17.7.17

UNDER THE SPOTLIGHT: Rónald Matarrita

Buon pomeriggio a tutti e benvenuti al settimo numero del 2017 riguardante "Under The Spotlight", la rubrica che ci consente di viaggiare per il globo e scoprire nuovi talenti. Oggi andiamo in Costa Rica, ma forse anche a New York, visto che il suddetto protagonista si è trasferito da un anno nella Grande Mela: parliamo di Rónald Matarrita.

SCHEDA
Nome e cognome: Rónald Alberto Matarrita Ulate
Data di nascita: 9 luglio 1994 (età: 23 anni)
Altezza: 1.75 m
Ruolo: Terzino sinistro, esterno di centrocampo
Club: New York City Football Club (2016-?)



STORIA
Cresciuto nel cantone di San Ramón (che fa parte della provincia di Alajuela), Matarrita trova spazio proprio nella squadra locale, che poi è una delle più forte della Liga FPD, l'Alajuelense. A scoprirlo è stato Wílmer López, che non solo è stato un pezzo importante della storia del Costa Rica calcistico tra anni '90 e 2000, ma anche il record-man di presenze per l'Alajuelense.
Lanciato in prima squadra, Matarrita viene svezzato da Óscar Ramírez, anche lui pezzo di storia del club, nonché membro della prima avventura del Costa Rica alla Coppa del Mondo 1990. Ramírez ha allenato l'Alajuelense dal 2010 al 2013 e poi ancora dal 2013 al 2015, prima di esser chiamato alla guida della nazionale. Sotto la sua gestione, Matarrita trova spazio.
Il buon rendimento del ragazzo in tre anni con i Manudos convince il New York City Football Club - club della statunitense Major League Soccer, entrata nella lega solo nell'estate 2015 - ad acquistarlo nel gennaio 2016. Non solo: la cessione di Matarrita è la più remunerativa nella storia dell'Alajuelense, superando quelle di Marco Ureña e Pablo Antonio Gabas.
Matarrita è conscio dell'opportunità di fronte a sé durante la presentazione a New York: «Questa è un'ottima chance per me: quando ho sentito dell'interesse del NYCFC, mi sono sentito onorato. Spero di aiutare la squadra». La possibilità di giocare con Villa, Pirlo e Lampard l'ha motivato: è finito quattro volte nella squadra della settimana, nonché nell'undici Concacaf per il 2016.

CARATTERISTICHE TECNICHE
Innanzitutto Matarrita può contare sulla capacità di interpretare diversi ruoli: giocatore duttile, viene impiegato prevalentemente sul settore sinistro, da terzino o da esterno di centrocampo. In un'epoca di rinascimento per le difese a tre, chissà se potrebbe diventare un feticcio per il ruolo di esterno sinistro a tutto campo; può giocare anche a destra, seppur con risultati minori.
Il punto di forza è sicuramente nel comparto atletico: la corsa di Matarrita è quella di un batterista 4x100, di un atleta olimpionico prestato al calcio. Non ha un'accelerazione fulminea, ma è costante e alla lunga stanca l'avversario. Ha anche una discreta visione di gioco, ma dovrà abbonarci una tecnica migliorata, perché sinora sembra ancora troppo grezza.

STATISTICHE
2013/14 - Alajuelense: 12 presenze, 0 reti
2014/15 - Alajuelense: 40 presenze, 3 reti
2015/16 - Alajuelense: 20 presenze, 1 rete
2016 - New York City FC: 27 presenze, 1 rete
2017 - New York City FC (in corso): 9 presenze, 0 reti

NAZIONALE
Già protagonista nelle rappresentative giovanili, Matarrita ha esordito con il Costa Rica nel settembre 2015 per volere del ct Óscar Ramírez, arrivato da qualche settimana al posto di Wanchope. Matarrita ha tenuto il posto in squadra, anche se ha giocato meno nel 2017. E non era una conquista scontata, visto che - nonostante disavventure e infortuni - il Costa Rica vanta due ottimi interpreti sugli esterni come Bryan Oviedo e Christian Gamboa
Ha saltato la Gold Cup per infortunio, ma ha giocato la Copa América Centenario dell'anno passato e soprattutto è stato fondamentale in un paio di vittorie del Costa Rica sulla strada per i Mondiali (contro Panama e Trinidad & Tobago, in cui è andato entrambe le volte a segno).

