9.9.17

Attenti ai Ticos.

Una vittoria sarebbe bastata. Anzi, avrebbe probabilmente segnato un avvicinamento notevole al Messico, ma non importa: un pareggio strappato nel finale consente comunque al Costa Rica di godersi un secondo posto sicuro e un biglietto (quasi timbrato) per la Russia nell'estate del 2018. Ciò che colpisce, però, è come i Ticos si stiano confermando.

Keylor Navas, 30 anni, la stella assoluta del Costa Rica.

Non era scontato. Dopo l'addio di Jorge Luis Pinto (trasferitosi nel frattempo in Honduras), la nazionale costaricana ha perso uno stratega assoluto, ma soprattutto l'artefice di quella squadra data per spacciata nel girone con Uruguay, Italia e Inghilterra e che invece concluse prima il Gruppo D, arrivando fino ai quarti di finale.
Metteteci in mezzo tutto quello che volete - la scoperta Mondiale di Keylor Navas, la difesa a tre, un sistema difensivo praticamente inattaccabile (due gol subiti su cinque gare e 510' di gioco!) -, ma il Costa Rica ha meritato di fare tutta quella strada. L'applicazione del piano tattico è stata ineccepibile e un po' di fortuna ha fatto il resto.
A San José ci sono state scene di festa mai viste prima, ma soprattutto il Costa Rica ha trovato una consacrazione internazionale che l'ha finalmente accostata a Messico e Stati Uniti di fronte al mondo. Del resto, i Ticos arrivavano da appena tre precedenti partecipazioni alla Coppa del Mondo, nelle quali non avevano certo brillato.
Nel 1990 il Costa Rica ha sì esordito, ma l'exploit degli ottavi - battute Svezia e Scozia, secondi dietro al Brasile - è sembrato passeggero. In fondo, ci sono voluti 12 anni per rivedere la nazionale ai Mondiali e in Giappone-Corea è arrivata una sola vittoria contro la Cina, prima della totale debacle nell'edizione tedesca del 2006 (tre sconfitte, nove gol subiti).
Tuttavia, l'edizione del 2014 ha dato una spinta anche per il post. E la prima spinta è arrivata proprio dalla panchina, dove a Pinto è subentrato il suo assistente ed ex bomber della nazionale, Paulo Wanchope. Purtroppo, le cose non sono andate a dovere, a cominciare dai risultati: la Gold Cup 2015 è stata una mezza delusione con l'uscita ai quarti.
Poi Wanchope rimane immischiato in un fatto di cronaca (rissa con uno steward mentre guardava una partita dell'U-23) e allora il timone nell'agosto 2015 passa a Óscar Ramírez, che è una colonna del Costa Rica, visto che ha giocato molto tempo per l'Alajuelense (suo club), era a Italia '90 in campo ed era stato a sua volta assistente di Wanchope.

La gara che ha sostanzialmente consegnato al Costa Rica il posto in Russia.

Paradossalmente, è stata la svolta (la nazionale non vinceva da un anno in gare ufficiali): il Costa Rica ha ricominciato a crescere fin dalle qualificazioni al Mondiale di Russia, dove ha prima dominato il suo girone e poi ha fatto un'ottima figura nell'Hexagonal, inframezzandolo con la vittoria a domicilio in amichevole sulla Russia.
Non solo il Costa Rica ha fatto bene, ma ha convinto proprio sul piano del gioco: con il Messico c'è un gap troppo grande, ma quello con gli Stati Uniti sembra essersi colmato. Lo dimostrano le due gare di qualificazione al Mondiale: 4-0 per i Ticos a San José, 2-0 nel ritorno negli States. Un 6-0 complessivo che fa male all'USMNT.
A questo si aggiungono le performance delle squadre costaricensi in CONCACAF Champions League: una volta era possibile vincere il titolo, oggi però le semifinali raggiunte da Alajuelense e Herediano nel 2014-15 rappresentano comunque un buon risultato. E il Costa Rica rimane comunque la seconda nazione per vittorie nella competizione (6).
La vera crescita, però, è passata dallo status sempre più importante dei calciatori costaricensi, capaci di giocare in grandi club. Keylor Navas ha vinto due Champions League, Bryan Ruiz è stabilmente in Europa, così come Joel Campbell, Cristian Gamboa, Óscar Duarte, Celso Borges. E poi c'è quel Marco Ureña che ha già segnato al Mondiale 2014, ma sembra in netta crescita.
Manca un solo punto per timbrare la quinta partecipazione alla Coppa del Mondo: gli ultimi due match - contro Panama e Honduras - valgono più per gli altri che per i Ticos, pronti a tornare sulla scena Mondiale. Attenti a loro: nessuno vorrebbe averli nel girone in Russia.

