16.10.17

UNDER THE SPOTLIGHT: Akram Komilov (Акрам Комилов)

Buongiorno a tutti e benvenuti a "Under The Spotlight", la rubrica che ci consente di capire quali siano i maggiori talenti in giro per il mondo e dove si possa trovare un profilo nascosto. Oggi ci spostiamo in Uzbekistan, dove la nazionale ha perso un altro treno per il Mondiale, ma ha trovato un nuovo supporto in Akram Komilov.

SCHEDA
Nome e cognome: Akramjon Komilov (Акрам Комилов)
Data di nascita: 14 marzo 1996 (età: 21 anni)
Altezza: 1.75 m
Ruolo: Terzino sinistro, centrale
Club: Bunyodkor (2014-?)



STORIA
Nato nel 1996, Komilov appartiene a quella generazione che in teoria dovrebbe essere la prossima a puntare alla qualificazione Mondiale, ormai sempre più difficile con la crescita degli altri paesi asiatici. Tuttavia, Komilov è un ragazzo interessante, cresciuto al FC Nasaf e che ha debuttato con il Bunyodkor Football Club a soli 18 anni.
Il Bunyodkor è la realtà più in vista dell'intero calcio uzbeko, visto che ha avuto tra le sue fila Rivaldo, ha tentato di acquistare Eto'o e dal 2008 ha sempre partecipato alla fase a gironi della Champions League asiatica (record difficilmente eguagliabile). Komilov è maturato in questa realtà, accumulando minuti ed esperienza.
Dalle 13 presenze del 2014 - anno del suo esordio nel professionismo -, Komilov è arrivato alle 41 dell'ultima annata, giocando regolarmente con il club e ritagliandosi anche i primi minuti in nazionale. Chissà che qualcuno non possa pensare a lui anche nel resto del continente asiatico per una nuova esperienza.

CARATTERISTICHE TECNICHE
Partiamo dal fatto che - parlando di un classe '96 - c'è tempo per tutto: migliorarsi, crescere, addirittura rimanere nel proprio orticello a marca uzbeka. Quel che per ora interessa è che Komilov sappia giocare in due posizioni: da una parte la capacità di esser schierato terzino mancino, dall'altra la possibilità di giocare da centrale difensivo.
Non fortissimo dal punto di vista fisico (su di lui pesano i 175 centimetri d'altezza), ha comunque un buon passo, come evidenziato anche dal report di FourFourTwo sui talenti da guardare nel 2017. Le sue corse lungo la fascia - come una sorta di motorino instancabile - potrebbero attirare l'attenzione, così come la capacità di trovare il momento giusto per inserirsi.

STATISTICHE
2014 - Bunyodkor: 13 presenze, 1 rete
2015 - Bunyodkor: 24 presenze, 1 rete
2016 - Bunyodkor: 41 presenze, 0 reti
2017 - Bunyodkor (in corso): 31 presenze, 2 reti

NAZIONALE
Komilov ha fatto tutta la trafila delle giovanili, passando dall'U-17 fino all'U-23: soprattutto, il ragazzo ha fatto parte dell'U-16 che ha vinto il campionato continentale di categoria nel 2012 (sconfiggendo il Giappone in finale) e che ha poi partecipato alla Coppa del Mondo U-17, giungendo agli ottavi di finale.
Solo nel 2016 è arrivato l'esordio con la nazionale maggiore sotto la guida di Samvel Babayan, in occasione della gara giocata in amichevole contro il Canada. Non c'è dubbio che l'Uzbeksitan dovrà ricostruire una generazione dopo la Coppa d'Asia 2019 e sicuramente Komilov è tra i candidati per rinforzarla a dovere.

LA SQUADRA PER LUI
Giocare nella squadra più titolata dell'Uzbekistan è stato sicuramente un privilegio, visto che ha permesso a Komilov di crescere adeguatamente. L'ideale sarebbe vederlo un giorno in Europa o in Russia, ma c'è tempo perché ci arrivi: un passaggio intermedio - in Chinese Super League, J. League o A-League - sarebbe l'ideale per misurarsi a livelli più alti.

10.10.17

Cambio della guardia.