LA SQUADRA PER LUI
Il trasferimento in MLS è stato uno step intermedio necessario, che può dargli riconoscibilità internazionale (unito alla continuità con la nazionale). Forse nell'estate 2018 - dopo un Mondiale giocato da protagonista - Matarrita potrebbe esser pronto al salto: sarebbe bello per una volta fare da sponsor per la Serie A, che potrebbe giovare dell'arrivo di un giocatore così poliedrico e in crescita.

6.7.17

Gold Cup 2017 – Pronti alle sorprese

Stati Uniti, Messico, Stati Uniti (x2), Messico (x2), Stati Uniti... Messico. Questo è l'albo d'oro della Gold Cup dal 2002 a oggi, con le due super-potenze della CONCACAF che hanno monopolizzato i trofei, lasciando agli altri le briciole (cinque volte l'altra finalista non era una di queste due nazionali. E una volta è stata il Brasile). Ma chissà che il 2017 non ci porti qualche sorpresa...

Il pallone della Gold Cup 2017: molto bello.

Gruppo A: Honduras, Costa Rica, Guiana francese, Canada

Con il mago Jorge Luis Pinto alla sua guida, l'Honduras spera di superare il girone e da lì vedere come possono andare le cose. Il secondo posto del '91 sembra un mezzo miraggio, visto che non ci saranno alcuni elementi fondamentali (Najar, Espinoza, Martinez, Izaguirre). Tuttavia, La H è una delle poche nazionali a pieni ranghi per questa competizione: che possa toccar a loro?

     Stesso discorso per il Costa Rica, che viene dal quarto di finale del Mondiale 2014, ma ha deluso terribilmente all'ultima Gold Cup del 2015. Il gruppo è rimasto più o meno lo stesso (con la strana assenza di Keylor Navas, che dovrebbe invece presenziare a queste occasioni), ma con un tecnico diverso, quell'Óscar Ramírez che ha preso il posto di Wanchope e sta svolgendo un ottimo lavoro. Che sia la volta buona?

Debutto sarà e debutto sia: la Guiana francese - dopo aver perso il pass per l'edizione del 2015 nell'incredibile play-off contro l'Honduras - esordirà alla Gold Cup nel 2017. Il duo composto da Marie-Rose Carême e Jaïr Karam ha portato Les Yana Dòkòs alla manifestazione tramite il terzo posto alla Coppa Caraibica di quest'anno. Sarà comunque un successo, validato dalla presenza di Florent Malouda.

Siamo sempre al solito discorso: il Canada è pronto? Merita veramente di essere già al Gold Cup solo perché è un paese grande? O ci stiamo prendendo in giro? Di sicuro, una nazionale che presenta nel suo roster sia un classe '79 (Patrice Bernier) che un 2000 (Alphonso Davies) non ha le idee chiarissime. Starà al neo-ct Octavio Zambrano trascinare il Canada ai quarti, che mancano dal 2009 (!).

Gruppo B: Stati Uniti, Panama, Martinica, Nicaragua

Riconquistare l'America, ma anche sperimentare: non è una nazionale da vittoria sicura quella che Bruce Arena porterà a questa Gold Cup. Viene quasi da chiedersi se non stia usando la manifestazione stile-Loew, per testare qualche ragazzo: non ci sarà Clint Dempsey, così come Howard, Brooks, Yedlin, Altidore, Wood e soprattutto Pulisic, che mi aspettavo presente per questa rassegna. Chissà se è stata la scelta giusta.

    Anche qui, rifondazione totale: Panama sta un filo faticando nel girone di qualificazione a Russia 2018 e probabilmente il roblo del siglo subito due anni fa - nella semifinale contro il Messico, un penalty per lo meno discutibile privò i Canaleros della finale contro la Giamaica - ha fatto il resto. Qualche nome storico c'è, ma la mancanza di Penedo, Torres, Baloy e soprattutto della coppia gol Pérez-Tejada indica che c'è voglia di cambiare.