Óscar Ramírez, 52 anni, ct dei Ticos, ormai vicini alla quinta presenza al Mondiale.

30.8.17

ROAD TO JAPAN: Tatsuki Nara (奈良 竜樹)

Buongiorno a tutti e benvenuti a un altro episodio di "Road To Japan", l'ottavo di questo 2017. Oggi il Giappone si gioca la qualificazione al Mondiale contro l'Australia, ma in difesa forse manca qualche elemento: viene da chiedersi se Tatsuki Nara, centrale del Kawasaki Frontale, avrebbe fatto comodo in difesa.

SCHEDA
Nome e cognome: Tatsuki Nara (奈良 竜樹)
Data di nascita: 19 settembre 1993 (età: 23 anni)
Altezza: 1.80 m
Ruolo: Difensore centrale
Club: Kawasaki Frontale (2016-?)

©  Kawasaki Frontale


STORIA
Nato nel settembre '93, Tatsuki Nara cresce nell'Hokkaido, la regione più settentrionale del Giappone e forse la meno sviluppata calcisticamente parlando. Anzi, a Kitami - la città-natale di Nara - è sopratutto il curling a farla da padrone. Eppure il calcio entra in qualche maniera nella sua vita.
Il giovane Tatsuki inizia a giocare a sette anni e già da piccolo sviluppa uno dei suoi punti di forza: se la cava benissimo nel gioco aereo, tanto che alla fine viene spostato in difesa, dove gioca da centrale. Nel 2009, è il Consadole Sapporo a interessarsi alle sue prestazioni.
Nara cresce gradualmente nelle giovanili del club, finché non debutta a soli 18 anni: all'epoca il club del Nord gioca in seconda divisione, ma nel 2011 arriva la promozione in J1. Assieme a Kazuki Kushibiki - suo coetaneo e compagno nelle giovanili -, Nara viene aggregato alla prima squadra.
Non è la prima, né l'ultima volta che la squadra dell'Hokkaido esibisce con orgoglio i suoi giovani. Tuttavia, non basta per mantenere la massima divisione, tanto che il Consadole retrocede con diverse giornate d'anticipo. Tuttavia, Nara trova il suo spazio e realizza anche il suo primo gol da pro (in campionato, contro il Sagan Tosu).
Nonostante la giovane età, in molti lo vogliono, ma il Consadole riesce a tenerlo con sé per almeno altre due stagioni. Poi il club non riesce più a risalire in prima divisione e subentra la normale ambizione di un ragazzo in crescita: per questo, Nara accetta la corte del FC Tokyo.
Sfortunatamente per il giovane difensore, le cose a Tokyo vanno malissimo. I rossoblu hanno nella coppia formata da capitan Morishige e Maruyama un cardine assoluto e non vede il campo quasi mai: giusto due presenze in J. League Cup e una in Coppa dell'Imperatore (arriverà persino a giocare con l'U-23 in terza divisione).
E allora siccome il campo sa essere beffardo e crudele, Nara decide di non tornare a Sapporo, bensì di rimanere a Tokyo, ma dall'altra parte della barricata: il Kawasaki Frontale lo preleva a titolo definitivo. Entrambe le parti non lo sanno, ma è una mossa che migliorerà la situazione di tutti.
Il club trova finalmente un leader difensivo, un centrale fisicamente presente e capace d'imporsi. Nara si trova bene e Kazama lo considera un perno del Kawasaki. Purtroppo ci si è messo di mezzo un grave infortunio, la frattura della tibia (con ricaduta a ottobre 2016): tornato sotto Oniki, Nara è diventato un riferimento del club.

CARATTERISTICHE TECNICHE
A colpire è soprattutto la forza fisica, inusuale per un giocatore giapponese, specie un centrale difensivo. Nara ha giocato ogni tanto da terzino destro, ma è una manovra da effettuare in casi d'emergenza, perché il ragazzo si disimpegna meglio da centrale. 
La naturale potenza fisica gli consente d'imporsi anche nel suo miglior fondamentale, il colpo di testa. Il tutto nonostante Nara non superi i 180 cm d'altezza. Sarà importante per lui migliorarsi sotto il profilo tecnico, in modo da superare quel possesso-palla grezzo di cui dispone.