Non è una novità, ma è incredibile come le gerarchie in Africa tendano a ribaltarsi in vista dei Mondiali. L'abbiamo visto anche nell'ultima Coppa d'Africa, dove la finale è stata giocata da due nazionali che hanno passato anni difficili. E ora che la fase di qualificazione è quasi alla fine, è ora di trarre un paio di conclusioni sul recente passato.

L'Algeria ha fatto un notevole salto all'indietro rispetto al 2014.

C'è chi ha perso qualcosa in reputazione in questo biennio. Prendiamo soprattutto due nazionali, partendo dall'Algeria. Tre anni fa, in Brasile, la nazionale nord-africana è arrivata agli ottavi di finale, eliminando la Russia e di fatto facendo soffrire la Germania, impegnata nella gara più difficile del suo percorso al titolo (insieme alla finale).
Una parte della reputazione algerina era ancora intatta nel giugno 2016, quando è avvenuto il sorteggio per la divisione nei gironi e l'Algeria risultava essere ancora l'africana con il ranking Fifa più alto a quel tempo (n° 31). Un anno e mezzo più tardi, l'Algeria è forse la nazionale più deludente per percorso nel continente africano.
Non solo l'Algeria ha già bucato due Coppe d'Africa con una squadra potenzialmente fortissima (Mahrez e Brahimi non ce l'hanno tutti...), ma la nazionale ha cambiato quattro allenatori - Gourcuff, Rajevac, Leeskens e da ultimo Alcaraz -, ottenendo un punto nel girone con Camerun, Zambia e Nigeria. E in Afcon non si è andati oltre i quarti di finale.
Una riflessione più leggera, ma ugualmente profonda va fatta sul Ghana. Dopo tre Mondiali consecutivi e ottime prestazioni (due ottavi di finale, più il 2-2 ottenuto contro la Germania campione del Mondo in Brasile), le Black Stars non ci saranno in Russia. A differenza dell'Algeria, però, ci sono stati dei segnali di avvisaglia.
Primo: nonostante la grossa superiorità tecnica, il Ghana non ha mai colto la vera occasione di alzare la Coppa d'Africa. Mentre l'Egitto faceva tris e persino la Costa d'Avorio spezzava la sua maledizione, il Ghana non è stato capace di cogliere l'attimo, perdendo due finali nel 2010 e nel 2015 (l'ultima vittoria è datata 1982).
Anche il Ghana - come l'Algeria - era piuttosto in alto nel ranking Fifa al momento del sorteggio, ma non è bastato esser la terza squadra africana per evitare guai. Il girone con l'Egitto ha messo subito a nudo le mancanze e i due pareggi a reti bianche con l'Uganda hanno completato il quadro. Ora bisognerà ripartire, probabilmente senza molti senatori (comunque abbastanza giovani).

Decisioni arbitrali a parte, non riuscire a segnare in 180' contro l'Uganda non è un bel segnale.

Chi è invece che ci guadagna? Due squadre su tutte, quelle che si sono già qualificate al Mondiale. Partiamo brevemente dall'Egitto, i cui segnali di progresso erano però già visibili all'ultima Coppa d'Africa, dove solo una magia di Aboubakar ha costretto Hector Cuper all'ennesima sconfitta in un ultimo atto.
Già, Cuper. Quando è arrivato in Egitto, i Faraoni avevano appena fallito l'accesso alla fase finale della competizione continentale per la terza volta di fila. Nessuno avrebbe mai predetto un fallimento così colossale, ma è anche vero che le vicende interne dell'Egitto non promettevano nulla di buono. Né per il calcio, né per il paese.
Cuper ha ricostruito con pazienza, ha sfruttato la bontà tecnica del movimento egiziano e soprattutto il fatto di avere uno come Mohamed Salah in squadra. Momo ha spostato le sorti dell'Egitto sin da quando è entrato in nazionale e non è un caso che sia stato lui a segnare la rete decisiva contro il Congo per mandare l'Egitto al Mondiale.
L'altra squadra africana qualificata per la Russia con un turno d'anticipo è la Nigeria. Può sembrare che non sia successo molto dalla vittoria in Coppa d'Africa del 2013, ma in mezzo ci sono le mancate qualificazioni alle edizioni 2015 e 2017. Un altro buco nell'acqua, dovuto all'addio del compianto Stephen Keshi e alla confusione in federazione.
Forse è persino strano parlare di crisi per una nazionale che - comunque la si voglia vedere - si è sempre qualificata da Usa '94 tranne che in un'occasione (Germania 2006). Intanto, però, la Nigeria ha portato alla ribalta una nuova generazione di fenomeni, fortissima e già competitiva nel calcio europeo, decisiva per imporsi.
Basti pensare a Balongu, Ndidi, ma soprattutto alle risorse offensive: Iheanacho (occhi a cuoricino.gif), Ighalo, Iwobi. Qualcuno andrà persino lasciato a casa in vista del Mondiale russo. In ogni caso, il mix tra nuovi e vecchi ha portato un percorso di qualificazione da 13 punti: un solo pareggio e quattro vittorie (tra cui il 3-1 all'Algeria e il 4-0 al Camerun).
Rimangono ancora tre situazioni in bilico, dove vecchio e nuovo si contrastano: la Costa d'Avorio deve vincere per impedire il ritorno del Marocco al Mondiale dopo vent'anni, tre squadre sono racchiuse nel girone D e la Tunisia è a un passo dal sopravanzare il Burkina Faso. La Caf, piena di sorprese, è pronta al cambio della guardia.