    Non sarà la prima volta per Martinica, ma c'è il desiderio di stupire da parte dei Matinino, che sono alla quinta partecipazione a questa competizione. Per loro sarebbe già tanto andare avanti e superare il girone, ma il movimento rimane in crescita (come hanno conferato Simone Pierotti e Alessandro Mastroluca in un ottimo pezzo per MondoFutbol). Nicaragua torna alla Gold Cup dopo ben otto anni (!) e un difficile play-off contro Haiti, vinto complessivamente 4-3 (dopo aver perso 3-1 l'andata ed esser stati sullo 0-0 fino all'82' della gara di ritorno!). Nessuno sembra aspettarsi molto da loro, ma il lavoro del tecnico costaricano Duarte potrebbe sortire gli effetti sperati qualora i Pinoleros riuscissero a strappare tre punti. Una vittoria potrebbe bastare per andare ai quarti.
Clint Dempsey, 34 anni, sarà solo uno dei tanti assenti alla prossima Gold Cup.


Gruppo C: Messico, Curaçao, El Salvador, Giamaica

  Si riparte da campioni, come spesso è successo negli ultimi anni. Dopo la crisi del finale della gestione Klinsmann per gli Stati Uniti, il Messico è la super-potenza della Concacaf, tanto da aver sfiorato il terzo posto in Confederations Cup e aver già mezzo biglietto in tasca per la Russia (Osorio ha fatto un gran lavoro). Anche El Tri ha una squadra sperimentale, ma tanti talenti giovani potrebbero bastare per vincere questa Gold Cup in taglia small.

  L'altro esordio di questo 2017 è quello di Curaçao, che spera di sorprendere tutti in quello che, però, è il girone più complicato, specie per le avversarie che si presentano di fronte alle eredi delle Antille Olandesi. Remko Bicentini è succeduto a Patrick Kluivert e la vittoria della Coppa Caraibica conferma che i progressi sono notevoli. Basteranno per far bella figura?

  El Salvador torna alla Gold Cup dopo il terremoto mediatico del 2013, quando le accuse di match-fixing portarono a molte sospensioni e a tanti giocatori persi dalla nazionale. Ormai rimane poco e ricostruire non è stato facile per Edoardo Lara, il ct, che però sarà felice di esser presente. I gol di Rodolfo Zelaya non dovrebbero bastare a salvaguardare il futuro.

Dopo l'incredibile finale raggiunta due anni fa, la Giamaica dovrebbe cercare di ripartire con lo stesso obiettivo. Purtroppo, molti protagonisti non ci sono più, Winfried Schäfer nemmeno ed è tornato quel Theodore Whitmore che è sì una leggenda della nazionale, ma non sembra poter dare altrettanta sicurezza in panchina. Basterà per passare il turno, ma da lì in poi è tutto incerto.


30.6.17

ROAD TO JAPAN: Hayao Kawabe (川辺駿)

Buon pomeriggio a tutti e benvenuti alla sesta puntata del 2017 per "Road To Japan", la rubrica che vi consiglia i maggiori talenti del Sol Levante. Per il numero odierno ci spostiamo a Shizuoka, dove il Júbilo Iwata sta sorprendendo tutti con un campionato a buoni livelli dopo un 2016 sofferto. Il merito è anche di Hayao Kawabe, mezzala creativa del club.

SCHEDA
Nome e cognome: Hayao Kawabe (川辺駿)
Data di nascita: 8 settembre 1995 (età: 21 anni)
Altezza: 1.78 m
Ruolo: Centrocampista centrale, mezzala
Club: Júbilo Iwata (2015-?)




