTICHE
2012 - BEC Taro Sasana: 33 presenze, 4 reti
2013 - BEC Taro Sasana: 28 presenze, 3 reti
2014 - BEC Taro Sasana: 32 presenze, 4 reti
2015 - BEC Taro Sasana: 25 presenze, 2 reti
2016 -  Muangthong United: 34 presenze, 3 reti
2017 - Muangthong United: 26 presenze, 3 reti / → Consadole Sapporo (in corso): 10 presenze, 0 reti

NAZIONALE
Sembra quasi lapalissiano dire che Songkrasin è fondamentale per la sua nazionale. Dopo aver giocato con l'U-19, fu Winfried Schäfer a farlo esordire giovanissimo con i grandi: Chanathip aveva solo 19 anni, ma il ct tedesco non ebbe alcuna remora a chiamarlo per l'AFF Championship del 2012. Da lì, la crescita è stata notevole.
Songkrasin è rimasto a lungo coinvolto con l'U-23 nel tentativo di raggiungere le Olimpiadi di Rio, ma eventualmente è diventato un pezzo-chiave della nazionale maggiore. Anzi, sotto Senamuang, la Thailandia ha vinto il secondo round davanti all'Iraq e si è qualificata con largo anticipo per la Coppa d'Asia 2019, dove i War Elephants sono attesi per dar spettacolo.

LA SQUADRA PER LUI
In questo momento, Chanathip Songkrasin rappresenta uno dei migliori giocatori che la Thailandia abbia prodotto negli ultimi anni. Ciò nonostante, permangono i dubbi descritti nelle caratteristiche tecniche. Alla fine della giostra, però, se c'è uno che può farcela, è proprio lui: un campionato europeo di seconda fascia senza eccessiva fisicità - Belgio, Portogallo, forse persino l'Olanda - potrebbe essere il lasciapassare per uno straordinario esperimento.

9.9.17

Attenti ai Ticos.

Una vittoria sarebbe bastata. Anzi, avrebbe probabilmente segnato un avvicinamento notevole al Messico, ma non importa: un pareggio strappato nel finale consente comunque al Costa Rica di godersi un secondo posto sicuro e un biglietto (quasi timbrato) per la Russia nell'estate del 2018. Ciò che colpisce, però, è come i Ticos si stiano confermando.

Keylor Navas, 30 anni, la stella assoluta del Costa Rica.

Non era scontato. Dopo l'addio di Jorge Luis Pinto (trasferitosi nel frattempo in Honduras), la nazionale costaricana ha perso uno stratega assoluto, ma soprattutto l'artefice di quella squadra data per spacciata nel girone con Uruguay, Italia e Inghilterra e che invece concluse prima il Gruppo D, arrivando fino ai quarti di finale.
Metteteci in mezzo tutto quello che volete - la scoperta Mondiale di Keylor Navas, la difesa a tre, un sistema difensivo praticamente inattaccabile (due gol subiti su cinque gare e 510' di gioco!) -, ma il Costa Rica ha meritato di fare tutta quella strada. L'applicazione del piano tattico è stata ineccepibile e un po' di fortuna ha fatto il resto.
A San José ci sono state scene di festa mai viste prima, ma soprattutto il Costa Rica ha trovato una consacrazione internazionale che l'ha finalmente accostata a Messico e Stati Uniti di fronte al mondo. Del resto, i Ticos arrivavano da appena tre precedenti partecipazioni alla Coppa del Mondo, nelle quali non avevano certo brillato.
Nel 1990 il Costa Rica ha sì esordito, ma l'exploit degli ottavi - battute Svezia e Scozia, secondi dietro al Brasile - è sembrato passeggero. In fondo, ci sono voluti 12 anni per rivedere la nazionale ai Mondiali e in Giappone-Corea è arrivata una sola vittoria contro la Cina, prima della totale debacle nell'edizione tedesca del 2006 (tre sconfitte, nove gol subiti).
Tuttavia, l'edizione del 2014 ha dato una spinta anche per il post. E la prima spinta è arrivata proprio dalla panchina, dove a Pinto è subentrato il suo assistente ed ex bomber della nazionale, Paulo Wanchope. Purtroppo, le cose non sono andate a dovere, a cominciare dai risultati: la Gold Cup 2015 è stata una mezza delusione con l'uscita ai quarti.
Poi Wanchope rimane immischiato in un fatto di cronaca (rissa con uno steward mentre guardava una partita dell'U-23) e allora il timone nell'agosto 2015 passa a Óscar Ramírez, che è una colonna del Costa Rica, visto che ha giocato molto tempo per l'Alajuelense (suo club), era a Italia '90 in campo ed era stato a sua volta assistente di Wanchope.

La gara che ha sostanzialmente consegnato al Costa Rica il posto in Russia.

Paradossalmente, è stata la svolta (la nazionale non vinceva da un anno in gare ufficiali): il Costa Rica ha ricominciato a crescere fin dalle qualificazioni al Mondiale di Russia, dove ha prima dominato il suo girone e poi ha fatto un'ottima figura nell'Hexagonal, inframezzandolo con la vittoria a domicilio in amichevole sulla Russia.
Non solo il Costa Rica ha fatto bene, ma ha convinto proprio sul piano del gioco: con il Messico c'è un gap troppo grande, ma quello con gli Stati Uniti sembra essersi colmato. Lo dimostrano le due gare di qualificazione al Mondiale: 4-0 per i Ticos a San José, 2-0 nel ritorno negli States. Un 6-0 complessivo che fa male all'USMNT.
A questo si aggiungono le performance delle squadre costaricensi in CONCACAF Champions League: una volta era possibile vincere il titolo, oggi però le semifinali raggiunte da Alajuelense e Herediano nel 2014-15 rappresentano comunque un buon risultato. E il Costa Rica rimane comunque la seconda nazione per vittorie nella competizione (6).
La vera crescita, però, è passata dallo status sempre più importante dei calciatori costaricensi, capaci di giocare in grandi club. Keylor Navas ha vinto due Champions League, Bryan Ruiz è stabilmente in Europa, così come Joel Campbell, Cristian Gamboa, Óscar Duarte, Celso Borges. E poi c'è quel Marco Ureña che ha già segnato al Mondiale 2014, ma sembra in netta crescita.
Manca un solo punto per timbrare la quinta partecipazione alla Coppa del Mondo: gli ultimi due match - contro Panama e Honduras - valgono più per gli altri che per i Ticos, pronti a tornare sulla scena Mondiale. Attenti a loro: nessuno vorrebbe averli nel girone in Russia.

Óscar Ramírez, 52 anni, ct dei Ticos, ormai vicini alla quinta presenza al Mondiale.