Nigeria qualificata a Russia 2018: sempre presenti dal '94 tranne che nel 2006.

30.9.17

ROAD TO JAPAN: Genta Miura (三浦弦太)

Buon pomeriggio a tutti e benvenuti - con colpevole ritardo - alla nona puntata di "Road To Japan", la rubrica che segnala i giocatori che si stanno esprimendo al massimo nel panorama nipponico. Oggi ci spostiamo a Osaka, dove il Gamba andrà necessariamente incontro al rinnovamento: Genta Miura sarà uno dei pochi a fare da pilastro per tale processo.

SCHEDA
Nome e cognome: Genta Miura (三浦弦太)
Data di nascita: 1 marzo 1995 (età: 22 anni)
Altezza: 1.83 m
Ruolo: Terzino destro, difensore centrale
Club: Gamba Osaka (2017-?)



STORIA
Nato a Toyohashi nel maggio '95, Genta Miura viene provato in un po' tutte le posizioni previste: un processo normale quando si è ragazzi. Solo a 14 anni trova la vocazione in difesa, dove - da lì in poi - scalerà i livelli giovanili del calcio nipponico. Completata la preparazione all'Osaka Tōin Junior and Senior High School, Miura si affaccia al professionismo.
A sceglierlo è lo Shimizu S-Pulse, che in quel momento si stavano trasformando da squadra di alta classifica a team di medio livello. Forse è proprio per questo che Miura ha fatto tanta fatica a trovare spazio nei suoi primi tre anni a Shizuoka: tra il 2013 e il 2015, il classe '95 ha messo insieme solo 21 presenze (quasi 2000' in campo). 
Per fargli trovare un po' di campo, Miura viene prestato alla selezione U-22 che gioca in J3, collezionando 11 gare e un gol in due anni. C'è però bisogno di vederlo in campo più spesso e l'occasione arriva da un evento spiacevole: lo Shimizu S-Pulse retrocede per la prima volta in seconda divisione nella stagione 2015. 
Si decide quindi di ricostruire da campo. Nell'inverno 2015-16, diversi giocatori abbandonano e Shinji Kobayashi è il nuovo allenatore. Il maestro delle promozioni ha un solo compito: riportare il club in prima divisione, ma non è facile farlo. Anzi, per buona parte della stagione lo Shimizu fatica a trovare un po' di continuità.
Ciò nonostante, Genta Miura è ormai stabilmente nelle gerarchie del tecnico: Hiraoka, Muramatsu e Jong-A-Pin hanno lasciato dei vuoti, che Miura ha riempito da centrale nella prima parte del campionato. Kobayashi poi lo ripropone come terzino destro, dove gioca fino alla fine della stagione, culminata con la promozione in J1.
A sorpresa, il Gamba Osaka preleva Miura nell'ultimo mercato invernale, di fatto rinnovando il reparto (Nishino, Iwashita e soprattutto Niwa hanno salutato Osaka). Un acquisto ben pensato, se si riflette su come Miura sia uno dei pochi giocatori in J. League ad aver giocato tutti i minuti di questo campionato al momento in cui stiamo scrivendo.