STORIA
Kawabe gravita verso il calcio grazie all'influenza del fratello, di quattro anni più grande e appassionato del sakka. Nel sobborgo dov'è nato - Asakita-ku - c'è l'Hiroshima Koyo Football Club, una piccola società che ha ospitato gli inizi di diversi giocatori di J. League: su tutti, Masato Morishige, che da lì volò verso Oita e la nazionale.
Non ci vuole molto perché il Sanfrecce - la squadra principale della città, nonché pro in J. League - lo noti. Kawabe è nella generazione che cresce alle spalle di Hisato Sato e compagni: con Miyawara e Otani, contribuisce a diversi successi, finché non esordisce nella stagione 2013. Esordisce in Champions League asiatica e ha la fortuna di firmare un contratto da pro, nonché di vivere il secondo titolo consecutivo del club.
A quel punto, però, non arriva l'aumento di minutaggio che Kawabe (forse) si aspettava: nonostante il 3-4-2-1 di Moriyasu sia un'ottima collocazione per lui e nel 2014 arrivi la promozione ufficiale in prima squadra (con lui Chajima e Minagawa), il centrocampista gioca appena sei partite e colleziona qualche presenza con la selezione U-22 in terza divisione. Il prestito sembra l'unica via per trovare spazio.
Qui spunta la figura di Hiroshi Nanami: l'ex stella del calcio giapponese è diventato il tecnico del Júbilo Iwata dal settembre 2014, ma è reduce dall'enorme delusione della stagione precedente, quando la squadra di Shizuoka è stata battuta ai play-off dal Montedio Yamagata. Persa la promozione, c'è bisogno di qualche rinforzo per puntare alla risalita diretta: Kawabe è tra i prescelti.
Nanami dimostra subito di fidarsi del ragazzo, tanto da fargli giocare ben 34 partite, accompagnate da tre reti: è la seconda divisione, ma l'impatto di Kawabe è notevole. La promozione arriva e il ragazzo rimane un altro anno in prestito a Shizuoka, dove disputa un'altra buona stagione. Paradossalmente, la partenza di Yuki Kobayashi (altro talento: ne parlammo nel marzo 2016) gli ha aperto altri spazi.
Il prestito è stato ulteriormente prolungato, ma Kawabe ha persino alzato il rendimento: con l'arrivo dell'esperto Shunsuke Nakamura, il ragazzo sta apprendendo parecchio.


CARATTERISTICHE TECNICHE
Ottime capacità d'inserimento, legate a una discreta legnata dai 25-30 metri, gli consentono di andare spesso in gol. Anche la visione di gioco sembra in crescita (nell'ultima gara contro il FC Tokyo, ha messo un bell'assist ad Adailton). Onestamente sembra un all-rounder, che ha dei buoni fondamentali un po' in tutto: fisicamente sembra leggerino, ma è un difetto comune a molti giocatori nipponici. Basterà questo pacchetto per farcela in Europa?

STATISTICHE
2013 - Sanfrecce Hiroshima: 5 presenze, 0 reti
2014 - Sanfrecce Hiroshima: 6 presenze, 0 reti
2014 - J. League U-22 Selection: 1 presenza, 0 reti
2015 - Júbilo Iwata: 34 presenze, 3 reti
2015 - → J. League U-22 Selection: 0 presenze, 0 reti
2016 -  Júbilo Iwata: 31 presenze, 2 reti
2017 -  Júbilo Iwata (in corso): 19 presenze, 3 reti

NAZIONALE
Difficile che potesse esser chiamato per Rio 2016, perché Kawabe era un giocatore poco collocabile nel 4-4-2 di Teguramori: non poteva fare pienamente l'esterno, non può fare il centrale di un centrocampo a due e non c'erano trequartisti puri nella Nippon Daihyo andata in Brasile. Sicuramente l'EAFF Asian Cup di dicembre potrebbe essere una chance per mettersi in mostra con Halilhodzic dopo una buona stagione.

LA SQUADRA PER LUI
Non so quanta solidità abbia transfermarkt in campo di contratti giapponesi, ma in realtà Kawabe sembrerebbe agli ultimi sei mesi con il Júbilo Iwata: dopo un prestito di tre stagioni, ci sono tre strade. La conferma a Shizuoka, il ritorno a Hiroshima o un'avventura oltre oceano. Il ragazzo sembra pronto per il salto e sarei curioso di vederlo come mezzala in Liga o in Eredivisie, perché una visione creativa ed eccitante del gioco.

24.6.17

Capitano infinito.

Ci sono bandiere, poi ce ne sono altre che lo sono ancora più di altre. Che vengono esaltate di meno, perché magari legate a contesti meno conosciuti. Perché magari non hanno avuto la fortuna di vivere il periodo migliore della loro nazionale. O più semplicemente perché sono professionisti silenziosi. Qualunque ragione scegliate, c'è Timmy Simons dentro tutte e tre.

Timmy Simons, 40 anni, con la maglia del Club Brugge (© Photo News).