30.8.17

ROAD TO JAPAN: Tatsuki Nara (奈良 竜樹)

Buongiorno a tutti e benvenuti a un altro episodio di "Road To Japan", l'ottavo di questo 2017. Oggi il Giappone si gioca la qualificazione al Mondiale contro l'Australia, ma in difesa forse manca qualche elemento: viene da chiedersi se Tatsuki Nara, centrale del Kawasaki Frontale, avrebbe fatto comodo in difesa.

SCHEDA
Nome e cognome: Tatsuki Nara (奈良 竜樹)
Data di nascita: 19 settembre 1993 (età: 23 anni)
Altezza: 1.80 m
Ruolo: Difensore centrale
Club: Kawasaki Frontale (2016-?)

©  Kawasaki Frontale


STORIA
Nato nel settembre '93, Tatsuki Nara cresce nell'Hokkaido, la regione più settentrionale del Giappone e forse la meno sviluppata calcisticamente parlando. Anzi, a Kitami - la città-natale di Nara - è sopratutto il curling a farla da padrone. Eppure il calcio entra in qualche maniera nella sua vita.
Il giovane Tatsuki inizia a giocare a sette anni e già da piccolo sviluppa uno dei suoi punti di forza: se la cava benissimo nel gioco aereo, tanto che alla fine viene spostato in difesa, dove gioca da centrale. Nel 2009, è il Consadole Sapporo a interessarsi alle sue prestazioni.
Nara cresce gradualmente nelle giovanili del club, finché non debutta a soli 18 anni: all'epoca il club del Nord gioca in seconda divisione, ma nel 2011 arriva la promozione in J1. Assieme a Kazuki Kushibiki - suo coetaneo e compagno nelle giovanili -, Nara viene aggregato alla prima squadra.
Non è la prima, né l'ultima volta che la squadra dell'Hokkaido esibisce con orgoglio i suoi giovani. Tuttavia, non basta per mantenere la massima divisione, tanto che il Consadole retrocede con diverse giornate d'anticipo. Tuttavia, Nara trova il suo spazio e realizza anche il suo primo gol da pro (in campionato, contro il Sagan Tosu).
Nonostante la giovane età, in molti lo vogliono, ma il Consadole riesce a tenerlo con sé per almeno altre due stagioni. Poi il club non riesce più a risalire in prima divisione e subentra la normale ambizione di un ragazzo in crescita: per questo, Nara accetta la corte del FC Tokyo.
Sfortunatamente per il giovane difensore, le cose a Tokyo vanno malissimo. I rossoblu hanno nella coppia formata da capitan Morishige e Maruyama un cardine assoluto e non vede il campo quasi mai: giusto due presenze in J. League Cup e una in Coppa dell'Imperatore (arriverà persino a giocare con l'U-23 in terza divisione).
E allora siccome il campo sa essere beffardo e crudele, Nara decide di non tornare a Sapporo, bensì di rimanere a Tokyo, ma dall'altra parte della barricata: il Kawasaki Frontale lo preleva a titolo definitivo. Entrambe le parti non lo sanno, ma è una mossa che migliorerà la situazione di tutti.
Il club trova finalmente un leader difensivo, un centrale fisicamente presente e capace d'imporsi. Nara si trova bene e Kazama lo considera un perno del Kawasaki. Purtroppo ci si è messo di mezzo un grave infortunio, la frattura della tibia (con ricaduta a ottobre 2016): tornato sotto Oniki, Nara è diventato un riferimento del club.

CARATTERISTICHE TECNICHE
A colpire è soprattutto la forza fisica, inusuale per un giocatore giapponese, specie un centrale difensivo. Nara ha giocato ogni tanto da terzino destro, ma è una manovra da effettuare in casi d'emergenza, perché il ragazzo si disimpegna meglio da centrale. 
La naturale potenza fisica gli consente d'imporsi anche nel suo miglior fondamentale, il colpo di testa. Il tutto nonostante Nara non superi i 180 cm d'altezza. Sarà importante per lui migliorarsi sotto il profilo tecnico, in modo da superare quel possesso-palla grezzo di cui dispone.

STATISTICHE
2011 - Consadole Sapporo: 8 presenze, 0 reti
2012 - Consadole Sapporo: 26 presenze, 1 rete
2013 - Consadole Sapporo: 37 presenze, 0 reti
2014 - Consadole Sapporo: 40 presenze, 0 reti
2015 - → FC Tokyo: 3 presenze, 0 reti / → FC Tokyo U-23: 7 presenze, 1 rete
2016 - Kawasaki Frontale: 15 presenze, 0 reti
2017 - Kawasaki Frontale (in corso): 28 presenze, 3 reti 

NAZIONALE
Sebbene la nazionale abbia bisogno di sperimentare il più possibile nel suo ruolo (a parte Yoshida, di certezze per ora non ce ne sono), Nara è stato finora ignorato dal ct Halilhodzic. Nessuna chiamata, neanche per i training camp. La speranza è che da qui a giugno 2018 - qualora il Giappone arrivasse al Mondiale di Russia - ci sia spazio per testare anche lui.
La curiosità, però, è olimpica: considerato già per Londra 2012, Nara sarebbe dovuto essere una delle colonne a Rio 2016. Poi l'infortunio al ginocchio l'ha tenuto fuori dalla spedizione brasiliana...

LA SQUADRA PER LUI
Visti i due infortuni al ginocchio, non è solo importante, ma fondamentale che Nara per ora prosegui la sua carriera in Giappone. Dall'estate 2018, però, il ragazzo potrebbe essere un investimento interessante, specie se libero da complicazioni fisiche.

26.8.17

Il sorpasso.

L'ultimo ballo: l'Uefa si prepara all'ultima stagione di Champions League come l'abbiamo conosciuta per la riforma Platini. Dall'anno prossimo, l'Italia avrà quattro squadre direttamente alla fase a gironi, senza preliminari, più le tre in Europa League. Eppure, sarebbe bello provare a conquistarsi sul campo tale diritto, evitando la politica (che disprezziamo, ma usiamo spesso).

Leonardo Bonucci, 30 anni, nuovo capitano e leader del Milan.