STATISTICHE
2011 - Consadole Sapporo: 8 presenze, 0 reti
2012 - Consadole Sapporo: 26 presenze, 1 rete
2013 - Consadole Sapporo: 37 presenze, 0 reti
2014 - Consadole Sapporo: 40 presenze, 0 reti
2015 - → FC Tokyo: 3 presenze, 0 reti / → FC Tokyo U-23: 7 presenze, 1 rete
2016 - Kawasaki Frontale: 15 presenze, 0 reti
2017 - Kawasaki Frontale (in corso): 28 presenze, 3 reti 

NAZIONALE
Sebbene la nazionale abbia bisogno di sperimentare il più possibile nel suo ruolo (a parte Yoshida, di certezze per ora non ce ne sono), Nara è stato finora ignorato dal ct Halilhodzic. Nessuna chiamata, neanche per i training camp. La speranza è che da qui a giugno 2018 - qualora il Giappone arrivasse al Mondiale di Russia - ci sia spazio per testare anche lui.
La curiosità, però, è olimpica: considerato già per Londra 2012, Nara sarebbe dovuto essere una delle colonne a Rio 2016. Poi l'infortunio al ginocchio l'ha tenuto fuori dalla spedizione brasiliana...

LA SQUADRA PER LUI
Visti i due infortuni al ginocchio, non è solo importante, ma fondamentale che Nara per ora prosegui la sua carriera in Giappone. Dall'estate 2018, però, il ragazzo potrebbe essere un investimento interessante, specie se libero da complicazioni fisiche.

26.8.17

Il sorpasso.

L'ultimo ballo: l'Uefa si prepara all'ultima stagione di Champions League come l'abbiamo conosciuta per la riforma Platini. Dall'anno prossimo, l'Italia avrà quattro squadre direttamente alla fase a gironi, senza preliminari, più le tre in Europa League. Eppure, sarebbe bello provare a conquistarsi sul campo tale diritto, evitando la politica (che disprezziamo, ma usiamo spesso).

Leonardo Bonucci, 30 anni, nuovo capitano e leader del Milan.

La Champions League riparte dallo stesso scenario dell'anno passato: il Real Madrid ha vinto e l'ha fatto meritatamente, molto più del 2016: il 4-1 rifilato alla Juventus in quel di Cardiff può sembrare pesante, ma è una manifestazione di forza rispetto alla sofferta vittoria di Milano, ottenuta l'anno prima sull'Atlético Madrid solo dopo i calci di rigore.
Le italiane presenti sono di nuovo tre e la Juventus era inserita in prima fascia nel sorteggio di Montecarlo. L'urna è stata tutto sommato clemente: il Barcellona sembra in alto mare e ha già perso contro la Juve l'anno scorso; l'Olympiacos ha passato con fatica i preliminari; lo Sporting Lisbona era la peggiore della quarta fascia, ma rimane una squadra inferiore (e non di poco).
Tutto sommato è andata bene anche al Napoli, inserita in terza fascia e arrivata in Champions dopo il 4-0 complessivo al Nizza. Gli azzurri possono sorridere: c'è il Manchester City (Guardiola vs. Sarri è il must di questa fase a gironi), ma Shakhtar Donetsk e Feyenoord sembrano le classiche squadre che possono essere distrutte dal possesso-palla del club partenopeo.
Infine, c'è la Roma: anche la squadra di Di Francesco era in terza fascia, ma il sorteggio è stato meno clemente con i giallorossi. Chelsea e Atlético Madrid sembrano un ostacolo molto grande (a meno che il Chelsea non si liberi di Conte), mentre il Qarabag servirà a garantire al club capitolino ALMENO il terzo posto, paracadute verso l'Europa League.
E proprio qui viene il bello: la speranza è che tutte e tre le squadre italiane possano superare questi ostacoli, spingendosi più vicine verso la finale di Kiev. Ma l'eventuale discesa della Roma nella seconda competizione europea potrebbe spingerla a vincere l'UEL per tornare in Champions... anche se già l'anno scorso Spalletti avrebbe dovuto garantire alla Roma un piazzamento europeo di gran lunga migliore.

Alejandro Darío Gómez, 29 anni, capitano di un'Atalanta all'arrembaggio.