Stessa età di Francesco Totti, Simons nasce nel dicembre '76 a Diest, nella parte nord-est del Belgio, quasi confinante con l'Olanda. Proprio nel Bramante Fiammingo, Simons cresce al KTH Diest, prima che il destino gli regali la prima opportunità da pro nella squadra della città-natale, poi due anni al Lommel (oggi scomparso dalle mappe del calcio belga).
Eppure quell'esperienza gli regala il legame che lo segnerà per tutta la sua carriera: nell'estate 2000, Simons passa al Club Brugge, una delle grandi della Jupiler Pro League. Allo Jan Breydel Stadium, il mediano contribuisce al ritorno ai successi per i Blauw-Zwart, con la conquista di due campionati, altrettante coppe nazionali e tre supercoppe di Belgio. Tutto prima di lasciare il FCB una prima volta.
Già, perché l'offerta del PSV Eindhoven è irrinunciabile: il club olandese la stagione precedente ha sfiorato la finale di Champions League ed è un'occasione d'oro, nonostante Simons sia appena stato nominato capitano. Il mediano rimane cinque stagioni in Olanda, tanto da diventare vice-capitano da subito, capitano dopo l'addio di Philipp Cocu e prendersi addirittura il numero 6, precedentemente appartenuto a Mark van Bommel (che nel frattempo se n'è andato prima al Barcellona, poi al Bayern Monaco).
Dopo cinque anni, però, è tempo di una nuova avventura, nonostante i 34 anni sulla carta d'identità. Simons trova una nuova casa professionale a Norimberga, dove il club locale milita in Bundesliga. Ci vuole poco perché TS diventi un idolo anche in Germania: gioca tutte le 102 gare dei tre campionati passati a Norimberga e nel 2011-12 diventa persino il giocatore con più chilometri percorsi in campo durante quell'annata. A 36 anni.

Recentemente ha ricevuto anche un premio alla carriera: a darlo, c'era Philipp Cocu, con cui ha giocato al PSV Eindhoven.

Forse Simons avrebbe potuto chiudere la carriera lì. Nessuno lo avrebbe rimproverato; invece, Simons ha continuato ed è tornato al primo grande amore, quel Club Brugge che lo stava aspettando a braccia aperte, con la fascia da capitano nuovamente sul suo braccio. Il resto è storia: un'altra coppa, un altro titolo nazionale e un'altra supercoppa per il FCB. Il contratto doveva durare fino al giugno 2015, ma...
Tutto questo senza dimenticare il suo impegno con il Belgio: a oggi, Timmy Simons è secondo nella classifica all-time delle presenze con la nazionale. Ben 94 le volte in cui è sceso in campo per i Diavoli Rossi (-2 da Jan Ceulemans, nonché giocatore più vecchio a scendere in campo per il Belgio), più un Mondiale disputato nel 2002 e la fascia di capitano indossata dal 2004 al 2009, quando il calcio belga aspettava i suoi giovani fenomeni.
Ora ci si chiede se Simons possa continuare: lui ha un contratto con il Club Brugge fino al giugno 2018 (prolungato proprio nel maggio scorso) e ha giocato 41 partite tra campionato, coppa ed Europa nell'ultima stagione, ma sta invechiando. Sembra passata una vita dal 2002, dal Mondiale in Corea e Giappone, dalla Scarpa d'Oro vinta in Belgio come miglior giocatore di quell'annata.
Lo anche Simons, che ha chiesto di vivere un'ultima stagione al Club Brugge in chiave minore, magari centellinandosi: non è un caso che il club abbia già provveduto a comprare un altro mediano, il giovane Marvelous Nakamba, centrocampista dello Zimbabwe arrivato dal Vitesse proprio in questa sessione estiva per cinque milioni di euro.
Spesso si tira fuori il concetto di "capitan futuro". Varie squadre e ambienti lo utilizzano, perché in fondo si cerca sempre l'erede al grande re, al rappresentante massimo di un certo club. Non è una novità e questa cosa non cambierà; tuttavia, la storia di Timmy Simons rappresenta un esempio di come si possa rimanere sempre legati a un ambiente, anche da lontano. Un capitano infinito, insomma.

Simons ha giocato anche 94 partite con la nazionale belga.

17.6.17

UNDER THE SPOTLIGHT: David Babunski

Buon pomeriggio a tutti e benvenuti a "Under The Spotlight", la rubrica che prova a recensire i talenti che si trovano in giro per il mondo. Oggi ci spostiamo in un ambito a me familiare come il Giappone, dove questa primavera è arrivato un uomo discusso, ma soprattutto un ex prodigio: che Yokohama possa rilanciare definitivamente David Babunski?