La Champions League riparte dallo stesso scenario dell'anno passato: il Real Madrid ha vinto e l'ha fatto meritatamente, molto più del 2016: il 4-1 rifilato alla Juventus in quel di Cardiff può sembrare pesante, ma è una manifestazione di forza rispetto alla sofferta vittoria di Milano, ottenuta l'anno prima sull'Atlético Madrid solo dopo i calci di rigore.
Le italiane presenti sono di nuovo tre e la Juventus era inserita in prima fascia nel sorteggio di Montecarlo. L'urna è stata tutto sommato clemente: il Barcellona sembra in alto mare e ha già perso contro la Juve l'anno scorso; l'Olympiacos ha passato con fatica i preliminari; lo Sporting Lisbona era la peggiore della quarta fascia, ma rimane una squadra inferiore (e non di poco).
Tutto sommato è andata bene anche al Napoli, inserita in terza fascia e arrivata in Champions dopo il 4-0 complessivo al Nizza. Gli azzurri possono sorridere: c'è il Manchester City (Guardiola vs. Sarri è il must di questa fase a gironi), ma Shakhtar Donetsk e Feyenoord sembrano le classiche squadre che possono essere distrutte dal possesso-palla del club partenopeo.
Infine, c'è la Roma: anche la squadra di Di Francesco era in terza fascia, ma il sorteggio è stato meno clemente con i giallorossi. Chelsea e Atlético Madrid sembrano un ostacolo molto grande (a meno che il Chelsea non si liberi di Conte), mentre il Qarabag servirà a garantire al club capitolino ALMENO il terzo posto, paracadute verso l'Europa League.
E proprio qui viene il bello: la speranza è che tutte e tre le squadre italiane possano superare questi ostacoli, spingendosi più vicine verso la finale di Kiev. Ma l'eventuale discesa della Roma nella seconda competizione europea potrebbe spingerla a vincere l'UEL per tornare in Champions... anche se già l'anno scorso Spalletti avrebbe dovuto garantire alla Roma un piazzamento europeo di gran lunga migliore.

Alejandro Darío Gómez, 29 anni, capitano di un'Atalanta all'arrembaggio.

Già, l'Europa League. L'Italia non l'alza dal '99, che è anche l'ultimo anno nel quale un club nostrano è arrivato in fondo. Stiamo sempre qui ad aspettare, visto che l'anno scorso il Manchester United l'ha alzata, ma al tempo stesso l'Ajax è riuscito a raggiungere la finale. Cosa che un club olandese non faceva dal... 2002. Quindi si può fare.
A cominciare dal Milan, rientrato in Europa dalla porta di servizio. L'obiettivo chiaro è la Champions League e il rientro nella massima competizione europea, ma il Milan può centrare la finale di Lione: Austria Vienna, AEK Atene e Rijeka sono avversari gestibili, le trasferte saranno brevi e la rosa sembra lunga in alcuni ruoli. Il girone è superabile con la giusta gestione delle forze.
Diverso il discorso per la Lazio, abituata a questa competizione, ma al tempo stesso il sorteggio non è stato facile per i biancocelesti. Nel Gruppo G rimangono i favoriti, ma Inzaghi ha (per ora) la panchina un po' corta e gli avversari non sono dei più facili: il Nizza eliminato dal Napoli, il Zulte Waregem e anche il Vitesse (forse la peggiore della quarta fascia).
Ancora peggio è andata all'Atalanta: Olympique Lione, Everton e Apollon Limassol (quest'ultima all'esordio assoluto) sono un bella prova per Gasperini, che torna in Europa League dopo l'esperienza con il Genoa nel 2009-10. Le prime due sono favorite, ma per nessuno sarà facile affrontare i bergamaschi e al tempo stesso qualche chance di passare il turno c'è.
Ma soprattutto, abbiamo in ballo un importante obiettivo: il sorpasso nel Ranking Uefa. Attualmente l'Italia è quarta, ma rimane a un passo da Inghilterra e Germania (circa 2000 punti di distanza). La Spagna è irraggiungibile e lo rimarrà per molto (+27mila punti sulla Germania seconda), ma togliendo i dati del 2013-14 (saranno aggiornati la prossima stagione) e disputando un'ottima annata, la Serie A può riprendersi quel che manca dal 2010-11.

Dries Mertens, 30 anni, cannoniere assoluto del Napoli.

17.8.17

UNDER THE SPOTLIGHT: Jerry St. Juste

Buongiorno a tutti e benvenuti all'ottavo numero per il 2017 di "Under The Spotlight", la rubrica che vi segnala alcuni dei talenti in ascesa in Europa. Oggi ci spostiamo in Olanda, dove i campioni uscenti del Feyenoord hanno deciso di affidarsi in retroguardia a un profilo emergente come Jerry St. Juste, preso quest'estate dall'Heerenveen.

SCHEDA
Nome e cognome: Jeremiah Israël St. Juste
Data di nascita: 19 ottobre 1996 (età: 20 anni)
Altezza: 1.86 m
Ruolo: Difensore centrale
Club: Feyenoord (2017-?)



STORIA
Nato da padre olandese e madre originaria di Saint Kitts and Nevis, St. Juste è nato a Groningen, crescendo nelle giovanili del club della città, per poi passare a quelle dell'Heerenveen, in cui è approdato a soli 11 anni. Ben otto anni prima di arrivare alle porte della prima squadra, nella quale ha esordito il 24 gennaio 2015, entrando a un minuto dalla fine nella gara contro il Vitesse.
Altre due presenze flash, poi la decisione del tecnico Dwight Lodeweges - successore di Marco van Basten sulla panchina dei De Superfriezen - di piazzare il ragazzo da titolare. Pian piano, il club si accorge di avere un diamante grezzo tra le mani: nelle ultime nove partite del 2014-15 (compresi i play-off per l'Europa), St. Juste gioca sempre dall'inizio.
Sia nell'interim di Foppe de Haan che nella gestione a tempo pieno di Jurgen Streppel, due cose sono rimasti costanti: le stagioni incolore dell'Heerenveen (12° e 9°) e l'impiego massiccio di St. Juste, ormai titolare inamovibile. Tuttavia, la città da 50mila abitanti sembra stargli stretta e così in estate è arrivato un nuovo club per il centrale.
Il Feyenoord di Giovanni van Bronckhorst - appena laureatosi campione d'Olanda dopo molto tempo - ha deciso di fidarsi delle doti di St. Juste, prelevando il ragazzo per ? milioni di euro. Per ora il tecnico lo sta gestendo, visto che gli ha fatto giocare appena 4' alla prima di campionato, mandandolo poi a giocare con l'U-21. Ci sarà spazio per lui da subito?

CARATTERISTICHE TECNICHE
Non parliamo certo di un difensore roccioso, quanto piuttosto di un profilo duttile (capace di giocare anche da terzino, provato anche da mediano all'Heerenveen) e rapido, con notevoli margini di miglioramento. In Olanda è forse più facile imporsi da centrale con un fisico un po' leggero; altrove potrebbe fare più fatica. 
Certo che a 21 anni c'è tempo per fare qualsiasi cosa, tra cui irrobustirsi e migliorare alcune letture tattiche. Qualcuno l'ha anche paragonato a Raphael Varane, centrale del Real Madrid: «Non mi mette alcuna pressione, ma potrebbero esserci alcuni osservatori e tifosi che si aspettano molto da me. Lo trovo bello e stimolante».