CARATTERISTICHE TECNICHE

Dotato di un ottimo tempismo sia in fase difensiva che sui calci piazzati (quest'anno si è visto qualcosa al riguardo contro Omiya e Cerezo), Miura può giocare sia da centrale difensivo che da terzino destro. Sarebbe interessante vederlo in una difesa a tre, sebbene debba migliorare la conduzione palla al piede (in cui risulta un filo macchinoso).
Non me ne voglia il ragazzo, ma è stato persino in grado - ai tempi dello Shimizu S-Pulse, in J. League Cup - di finire una partita tra i pali a causa dell'espulsione del proprio portiere. Lo Yokahama F. Marinos non è riuscito a segnare, quindi è un'altra nota di merito sul discorso della duttilità di Miura.

STATISTICHE
2013 - Shimizu S-Pulse: 3 presenze, 0 reti
2014 - Shimizu S-Pulse: 8 presenze, 0 reti / → J. League U-22 selection: 8 presenze, 1 rete
2015 - Shimizu S-Pulse: 10 presenze, 0 reti / → J. League U-22 selection: 3 presenze, 0 reti
2016 - Shimizu S-Pulse: 31 presenze, 0 reti
2017 - Gamba Osaka (in corso): 37 presenze, 3 reti

NAZIONALE
Miura non ha ancora avuto modo di esordire, ma è stato chiamato da tutte le rappresentative giovanili, di fatto mancando di poco la convocazione per le Olimpiadi di Rio 2016. A maggio, Halilhodzic l'ha chiamato per la prima volta in nazionale maggiore, confermandolo anche per l'imminente doppia sfida contro Haiti e Nuova Zelanda.

LA SQUADRA PER LUI
Di sicuro un altro anno in Giappone gli farebbe bene, perché ha bisogno di smussare alcuni aspetti del suo gioco, nonché di capire se l'esplosione è stata fortuita o c'è un netto percorso di crescita. I difensori nipponici non hanno avuto troppo successo in Europa: sarebbe bello esser smentiti dalla crescita di un ragazzo così.

23.9.17

UNDER THE SPOTLIGHT: Chanathip Songkrasin

Buongiorno a tutti e benvenuti a un altro numero di "Under The Spotlight", il nono per il 2017. Oggi ci spostiamo in Giappone e precisamente a Sapporo, dove il Consadole sta cercando di centrare una storica salvezza in J1 League. Chanathip Songkrasin potrebbe rivelarsi l'azzardo giusto per centrare quest'obiettivo dopo tanto tempo.

SCHEDA
Nome e cognome: Chanathip Songkrasin (ชนาธิป สรงกระสินธ์)
Data di nascita: 5 ottobre 1993 (età: 23 anni)
Altezza: 1.58 m
Ruolo: Trequartista, seconda punta, mezzala
Club: Consadole Sapporo (2017-?)



STORIA
Nato nel '93 e cresciuto nel distretto di Sam Phran, Chanathip Songkrasin ha iniziato molto presto a giocare a calcio. Già a quattro anni, suo padre - un insegnante - gli mette in mano un pallone e lui se ne appassiona. Una passione mai mollata nemmeno alla Samphran Witthaya School o all'università (finirà per studiare alla Faculty of Allied Health Sciences).
Ai provini qualcuno lo scarta, come per esempio il TOT Sport Club: il ragazzo è troppo piccolo secondo i loro scout. Non però secondo il BEC Tero Sasana, che punta su Chanathip, convinto che la taglia non sarà un problema. Non di certo nel calcio thailandese, ancora ai suoi primordi di professionismo e bisognoso di talenti come lui per accelerare.
Viste le buone performance con le rappresentative giovanili, il ct dell'U-19 thailandese - Somchai Chuayboonchum - lo chiama. E se ne accorgono anche in prima squadra, tanto da esordire nella stagione 2012: il tecnico del BEC Tero, l'australiano Andrew Ord, lo lancia in campo per la nuova annata, non guardandosi indietro.
In fondo, è la scelta giusta: nessuno dei tecnici successivi - tra cui c'è stato persino Sven-Göran Eriksson, per tre mesi allenatore del club - ha rinunciato al talento di Chanathip. E il BEC Tero ha fatto la scelta giusta, perché il ragazzo è cresciuto e il club ha potuto alzare un trofeo, la Thai League Cup del 2014. A quel punto, però, altri club si sono interessati a Songkrasin.
Anche perché le performance del BEC Tero Sasana sono pessime, così il Muangthong United - il principale club del paese - preleva in prestito un intero pacchetto di giocatori: Peerapat Notchaiya, Tanaboon Kesarat (rimasto solo un anno) e lo stesso Songkrasin. Tutti poi riscattati dal Muangthong, convinto della bontà dell'operazione.
Una mossa giusta anche per il ragazzo, che ha trovato una consacrazione totale e un'eco prima impossibile per le sue prestazioni. Soprattutto nel 2017 è stato impressionante: mentre il Muangthong United continua a giocarsi il titolo, lui e i suoi compagni hanno impressionato nell'AFC Champions League, raggiungendo gli ottavi di finale.
Inevitabile l'interesse di alcuni club giapponesi: già Gamba Osaka e Shimizu S-Pulse si erano interessati negli anni precedenti, ma i thailandesi in J. League non avevano ancora funzionato. Eppure, l'arrivo di Chanathip Songkrasin a Sapporo ha cambiato la situazione: il ragazzo si è adattato bene in Hokkaido e l'operazione funziona anche per il marketing.
L'attesa per il ragazzo è talmente ampia che persino FourFourTwo ha pensato di occuparsi di lui e ha realizzato un servizio sul talento thailandese. E in fondo non è la prima volta che il Consadole Sapporo mostra al Giappone giocatori del sud-est asiatico, visti i precedenti tre esperimenti negli ultimi anni.

