19.7.13

Un alieno a Parigi, un torero a Firenze.

Brutto quando c'è un addio annunciato. Allo stesso modo, quando incontri una novità eccitante, all'inizio ti senti invincibile. Sono queste le sensazioni che s'incontrano sulla strada tra Napoli e Firenze, dove si consumano un addio e un arrivo, tanto annunciati quanto attesi. Se Edinson Cavani lascia gli azzurri dopo tre anni straordinari, in Toscana sta per arrivare Mario Gómez.

Aurelio De Laurentiis, 64 anni, e Diego Della Valle, 60: affari per entrambi.

El Matador ha fatto del suo meglio per rendimento sul campo. Forse deve migliorare dal dischetto, ma non si segnano 104 gol in 138 presenze per caso. La crescita di Cavani è stata lampante ed il rapporto con il Napoli è stato proficuo. Mazzarri ha interpretato al meglio il ruolo di prima punta nel suo 3-4-2-1, permettendo a lui ed agli azzurri di ottenere grandissimi risultati.
Al tempo stesso, Cavani deve ringraziare il Napoli, perché la vera crescita è avvenuta all'ombra del Vesuvio: con il triennio sotto il Vesuvio, l'attaccante ha adesso uno status di giocatore mondiale che di certo non deteneva quando è arrivato, nell'estate del 2010. Anche in nazionale, Cavani veniva sacrificato come esterno destro, mettendo da parte le sue capacità realizzative.
Insomma, un rapporto di cui entrambe le parti hanno beneficiato. Tuttavia, era chiaro dall'estate scorsa come Cavani volesse di più. Il Napoli occupa stabilmente le prime posizioni in Italia, ma «l'erba del vicino è sempre più verde», specie se dai fili spuntano (petrol)dollari. E qui mi sento di fare una piccola critica all'uruguayano, sempre libero di decidere il suo destino. 
Ha rifiutato il Manchester City perché i Citizens non avevano il peso storico del Real Madrid, ad esempio. Poi, però, Cavani si è accasato al PSG. L'attaccante ha ritardato di un anno l'inevitabile: senza la clausola e il rinnovo proposto da De Laurentiis la scorsa estate, l'uruguayano sarebbe partito prima. È rimasto per un contratto adeguato e per vincere lo scudetto: non è andata così, ma a Napoli possono sorridere.
Si parla tanto di "modello Udinese": gli azzurri hanno una storia diversa dai friulani, ma in un calcio povero come quello italiano, bisogna guardare anche il bilancio. Con i 60 milioni che rimarranno dalla cessione del centravanti (cinque andranno al Palermo), il Napoli potrà costruire quella squadra da scudetto che non c'è mai stata. 
E le dimostrazioni già ci sono: sono arrivati Mertens, Rafael e oggi sosterrà le visite mediche Callejon. Se arrivano un vice-Maggio, Julio Cesar, un centrocampista, ma sopratutto il sostituto di Cavani e un grande difensore, il Napoli avrà una squadra competitiva. L'uruguayano ha lasciato dei bei ricordi, una Coppa Italia vinta e tante serate da fenomeno (triplette, doppiette e anche un poker in Europa League).


Edinson Cavani saluta Napoli dopo tre anni e 104 reti.

Per una Serie A che perde il suo protagonista principale, ne arriva un altro che potrebbe prendere il posto dell'uruguayano: quel Mario Gómez mai accostato al calcio italiano, ma così chiacchierato da quando la Fiorentina ha cominciato a pensare a lui. Del resto, non è la prima volta che le strade di Bayern Monaco e dei viola s'incrociano: Toni ha fatto il tragitto inverso nel 2007, diventando un idolo in Germania.
Inoltre, c'è chi ancora è rimasto bruciato dagli ottavi di Champions League del 2010, quando i tedeschi fecero fuori la Fiorentina, con una gara d'andata discutibile e un super-Robben. Ora, però, è tempo di accogliere il centravanti tedesco, che ha un passato importante ed è pronto a raccogliere il testimone di chi ha fatto la storia in quel di Firenze. I 16 milioni spesi per l'ex Bayern rappresentano un investimento importante.
Guardando la carriera di Gómez, si nota come il ragazzo è sempre stato importante: colonna della nazionale tedesca (seppur da panchinaro, ma con Klose non è facile esser titolari), ha fatto tanti gol a Stoccarda, prima che il Bayern spendesse 33 milioni per averlo. Ben ripagati, visto che - prima stagione a parte - il centravanti ha fatto bene a Monaco: un bottino 113 reti in 174 partite, tanti trofei e la Champions.
Tuttavia, nonostante il Triplete e le 19 marcature in 32 presenze di quest'anno, Gómez ha passato il tempo sopratutto in panca: il titolare era Mandzukic, meno prolifico, ma più adatto al gioco di Heycknes, vista la sua voglia di sacrificarsi. Questo è l'unico dubbio su Gómez: il tedesco si adatterà al calcio italiano? Saprà giocare nel modulo di Montella, che ha previsto un centravanti leggero (Bergessio), se non addirittura il falso nueve (Llajic)?
E sopratutto: il tedesco saprà dimostrare come Heycknes si sbagliava su di lui? Tutti interrogativi per le quali risposte dovremo attendere la prossima stagione. Del resto, la Serie A ha perso Cavani (e anche Jovetic nelle ultime ore, oltre a Marquinhos), ma potrebbe aver guadagnato un nuovo protagonista. Di origini spagnole, che ha vinto una Champions e che è una sorta di... matador.

Mario Gómez, 28 anni, in maglia viola: è bastato poco per diventare un idolo.

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