STATISTICHE
2014/15 - Heerenveen SC: 13 presenze, 0 reti
2015/16 - Heerenveen SC: 31 presenze, 1 rete
2016/17 - Heerenveen SC: 31 presenze, 2 reti
2017/18 - Feyenoord (in corso): 1 presenza, 0 reti

NAZIONALE
St. Juste per ora è passato tramite tutta la trafila delle giovanili Oranje: U-18, U-19, U-20 e ora U-21, con il ragazzo che potrebbe far parte della rappresentativa che sarà in Italia qualora l'Olanda lo prendesse in considerazione. Il suo sogno è la nazionale maggiore e a rivelarlo è stato una fonte alquanto inaspettata.
Viste le sue origini di Saint Kitts and Nevis, il ct della nazionale Jacques Passy ha provato a convincere St. Juste a giocare per la piccola nazionale caraibica (un po' com'è successo a Mariano Diaz: l'ex Real ha giocato per la Repubblica Dominicana), ma la risposta non è stata positiva: «(Passy) ha provato a convincermi, ma per ora penso solo all'Olanda», ha detto il ragazzo.

LA SQUADRA PER LUI
Arrivato da poco al Feyenoord, St. Juste dovrà ambientarsi e ritagliarsi uno spazio. Non dovrebbe esser nemmeno difficile, visto che le cessioni pesanti di Karsdorp e Kongolo (rispettivamente a Roma e Monaco) dovrebbero spingere il club a provare nuove soluzioni. E qui St. Juste potrebbe trovare i minuti necessari a emergere.
Una volta gli chiesero in un'intervista quale fosse il suo club dei sogni: «Il Manchester United. Ma anche il Barcellona sarebbe fantastico». Con una crescita costante e magari un salto dovuto anche all'Europeo U-21 del 2019, forse qualche club di Premier aguzzerà le antenne. In fondo, gli olandesi sono sempre molto richiesti nel calcio britannico.

9.8.17

Tutti tranne lui.

Era prevedibile, se non addirittura fisiologico. Lo straordinario Monaco di Leonardo Jardim - che abbiamo omaggiato qui nel maggio scorso - è stato smontato. Non c'è né la voglia, né la possibilità di competere a certe cifre, per cui è normale che (quasi) tutti i protagonisti del titolo siano andati via. Tranne uno: Fabio Henrique Tavares, detto Fabinho (lo so, c'è anche Mbappé, ma...).

Fabinho durante gli allenamenti: il Monaco l'ha per ora blindato.

A Montecarlo, dieci anni fa passò per un biennio un terzino niente male, che avrebbe poi fatto le fortune dell'Inter: Maicon. Spesso negli anni scorsi c'è stato il paragone tra lui e Fabinho, ma in realtà l'attuale numero 2 del Monaco è un giocatore diverso: meno potente fisicamente, ma più polivalente e forse molto più cosciente tatticamente del suo ruolo.
Oggi il Monaco ha in Fabinho un'altra potenziale miniera d'oro. Dico "un'altra" perché il Monaco si è divertito negli ultimi anni a diventare una nuova succursale del calcio europeo, dopo gli esperimenti ben riusciti di Porto e Ajax: nell'estate del 2013, il Monaco aveva speso la bellezza di 130 milioni di euro per portare Falcao, James Rodriguez e Joao Moutinho nel Principato.
Poi l'inversione di rotta, con l'addio di Ranieri, l'arrivo di Jardim e la decisione (saggia, ma anche un po' forzata) di spendere di meno e puntare sui giovani. Fortunatamente è andata bene lo stesso: il Monaco ha raggiunto prima i quarti, poi le semifinali di Champions League; ha vinto la Ligue 1 lo scorso aprile e ha valorizzato una marea di giocatori.
E ovviamente vendendoli, il club ha potuto rifarsi delle spese precedenti. Basti pensare che nell'estate 2016 il Monaco si era dato a operazioni di routine, liberandosi dei giocatori in eccesso. Un anno più tardi, le cessioni di Bakayoko (Chelsea) e del pacchetto Bernardo Silva-Mendy (Manchester City) porteranno un potenziale introito da 170 milioni di euro. Senza contare l'affare Mbappé, fermo ma che ribolle sotto la superficie.
Con quei soldi, il Monaco ha comprato altri potenziali crack, come Youri Tielemans, Jordy Gaspar, Jordi Mboula e Soualiho Meïté. Non solo: ci sono altri elementi della squadra monegasca che potrebbero fruttare diversi soldi, come Thomas Lemar, ancora nel Principato nonostante la corte spietata dell'Arsenal, o il duo brasiliano Jorge-Jemerson.
Intanto, però, c'è un ultimo assalto a cui resistere: quello del Manchester United per Fabinho. La corte dura da diversi mesi, ma per ora il brasiliano non si è mosso, nonostante i Red Devils siano arrivati a offrire la bellezza di 45 milioni di euro. A giugno sembrava fatta, ma l'affare non è andato in porto; ciò nonostante, Mourinho ha richiesto espressamente il ragazzo e il club inglese ci riproverà.
Eppure il vice-presidente del Monaco, Vadim Vasilyev, è stato più che chiaro: «Sia Lemar che Fabinho sono giocatori fondamentali per noi». E non bastano neanche le piccole incomprensioni in allenamento (Fabinho si è tolto il fratino e si è allontanato arrabbiato) bastano ad allontanarlo, nonostante il brasiliano sia tentato: «Lo United è una grande squadra e valuterei attentamente l'offerta».

La fantastica stagione di Fabinho con il Monaco.