Già, l'Europa League. L'Italia non l'alza dal '99, che è anche l'ultimo anno nel quale un club nostrano è arrivato in fondo. Stiamo sempre qui ad aspettare, visto che l'anno scorso il Manchester United l'ha alzata, ma al tempo stesso l'Ajax è riuscito a raggiungere la finale. Cosa che un club olandese non faceva dal... 2002. Quindi si può fare.
A cominciare dal Milan, rientrato in Europa dalla porta di servizio. L'obiettivo chiaro è la Champions League e il rientro nella massima competizione europea, ma il Milan può centrare la finale di Lione: Austria Vienna, AEK Atene e Rijeka sono avversari gestibili, le trasferte saranno brevi e la rosa sembra lunga in alcuni ruoli. Il girone è superabile con la giusta gestione delle forze.
Diverso il discorso per la Lazio, abituata a questa competizione, ma al tempo stesso il sorteggio non è stato facile per i biancocelesti. Nel Gruppo G rimangono i favoriti, ma Inzaghi ha (per ora) la panchina un po' corta e gli avversari non sono dei più facili: il Nizza eliminato dal Napoli, il Zulte Waregem e anche il Vitesse (forse la peggiore della quarta fascia).
Ancora peggio è andata all'Atalanta: Olympique Lione, Everton e Apollon Limassol (quest'ultima all'esordio assoluto) sono un bella prova per Gasperini, che torna in Europa League dopo l'esperienza con il Genoa nel 2009-10. Le prime due sono favorite, ma per nessuno sarà facile affrontare i bergamaschi e al tempo stesso qualche chance di passare il turno c'è.
Ma soprattutto, abbiamo in ballo un importante obiettivo: il sorpasso nel Ranking Uefa. Attualmente l'Italia è quarta, ma rimane a un passo da Inghilterra e Germania (circa 2000 punti di distanza). La Spagna è irraggiungibile e lo rimarrà per molto (+27mila punti sulla Germania seconda), ma togliendo i dati del 2013-14 (saranno aggiornati la prossima stagione) e disputando un'ottima annata, la Serie A può riprendersi quel che manca dal 2010-11.

Dries Mertens, 30 anni, cannoniere assoluto del Napoli.

17.8.17

UNDER THE SPOTLIGHT: Jerry St. Juste

Buongiorno a tutti e benvenuti all'ottavo numero per il 2017 di "Under The Spotlight", la rubrica che vi segnala alcuni dei talenti in ascesa in Europa. Oggi ci spostiamo in Olanda, dove i campioni uscenti del Feyenoord hanno deciso di affidarsi in retroguardia a un profilo emergente come Jerry St. Juste, preso quest'estate dall'Heerenveen.

SCHEDA
Nome e cognome: Jeremiah Israël St. Juste
Data di nascita: 19 ottobre 1996 (età: 20 anni)
Altezza: 1.86 m
Ruolo: Difensore centrale
Club: Feyenoord (2017-?)



STORIA
Nato da padre olandese e madre originaria di Saint Kitts and Nevis, St. Juste è nato a Groningen, crescendo nelle giovanili del club della città, per poi passare a quelle dell'Heerenveen, in cui è approdato a soli 11 anni. Ben otto anni prima di arrivare alle porte della prima squadra, nella quale ha esordito il 24 gennaio 2015, entrando a un minuto dalla fine nella gara contro il Vitesse.
Altre due presenze flash, poi la decisione del tecnico Dwight Lodeweges - successore di Marco van Basten sulla panchina dei De Superfriezen - di piazzare il ragazzo da titolare. Pian piano, il club si accorge di avere un diamante grezzo tra le mani: nelle ultime nove partite del 2014-15 (compresi i play-off per l'Europa), St. Juste gioca sempre dall'inizio.
Sia nell'interim di Foppe de Haan che nella gestione a tempo pieno di Jurgen Streppel, due cose sono rimasti costanti: le stagioni incolore dell'Heerenveen (12° e 9°) e l'impiego massiccio di St. Juste, ormai titolare inamovibile. Tuttavia, la città da 50mila abitanti sembra stargli stretta e così in estate è arrivato un nuovo club per il centrale.
Il Feyenoord di Giovanni van Bronckhorst - appena laureatosi campione d'Olanda dopo molto tempo - ha deciso di fidarsi delle doti di St. Juste, prelevando il ragazzo per ? milioni di euro. Per ora il tecnico lo sta gestendo, visto che gli ha fatto giocare appena 4' alla prima di campionato, mandandolo poi a giocare con l'U-21. Ci sarà spazio per lui da subito?