SCHEDA
Nome e cognome: David Babunski
Data di nascita: 1 marzo 1994 (età: 23 anni)
Altezza: 1.74 m
Ruolo: Centrocampista, mezzala
Club: Yokohama F. Marinos (2017-?)



STORIA
A soli 12 anni, Babunski - nato e cresciuto a Skopje, capitale della Macedonia - viene notato dal Barcellona, che lo preleva dall'UDA Gramenet, altra società giovanile della Catalogna. La Masia è un posto dove notoriamente non si gioca solamente a calcio, ma s'incarna una certa mentalità di gioco, che Babunski ha assorbito in maniera tale da scalare le gerarchie del calcio blaugrana.
La sua storia ha fatto così eco in Macedonia che già nel 2011 - quando ancora doveva esordire con la seconda squadra in Segunda Division - il suo nome è quello prescelto per il premio di "Giovane sportivo dell'anno" nel paese. La famiglia aveva già esperienza nel campo: il padre Boban è stato un difensore che ha giocato in Spagna, proprio come il fratello di David, Dorian (classe '96, ex attaccante del Real Madrid.
Nel 2013, il Barcellona ha promosso ufficialmente Babusnki nella squadra B, quella che gioca in seconda divisione. Nonostante le grandi doti a disposizione, il macedone non è mai riuscito a imporsi veramente come titolare: 19, 16 e 13 presenze in due anni e mezzo sotto gli ordini prima di Eusebio Sacristán, poi di Gerard López. E una sola rete, contro l'Alcorcon nell'ultima giornata del 2013-14.
La separazione - datata gennaio 2016 - è un addio consumato dopo un lungo distacco: Babunski non è riuscito a sfondare, ma al tempo stesso non è come gli altri calciatori. Meno appariscente e più legato alla realtà, il macedone si sente fuori posto al Barca e decide per la separazione consensuale. La mezzala si è avvicinata a casa, firmando con la Stella Rossa di Belgrado e vincendo il campionato.
Tuttavia, come il padre si trasferì in Giappone nel '96, anche David alla fine ha scelto la J. League per ripartire. Ma se Boban Babunski scelse il Gamba Osaka, David si è spostato più a nord: vicino Tokyo, lo Yokohama F. Marinos aveva bisogno disperato di un giocatore nel mezzo tecnicamente forte e capace di segnare. La prima gara contro gli Urawa Red Diamonds - chiusa con un gol - ha dimostrato che la scelta promette bene.

CARATTERISTICHE TECNICHE
Tatticamente preferisce spaziare nella zona centrale: ha una discreta visione di gioco e soprattutto un ottimo tiro, che gli consentono di essere sia centro creativo della squadra che creatore di pericoli per gli avversari. Fisicamente e atleticamente non sembra fortissimo, ma a volte - se il potenziale esplode come deve - questi ostacoli sono superabili. In fondo, Babunski ha una tecnica e una lettura di gioco sconosciuta a tanti.

STATISTICHE
2013-14 - Barcellona B: 19 presenze, 1 reti
2014-15 - Barcellona B: 16 presenze, 0 reti
2015-16 - Barcellona B: 13 presenze, 0 reti / Stella Rossa: 6 presenze, 0 reti
2016-17 - Stella Rossa: 7 presenze, 0 reti
2017 - Yokohama F. Marinos (in corso): 14 presenze, 2 reti

NAZIONALE
Siccome parliamo di un piccolo prodigio in un paese dalla reputazione calcistica poco sviluppata, è stato normale vedere Babunski esordire a soli 19 anni in nazionale maggiore. Per ora le presenze sono solo nove, ma soprattutto l'ex Barcellona ha contribuito a portare l'U-21 all'Europeo di categoria (oggi la Macedonia giocherà la prima partita del suo torneo: ha eliminato la Francia nel girone). Ora si aspetta che Babunski possa prendere in mano l'eredità di Goran Pandev anche con i grandi.

LA SQUADRA PER LUI
Onestamente la scelta di mollare il Barcellona denota come Babunski sia più interessato al contesto in cui giocare piuttosto che al nome del club con il quale scendere in campo. Anche la scelta del Giappone - pur essendosi appena riavvicinatosi a casa e, per giunta, con la Stella Rossa, club di fama europea - denota l'attenzione ad altri criteri. Still, rivederlo in Liga sarebbe interessante, così come vederlo in qualche squadra di Serie A che ha disperatamente bisogno di un giocatore così.