L'impressione è che sia più facile vedere Mbappé al Real che Lemar o Fabinho lontano da Montecarlo. In fondo, Jardim - pur essendo un aziendalista - non vorrebbe veder smontato TUTTO l'apparato della scorsa stagione. Qualcuno dovrà pur rimanere; poi la prossima estate - con il Mondiale di mezzo - si parlerà di altre cessioni, di coloro che sono rimasti un'altra annata.
Basti pensare che - leggendo le cifre riguardo questi tre giocatori - il Monaco potrebbe raccogliere altri 300 milioni di euro. Un bottino folle, che fa quasi rivalutare il Porto e la sua costosa bottega. Ma soprattutto Fabinho non è cedibile perché è un pezzo troppo importante: il brasiliano è l'equilibratore del centrocampo monegasco, l'uomo dall'intelligenza tattica superiore.
Sarà un caso, ma l'anno scorso Jardim ha preferito mettere in panchina Joao Moutinho pur di non spostare Fabinho, che ha reso eccezionalmente accanto a Bakayoko. La cosa strana è come Fabinho sia cresciuto senza apparentemente attrarre l'attenzione di nessuno. Alla Fluminense non ha nemmeno esordito, così come al Rio Ave, dove pure aveva firmato un contratto da sei anni.
Poi il passaggio al Real Madrid: prima la Castilla, poi l'unica presenza con i grandi (in un 6-2 al Malaga, in una delle ultime panchine di Mourinho al Real). Il Monaco l'ha notato e l'ha portato alla corte di Ranieri, dove poi è diventato fondamentale sotto Jardim. Inizialmente schierato terzino destro, è stato rimodellato da centrale di centrocampo.
Il suo contratto scade nel giugno 2019, per cui sarà fondamentale chiudere ogni porta quest'estate per poi magari riparlarne la prossima estate, dove l'addio sembra inevitabile. Eccellente tiratore dal dischetto, Fabinho ha segnato anche parecchi gol (12 lo scorso anno), visto l'ottima tecnica di tiro di cui è dotato (precisa più che potente).
E l'incredibile è vedere la discrepanza tra l'attenzione in Europa e l'assoluta indifferenza da parte del Brasile: Fabinho ha giocato appena 4 gare con i verde-oro; è stato convocato per la Copa América Centenario, ma non ha giocato nemmeno un minuto. Che il passaggio allo United serva anche in questa chiave? «Lui è concentrato sul Monaco», ha ribadito Jardim. Portatemi via tutti, tranne lui.

Fabinho, 23 anni, è un altro dei gioielli di casa Monaco.

31.7.17

ROAD TO JAPAN: Yamato Machida (町田 也真人)

Buonasera a tutti e benvenuti a un (tardivo) settimo numero del 2017 di "Road To Japan", la rubrica che vi consiglia i migliori talenti del Sol Levante. Oggi ci spostiamo nella prefettura di Chiba, dove il JEF United non riesce a tornare in J1 League, ma può contare su un "10" molto creativo: Yamato Machida.

SCHEDA
Nome e cognome: Yamato Machida (町田 也真人)
Data di nascita: 18 dicembre 1989 (età: 27 anni)
Altezza: 1.66 m
Ruolo: Trequartista, seconda punta
Club: JEF United Chiba (2012-?)

Photo: Atsushi Tokomaru


STORIA
Figlio della prefettura di Saitama, Machida trova nel padre una prima sponda per l'iniziazione allo sport, visto che Ryuji Machida è attualmente nel board degli Urawa Red Diamonds e si occupa della gestione del settore giovanile. Dopo aver frequentato la Saitama Sakae High School, è il turno dell'università.
Machida sceglie la Senshu University, famosa istituzione a Chiyoda, uno dei tanti quartieri che compone l'enorme metropoli di Tokyo. Il giovane Yamato rimane quattro anni all'università, facendosi spesso notare e attirando l'attenzione di diversi club.
Tra questi, a spuntarla è il JEF United Chiba, che vuole tornare in J1 e punta sull'assunzione di giovani talenti da mixare all'esperienza di veterani aggiunti nel roster. Pian piano - nonostante i tanti cambi alla guida del club - Machida trova sempre più spazio, nonché responsabilità e gol.
Il 2016 è stato l'anno della rivelazione: 11 gol, di cui alcuni di pregevole fattura. E sebbene il JEF abbia nuovamente rinnovato la guida tecnica - al momento in cui scriviamo c'è Juan Esnáider, ex Juve -, Machida si è preso la "10", il ruolo di vice-capitano e sta colmando l'addio di Ide (passato al Gamba Osaka).

CARATTERISTICHE TECNICHE
Né atleticamente, né soprattutto fisicamente parliamo di un giocatore devastante. E non può nemmeno diventarlo, perché i limiti fisici - compresa un'altezza ridotta - impediscono margini di progresso. Tuttavia, ciò che mi stupisce è la genialità di cui dispone: trequartista nato, può giocare da seconda punta e dispensare giocate dall'insensatezza assoluta.
Colpi di tacco o gol da metà campo, Machida è il tipo di giocatore forse difficile da incastonare in un contesto tattico molto rigido, ma che vale il prezzo del biglietto. Se diventasse pure più concreto, sarebbe ingiocabile persino nella prima divisione giapponese.

STATISTICHE
2012 - JEF United Chiba: 9 presenze, 0 reti
2013 - JEF United Chiba: 12 presenze, 0 reti
2014 - JEF United Chiba: 32 presenze, 1 rete
2015 - JEF United Chiba: 19 presenze, 2 reti
2016 - JEF United Chiba: 35 presenze, 11 reti
2017 - JEF United Chiba (in corso): 23 presenze, 3 reti

NAZIONALE
Difficile che Machida possa raggiungere la nazionale. Anzi, lo potremmo già aggiungere a quella lista di giocatori che (immeritatamente) non ha mai vestito la maglia della nazionale nemmeno una volta. Un giocatore di seconda divisione - a meno che non faccia parte di grandi decadute - difficilmente sarà chiamato.

LA SQUADRA PER LUI
A meno che non arrivi la promozione per il JEF United - nobile decaduta della J. League, in J2 dal 2010 - sembra difficile vederlo ancora a Chiba per combattere in seconda divisione. Meglio una promozione "individuale" o il passaggio in un campionato di seconda fascia europeo: Belgio e Svizzera sarebbero due ottime destinazioni.



28.7.17

I minnows della foresta.

Nailsworth è una cittadina di pochi abitanti in Inghilterra. Veramente pochi: nel 2011, l'ultimo censimento disponibile segnalava 5800 abitanti in questa porzione di Gloucestershire, sconosciuta ai più. Da questa stagione, sarà anche la casa di una squadra professionistica nel calcio britannico: il Forest Green Rovers è arrivato finalmente in Football League.

Mark Cooper, 48 anni, l'uomo che ha portato i Rovers in League Two.