CARATTERISTICHE TECNICHE
Non parliamo certo di un difensore roccioso, quanto piuttosto di un profilo duttile (capace di giocare anche da terzino, provato anche da mediano all'Heerenveen) e rapido, con notevoli margini di miglioramento. In Olanda è forse più facile imporsi da centrale con un fisico un po' leggero; altrove potrebbe fare più fatica. 
Certo che a 21 anni c'è tempo per fare qualsiasi cosa, tra cui irrobustirsi e migliorare alcune letture tattiche. Qualcuno l'ha anche paragonato a Raphael Varane, centrale del Real Madrid: «Non mi mette alcuna pressione, ma potrebbero esserci alcuni osservatori e tifosi che si aspettano molto da me. Lo trovo bello e stimolante».

STATISTICHE
2014/15 - Heerenveen SC: 13 presenze, 0 reti
2015/16 - Heerenveen SC: 31 presenze, 1 rete
2016/17 - Heerenveen SC: 31 presenze, 2 reti
2017/18 - Feyenoord (in corso): 1 presenza, 0 reti

NAZIONALE
St. Juste per ora è passato tramite tutta la trafila delle giovanili Oranje: U-18, U-19, U-20 e ora U-21, con il ragazzo che potrebbe far parte della rappresentativa che sarà in Italia qualora l'Olanda lo prendesse in considerazione. Il suo sogno è la nazionale maggiore e a rivelarlo è stato una fonte alquanto inaspettata.
Viste le sue origini di Saint Kitts and Nevis, il ct della nazionale Jacques Passy ha provato a convincere St. Juste a giocare per la piccola nazionale caraibica (un po' com'è successo a Mariano Diaz: l'ex Real ha giocato per la Repubblica Dominicana), ma la risposta non è stata positiva: «(Passy) ha provato a convincermi, ma per ora penso solo all'Olanda», ha detto il ragazzo.

LA SQUADRA PER LUI
Arrivato da poco al Feyenoord, St. Juste dovrà ambientarsi e ritagliarsi uno spazio. Non dovrebbe esser nemmeno difficile, visto che le cessioni pesanti di Karsdorp e Kongolo (rispettivamente a Roma e Monaco) dovrebbero spingere il club a provare nuove soluzioni. E qui St. Juste potrebbe trovare i minuti necessari a emergere.
Una volta gli chiesero in un'intervista quale fosse il suo club dei sogni: «Il Manchester United. Ma anche il Barcellona sarebbe fantastico». Con una crescita costante e magari un salto dovuto anche all'Europeo U-21 del 2019, forse qualche club di Premier aguzzerà le antenne. In fondo, gli olandesi sono sempre molto richiesti nel calcio britannico.

9.8.17

Tutti tranne lui.

Era prevedibile, se non addirittura fisiologico. Lo straordinario Monaco di Leonardo Jardim - che abbiamo omaggiato qui nel maggio scorso - è stato smontato. Non c'è né la voglia, né la possibilità di competere a certe cifre, per cui è normale che (quasi) tutti i protagonisti del titolo siano andati via. Tranne uno: Fabio Henrique Tavares, detto Fabinho (lo so, c'è anche Mbappé, ma...).

Fabinho durante gli allenamenti: il Monaco l'ha per ora blindato.