Eppure il Forest Green Rovers è uno dei club più antichi dell'Inghilterra, nato nel 1889 per il volere del reverendo E.J.H. Peach, ritrovandosi a essere uno dei membri fondanti del Mid-Gloucestershire League. Ed è pazzesco pensare come questo club sia stato nelle leghe minori una vita intera, arrivando nella Hellenic League Premier Division solo nel 1975.
Il bello è che non sto menzionando un importante campionato, ma solo una lega che non era di contea o cittadina, bensì regionale. The Little Club on the Hill - questo il soprannome della società - vince addirittura la Football Association Challenge Vase, la coppa riservata ai dilettanti, alzata nella finale del 1982, con un trionfo per 3-0 sul Rainworth Miners Welfare.
Non solo il trofeo, perché c'è anche l'arrivo alla Southern Football League, che però è sempre il sesto livello della piramide calcistica britannica. Un lungo viaggio, che li vede anche cambiare nome - passando momentaneamente a Stroud Football Club, presto abbandonato - e raggiunge la Football Conference nel 1998-99.
Solo all'alba degli anni 2000, il Forest Green Rovers riesce ad affacciarsi all'anticamera del calcio professionistico. Il problema è che - nonostante il secolo di storia alle spalle - non è facile superare l'ultimo ostacolo per accedere al mondo dei grandi. Non basta qualche partecipazione in F.A. Cup, dove i Rovers cominciano a comparire negli ultimi anni.
Ci vuole la promozione. E non è facile, visto che il club finisce un paio di volte in zona retrocessione (salvandosi per disavventure finanziarie di altre società). Tuttavia, c'è uno sconvolgimento nel 2010, come il cambio di proprietà che dà maggior stabilità all'intero ambiente. E così il Forest diventa un contendente serio per la salita in Foobtall League.
Nelle ultime tre stagioni, il club ha avuto altrettante chance per centrare quest'obiettivo. Non è stato abbastanza forte da vincere la Football Conference, ma ha partecipato a tre play-off: nel 2014-15 è stato eliminato in semifinale dal Bristol Rovers; l'anno successivo ha raggiunto la finale, perdendo però con il Grimsby Town. Infine, è arrivata la vittoria nell'ultimo atto: 3-1 al Tranmere Rovers e promozione!

Contro il più conosciuto Tranmere Rovers, i ragazzi di Cooper strappano un 3-1 e la promozione di fronte ai 18mila di Wembley.

Il merito va a un gruppo che si è consolidato negli anni. Ad alcuni giocatori che si sono distinti, come Christian Doidge, il classe '92 che ha un passato nel basket e che è stato decisivo con una doppietta nella finale di Wembley. O il tecnico Mark Cooper, che dopo una carriera passata in leghe minori torna in Football League, dove si era distinto alla guida dello Swindon Town.
Ma forse questa squadra sarà soprattutto quelle di Dale Vince ed Ecotricity. Cos'è questa compagnia?
Ecotricity ha rilevato il Forest Green Rovers nell'estate 2010, quando il club navigava nelle difficoltà della bassa classifica. La novità ha fatto scalpore soprattutto perché la compagnia e Vince hanno imposto delle novità: niente più carne rossa, dieta vegetariana, campo in materiale organico.
Non solo: l'energia dello stadio - "New Lawn", 5100 spettatori appena - viene rilevata da pannelli fotovoltaici. Tutto questo in Inghilterra, dove i fans ospiti spesso si ritrovano con del cibo che non mangerebbero nemmeno sotto tortura. E tutto questo senza contare il piano per "Eco Park", il nuovo stadio che avrebbe più o meno la stessa capienza, ma che sarebbe fatto tutto di legno.
E le curiosità non finiscono qui: lo stemma del Forest Green Rovers ricordava inizialmente quello del Barcellona, ma è stato cambiato nel 2011; stessa sorte per la maglia (via le strisce bianconere, dentro il verde per la missione green). In più, "Moneyball" non è solo un film per il club, ma una filosofia di vita, con i giocatori che vengono acquistati in base a particolari statistiche (ma non è una novità nel mondo del calcio).
Ora c'è la Football League. Del resto, Vince aveva promesso che il nuovo stadio avrebbe visto la luce con il club già nel professionismo. E ora l'ambizione è quella di salire ancora, magari con il giusto tempo e senza proclami esagerati (come quello di "vincere facilmente la League One", che sarebbe la divisione superiore). L'esordio sarà il 5 agosto prossimo, in casa, contro il Barnet. I minnows della foresta sono pronti a sorprendere.

Luke James, 22 anni, ex prodigio e uno dei colpi di mercato dei Rovers.

17.7.17

UNDER THE SPOTLIGHT: Rónald Matarrita

Buon pomeriggio a tutti e benvenuti al settimo numero del 2017 riguardante "Under The Spotlight", la rubrica che ci consente di viaggiare per il globo e scoprire nuovi talenti. Oggi andiamo in Costa Rica, ma forse anche a New York, visto che il suddetto protagonista si è trasferito da un anno nella Grande Mela: parliamo di Rónald Matarrita.

SCHEDA
Nome e cognome: Rónald Alberto Matarrita Ulate
Data di nascita: 9 luglio 1994 (età: 23 anni)
Altezza: 1.75 m
Ruolo: Terzino sinistro, esterno di centrocampo
Club: New York City Football Club (2016-?)



STORIA
Cresciuto nel cantone di San Ramón (che fa parte della provincia di Alajuela), Matarrita trova spazio proprio nella squadra locale, che poi è una delle più forte della Liga FPD, l'Alajuelense. A scoprirlo è stato Wílmer López, che non solo è stato un pezzo importante della storia del Costa Rica calcistico tra anni '90 e 2000, ma anche il record-man di presenze per l'Alajuelense.
Lanciato in prima squadra, Matarrita viene svezzato da Óscar Ramírez, anche lui pezzo di storia del club, nonché membro della prima avventura del Costa Rica alla Coppa del Mondo 1990. Ramírez ha allenato l'Alajuelense dal 2010 al 2013 e poi ancora dal 2013 al 2015, prima di esser chiamato alla guida della nazionale. Sotto la sua gestione, Matarrita trova spazio.
Il buon rendimento del ragazzo in tre anni con i Manudos convince il New York City Football Club - club della statunitense Major League Soccer, entrata nella lega solo nell'estate 2015 - ad acquistarlo nel gennaio 2016. Non solo: la cessione di Matarrita è la più remunerativa nella storia dell'Alajuelense, superando quelle di Marco Ureña e Pablo Antonio Gabas.
Matarrita è conscio dell'opportunità di fronte a sé durante la presentazione a New York: «Questa è un'ottima chance per me: quando ho sentito dell'interesse del NYCFC, mi sono sentito onorato. Spero di aiutare la squadra». La possibilità di giocare con Villa, Pirlo e Lampard l'ha motivato: è finito quattro volte nella squadra della settimana, nonché nell'undici Concacaf per il 2016.

CARATTERISTICHE TECNICHE
Innanzitutto Matarrita può contare sulla capacità di interpretare diversi ruoli: giocatore duttile, viene impiegato prevalentemente sul settore sinistro, da terzino o da esterno di centrocampo. In un'epoca di rinascimento per le difese a tre, chissà se potrebbe diventare un feticcio per il ruolo di esterno sinistro a tutto campo; può giocare anche a destra, seppur con risultati minori.
Il punto di forza è sicuramente nel comparto atletico: la corsa di Matarrita è quella di un batterista 4x100, di un atleta olimpionico prestato al calcio. Non ha un'accelerazione fulminea, ma è costante e alla lunga stanca l'avversario. Ha anche una discreta visione di gioco, ma dovrà abbonarci una tecnica migliorata, perché sinora sembra ancora troppo grezza.

STATISTICHE
2013/14 - Alajuelense: 12 presenze, 0 reti
2014/15 - Alajuelense: 40 presenze, 3 reti
2015/16 - Alajuelense: 20 presenze, 1 rete
2016 - New York City FC: 27 presenze, 1 rete
2017 - New York City FC (in corso): 9 presenze, 0 reti

NAZIONALE
Già protagonista nelle rappresentative giovanili, Matarrita ha esordito con il Costa Rica nel settembre 2015 per volere del ct Óscar Ramírez, arrivato da qualche settimana al posto di Wanchope. Matarrita ha tenuto il posto in squadra, anche se ha giocato meno nel 2017. E non era una conquista scontata, visto che - nonostante disavventure e infortuni - il Costa Rica vanta due ottimi interpreti sugli esterni come Bryan Oviedo e Christian Gamboa
Ha saltato la Gold Cup per infortunio, ma ha giocato la Copa América Centenario dell'anno passato e soprattutto è stato fondamentale in un paio di vittorie del Costa Rica sulla strada per i Mondiali (contro Panama e Trinidad & Tobago, in cui è andato entrambe le volte a segno).

LA SQUADRA PER LUI
Il trasferimento in MLS è stato uno step intermedio necessario, che può dargli riconoscibilità internazionale (unito alla continuità con la nazionale). Forse nell'estate 2018 - dopo un Mondiale giocato da protagonista - Matarrita potrebbe esser pronto al salto: sarebbe bello per una volta fare da sponsor per la Serie A, che potrebbe giovare dell'arrivo di un giocatore così poliedrico e in crescita.

6.7.17

Gold Cup 2017 – Pronti alle sorprese

Stati Uniti, Messico, Stati Uniti (x2), Messico (x2), Stati Uniti... Messico. Questo è l'albo d'oro della Gold Cup dal 2002 a oggi, con le due super-potenze della CONCACAF che hanno monopolizzato i trofei, lasciando agli altri le briciole (cinque volte l'altra finalista non era una di queste due nazionali. E una volta è stata il Brasile). Ma chissà che il 2017 non ci porti qualche sorpresa...

Il pallone della Gold Cup 2017: molto bello.

Gruppo A: Honduras, Costa Rica, Guiana francese, Canada

Con il mago Jorge Luis Pinto alla sua guida, l'Honduras spera di superare il girone e da lì vedere come possono andare le cose. Il secondo posto del '91 sembra un mezzo miraggio, visto che non ci saranno alcuni elementi fondamentali (Najar, Espinoza, Martinez, Izaguirre). Tuttavia, La H è una delle poche nazionali a pieni ranghi per questa competizione: che possa toccar a loro?

     Stesso discorso per il Costa Rica, che viene dal quarto di finale del Mondiale 2014, ma ha deluso terribilmente all'ultima Gold Cup del 2015. Il gruppo è rimasto più o meno lo stesso (con la strana assenza di Keylor Navas, che dovrebbe invece presenziare a queste occasioni), ma con un tecnico diverso, quell'Óscar Ramírez che ha preso il posto di Wanchope e sta svolgendo un ottimo lavoro. Che sia la volta buona?

Debutto sarà e debutto sia: la Guiana francese - dopo aver perso il pass per l'edizione del 2015 nell'incredibile play-off contro l'Honduras - esordirà alla Gold Cup nel 2017. Il duo composto da Marie-Rose Carême e Jaïr Karam ha portato Les Yana Dòkòs alla manifestazione tramite il terzo posto alla Coppa Caraibica di quest'anno. Sarà comunque un successo, validato dalla presenza di Florent Malouda.

Siamo sempre al solito discorso: il Canada è pronto? Merita veramente di essere già al Gold Cup solo perché è un paese grande? O ci stiamo prendendo in giro? Di sicuro, una nazionale che presenta nel suo roster sia un classe '79 (Patrice Bernier) che un 2000 (Alphonso Davies) non ha le idee chiarissime. Starà al neo-ct Octavio Zambrano trascinare il Canada ai quarti, che mancano dal 2009 (!).

Gruppo B: Stati Uniti, Panama, Martinica, Nicaragua

Riconquistare l'America, ma anche sperimentare: non è una nazionale da vittoria sicura quella che Bruce Arena porterà a questa Gold Cup. Viene quasi da chiedersi se non stia usando la manifestazione stile-Loew, per testare qualche ragazzo: non ci sarà Clint Dempsey, così come Howard, Brooks, Yedlin, Altidore, Wood e soprattutto Pulisic, che mi aspettavo presente per questa rassegna. Chissà se è stata la scelta giusta.

    Anche qui, rifondazione totale: Panama sta un filo faticando nel girone di qualificazione a Russia 2018 e probabilmente il roblo del siglo subito due anni fa - nella semifinale contro il Messico, un penalty per lo meno discutibile privò i Canaleros della finale contro la Giamaica - ha fatto il resto. Qualche nome storico c'è, ma la mancanza di Penedo, Torres, Baloy e soprattutto della coppia gol Pérez-Tejada indica che c'è voglia di cambiare.

    Non sarà la prima volta per Martinica, ma c'è il desiderio di stupire da parte dei Matinino, che sono alla quinta partecipazione a questa competizione. Per loro sarebbe già tanto andare avanti e superare il girone, ma il movimento rimane in crescita (come hanno conferato Simone Pierotti e Alessandro Mastroluca in un ottimo pezzo per MondoFutbol). Nicaragua torna alla Gold Cup dopo ben otto anni (!) e un difficile play-off contro Haiti, vinto complessivamente 4-3 (dopo aver perso 3-1 l'andata ed esser stati sullo 0-0 fino all'82' della gara di ritorno!). Nessuno sembra aspettarsi molto da loro, ma il lavoro del tecnico costaricano Duarte potrebbe sortire gli effetti sperati qualora i Pinoleros riuscissero a strappare tre punti. Una vittoria potrebbe bastare per andare ai quarti.
Clint Dempsey, 34 anni, sarà solo uno dei tanti assenti alla prossima Gold Cup.


Gruppo C: Messico, Curaçao, El Salvador, Giamaica

  Si riparte da campioni, come spesso è successo negli ultimi anni. Dopo la crisi del finale della gestione Klinsmann per gli Stati Uniti, il Messico è la super-potenza della Concacaf, tanto da aver sfiorato il terzo posto in Confederations Cup e aver già mezzo biglietto in tasca per la Russia (Osorio ha fatto un gran lavoro). Anche El Tri ha una squadra sperimentale, ma tanti talenti giovani potrebbero bastare per vincere questa Gold Cup in taglia small.