A Montecarlo, dieci anni fa passò per un biennio un terzino niente male, che avrebbe poi fatto le fortune dell'Inter: Maicon. Spesso negli anni scorsi c'è stato il paragone tra lui e Fabinho, ma in realtà l'attuale numero 2 del Monaco è un giocatore diverso: meno potente fisicamente, ma più polivalente e forse molto più cosciente tatticamente del suo ruolo.
Oggi il Monaco ha in Fabinho un'altra potenziale miniera d'oro. Dico "un'altra" perché il Monaco si è divertito negli ultimi anni a diventare una nuova succursale del calcio europeo, dopo gli esperimenti ben riusciti di Porto e Ajax: nell'estate del 2013, il Monaco aveva speso la bellezza di 130 milioni di euro per portare Falcao, James Rodriguez e Joao Moutinho nel Principato.
Poi l'inversione di rotta, con l'addio di Ranieri, l'arrivo di Jardim e la decisione (saggia, ma anche un po' forzata) di spendere di meno e puntare sui giovani. Fortunatamente è andata bene lo stesso: il Monaco ha raggiunto prima i quarti, poi le semifinali di Champions League; ha vinto la Ligue 1 lo scorso aprile e ha valorizzato una marea di giocatori.
E ovviamente vendendoli, il club ha potuto rifarsi delle spese precedenti. Basti pensare che nell'estate 2016 il Monaco si era dato a operazioni di routine, liberandosi dei giocatori in eccesso. Un anno più tardi, le cessioni di Bakayoko (Chelsea) e del pacchetto Bernardo Silva-Mendy (Manchester City) porteranno un potenziale introito da 170 milioni di euro. Senza contare l'affare Mbappé, fermo ma che ribolle sotto la superficie.
Con quei soldi, il Monaco ha comprato altri potenziali crack, come Youri Tielemans, Jordy Gaspar, Jordi Mboula e Soualiho Meïté. Non solo: ci sono altri elementi della squadra monegasca che potrebbero fruttare diversi soldi, come Thomas Lemar, ancora nel Principato nonostante la corte spietata dell'Arsenal, o il duo brasiliano Jorge-Jemerson.
Intanto, però, c'è un ultimo assalto a cui resistere: quello del Manchester United per Fabinho. La corte dura da diversi mesi, ma per ora il brasiliano non si è mosso, nonostante i Red Devils siano arrivati a offrire la bellezza di 45 milioni di euro. A giugno sembrava fatta, ma l'affare non è andato in porto; ciò nonostante, Mourinho ha richiesto espressamente il ragazzo e il club inglese ci riproverà.
Eppure il vice-presidente del Monaco, Vadim Vasilyev, è stato più che chiaro: «Sia Lemar che Fabinho sono giocatori fondamentali per noi». E non bastano neanche le piccole incomprensioni in allenamento (Fabinho si è tolto il fratino e si è allontanato arrabbiato) bastano ad allontanarlo, nonostante il brasiliano sia tentato: «Lo United è una grande squadra e valuterei attentamente l'offerta».

La fantastica stagione di Fabinho con il Monaco.

L'impressione è che sia più facile vedere Mbappé al Real che Lemar o Fabinho lontano da Montecarlo. In fondo, Jardim - pur essendo un aziendalista - non vorrebbe veder smontato TUTTO l'apparato della scorsa stagione. Qualcuno dovrà pur rimanere; poi la prossima estate - con il Mondiale di mezzo - si parlerà di altre cessioni, di coloro che sono rimasti un'altra annata.
Basti pensare che - leggendo le cifre riguardo questi tre giocatori - il Monaco potrebbe raccogliere altri 300 milioni di euro. Un bottino folle, che fa quasi rivalutare il Porto e la sua costosa bottega. Ma soprattutto Fabinho non è cedibile perché è un pezzo troppo importante: il brasiliano è l'equilibratore del centrocampo monegasco, l'uomo dall'intelligenza tattica superiore.
Sarà un caso, ma l'anno scorso Jardim ha preferito mettere in panchina Joao Moutinho pur di non spostare Fabinho, che ha reso eccezionalmente accanto a Bakayoko. La cosa strana è come Fabinho sia cresciuto senza apparentemente attrarre l'attenzione di nessuno. Alla Fluminense non ha nemmeno esordito, così come al Rio Ave, dove pure aveva firmato un contratto da sei anni.
Poi il passaggio al Real Madrid: prima la Castilla, poi l'unica presenza con i grandi (in un 6-2 al Malaga, in una delle ultime panchine di Mourinho al Real). Il Monaco l'ha notato e l'ha portato alla corte di Ranieri, dove poi è diventato fondamentale sotto Jardim. Inizialmente schierato terzino destro, è stato rimodellato da centrale di centrocampo.
Il suo contratto scade nel giugno 2019, per cui sarà fondamentale chiudere ogni porta quest'estate per poi magari riparlarne la prossima estate, dove l'addio sembra inevitabile. Eccellente tiratore dal dischetto, Fabinho ha segnato anche parecchi gol (12 lo scorso anno), visto l'ottima tecnica di tiro di cui è dotato (precisa più che potente).
E l'incredibile è vedere la discrepanza tra l'attenzione in Europa e l'assoluta indifferenza da parte del Brasile: Fabinho ha giocato appena 4 gare con i verde-oro; è stato convocato per la Copa América Centenario, ma non ha giocato nemmeno un minuto. Che il passaggio allo United serva anche in questa chiave? «Lui è concentrato sul Monaco», ha ribadito Jardim. Portatemi via tutti, tranne lui.

Fabinho, 23 anni, è un altro dei gioielli di casa Monaco.