  L'altro esordio di questo 2017 è quello di Curaçao, che spera di sorprendere tutti in quello che, però, è il girone più complicato, specie per le avversarie che si presentano di fronte alle eredi delle Antille Olandesi. Remko Bicentini è succeduto a Patrick Kluivert e la vittoria della Coppa Caraibica conferma che i progressi sono notevoli. Basteranno per far bella figura?

  El Salvador torna alla Gold Cup dopo il terremoto mediatico del 2013, quando le accuse di match-fixing portarono a molte sospensioni e a tanti giocatori persi dalla nazionale. Ormai rimane poco e ricostruire non è stato facile per Edoardo Lara, il ct, che però sarà felice di esser presente. I gol di Rodolfo Zelaya non dovrebbero bastare a salvaguardare il futuro.

Dopo l'incredibile finale raggiunta due anni fa, la Giamaica dovrebbe cercare di ripartire con lo stesso obiettivo. Purtroppo, molti protagonisti non ci sono più, Winfried Schäfer nemmeno ed è tornato quel Theodore Whitmore che è sì una leggenda della nazionale, ma non sembra poter dare altrettanta sicurezza in panchina. Basterà per passare il turno, ma da lì in poi è tutto incerto.


30.6.17

ROAD TO JAPAN: Hayao Kawabe (川辺駿)

Buon pomeriggio a tutti e benvenuti alla sesta puntata del 2017 per "Road To Japan", la rubrica che vi consiglia i maggiori talenti del Sol Levante. Per il numero odierno ci spostiamo a Shizuoka, dove il Júbilo Iwata sta sorprendendo tutti con un campionato a buoni livelli dopo un 2016 sofferto. Il merito è anche di Hayao Kawabe, mezzala creativa del club.

SCHEDA
Nome e cognome: Hayao Kawabe (川辺駿)
Data di nascita: 8 settembre 1995 (età: 21 anni)
Altezza: 1.78 m
Ruolo: Centrocampista centrale, mezzala
Club: Júbilo Iwata (2015-?)




STORIA
Kawabe gravita verso il calcio grazie all'influenza del fratello, di quattro anni più grande e appassionato del sakka. Nel sobborgo dov'è nato - Asakita-ku - c'è l'Hiroshima Koyo Football Club, una piccola società che ha ospitato gli inizi di diversi giocatori di J. League: su tutti, Masato Morishige, che da lì volò verso Oita e la nazionale.
Non ci vuole molto perché il Sanfrecce - la squadra principale della città, nonché pro in J. League - lo noti. Kawabe è nella generazione che cresce alle spalle di Hisato Sato e compagni: con Miyawara e Otani, contribuisce a diversi successi, finché non esordisce nella stagione 2013. Esordisce in Champions League asiatica e ha la fortuna di firmare un contratto da pro, nonché di vivere il secondo titolo consecutivo del club.
A quel punto, però, non arriva l'aumento di minutaggio che Kawabe (forse) si aspettava: nonostante il 3-4-2-1 di Moriyasu sia un'ottima collocazione per lui e nel 2014 arrivi la promozione ufficiale in prima squadra (con lui Chajima e Minagawa), il centrocampista gioca appena sei partite e colleziona qualche presenza con la selezione U-22 in terza divisione. Il prestito sembra l'unica via per trovare spazio.
Qui spunta la figura di Hiroshi Nanami: l'ex stella del calcio giapponese è diventato il tecnico del Júbilo Iwata dal settembre 2014, ma è reduce dall'enorme delusione della stagione precedente, quando la squadra di Shizuoka è stata battuta ai play-off dal Montedio Yamagata. Persa la promozione, c'è bisogno di qualche rinforzo per puntare alla risalita diretta: Kawabe è tra i prescelti.
Nanami dimostra subito di fidarsi del ragazzo, tanto da fargli giocare ben 34 partite, accompagnate da tre reti: è la seconda divisione, ma l'impatto di Kawabe è notevole. La promozione arriva e il ragazzo rimane un altro anno in prestito a Shizuoka, dove disputa un'altra buona stagione. Paradossalmente, la partenza di Yuki Kobayashi (altro talento: ne parlammo nel marzo 2016) gli ha aperto altri spazi.
Il prestito è stato ulteriormente prolungato, ma Kawabe ha persino alzato il rendimento: con l'arrivo dell'esperto Shunsuke Nakamura, il ragazzo sta apprendendo parecchio.


CARATTERISTICHE TECNICHE
Ottime capacità d'inserimento, legate a una discreta legnata dai 25-30 metri, gli consentono di andare spesso in gol. Anche la visione di gioco sembra in crescita (nell'ultima gara contro il FC Tokyo, ha messo un bell'assist ad Adailton). Onestamente sembra un all-rounder, che ha dei buoni fondamentali un po' in tutto: fisicamente sembra leggerino, ma è un difetto comune a molti giocatori nipponici. Basterà questo pacchetto per farcela in Europa?

STATISTICHE
2013 - Sanfrecce Hiroshima: 5 presenze, 0 reti
2014 - Sanfrecce Hiroshima: 6 presenze, 0 reti
2014 - J. League U-22 Selection: 1 presenza, 0 reti
2015 - Júbilo Iwata: 34 presenze, 3 reti
2015 - → J. League U-22 Selection: 0 presenze, 0 reti
2016 -  Júbilo Iwata: 31 presenze, 2 reti
2017 -  Júbilo Iwata (in corso): 19 presenze, 3 reti

NAZIONALE
Difficile che potesse esser chiamato per Rio 2016, perché Kawabe era un giocatore poco collocabile nel 4-4-2 di Teguramori: non poteva fare pienamente l'esterno, non può fare il centrale di un centrocampo a due e non c'erano trequartisti puri nella Nippon Daihyo andata in Brasile. Sicuramente l'EAFF Asian Cup di dicembre potrebbe essere una chance per mettersi in mostra con Halilhodzic dopo una buona stagione.

LA SQUADRA PER LUI
Non so quanta solidità abbia transfermarkt in campo di contratti giapponesi, ma in realtà Kawabe sembrerebbe agli ultimi sei mesi con il Júbilo Iwata: dopo un prestito di tre stagioni, ci sono tre strade. La conferma a Shizuoka, il ritorno a Hiroshima o un'avventura oltre oceano. Il ragazzo sembra pronto per il salto e sarei curioso di vederlo come mezzala in Liga o in Eredivisie, perché una visione creativa ed eccitante del gioco.