CARATTERISTICHE TECNICHE
Già il fatto che Chanathip sia soprannominato "Messi" dimostra qual è il punto di forza del suo repertorio: un ottimo dribbling, una visione di gioco completa e una velocità di pensiero ancor prima che di gambe. Tutte doti che il calcio thailandese sta massicciamente sviluppando, anche grazie al lavoro del suo ex ct Senamuang.
A questo, vanno aggiunti dei punti di domanda. Sulla sua costituzione, sulla leggerezza fisica e sulla capacità di reggere certi ritmi anche dal punto di vista atletico. Per ora la J. League non sta presentando questo tipo di problemi, ma di certo l'Erasmus a Sapporo aiuterà a migliorarsi anche sotto questo punto di vista.

STATISTICHE
2012 - BEC Taro Sasana: 33 presenze, 4 reti
2013 - BEC Taro Sasana: 28 presenze, 3 reti
2014 - BEC Taro Sasana: 32 presenze, 4 reti
2015 - BEC Taro Sasana: 25 presenze, 2 reti
2016 -  Muangthong United: 34 presenze, 3 reti
2017 - Muangthong United: 26 presenze, 3 reti / → Consadole Sapporo (in corso): 10 presenze, 0 reti

NAZIONALE
Sembra quasi lapalissiano dire che Songkrasin è fondamentale per la sua nazionale. Dopo aver giocato con l'U-19, fu Winfried Schäfer a farlo esordire giovanissimo con i grandi: Chanathip aveva solo 19 anni, ma il ct tedesco non ebbe alcuna remora a chiamarlo per l'AFF Championship del 2012. Da lì, la crescita è stata notevole.
Songkrasin è rimasto a lungo coinvolto con l'U-23 nel tentativo di raggiungere le Olimpiadi di Rio, ma eventualmente è diventato un pezzo-chiave della nazionale maggiore. Anzi, sotto Senamuang, la Thailandia ha vinto il secondo round davanti all'Iraq e si è qualificata con largo anticipo per la Coppa d'Asia 2019, dove i War Elephants sono attesi per dar spettacolo.

LA SQUADRA PER LUI
In questo momento, Chanathip Songkrasin rappresenta uno dei migliori giocatori che la Thailandia abbia prodotto negli ultimi anni. Ciò nonostante, permangono i dubbi descritti nelle caratteristiche tecniche. Alla fine della giostra, però, se c'è uno che può farcela, è proprio lui: un campionato europeo di seconda fascia senza eccessiva fisicità - Belgio, Portogallo, forse persino l'Olanda - potrebbe essere il lasciapassare per uno straordinario esperimento.

9.9.17

Attenti ai Ticos.

Una vittoria sarebbe bastata. Anzi, avrebbe probabilmente segnato un avvicinamento notevole al Messico, ma non importa: un pareggio strappato nel finale consente comunque al Costa Rica di godersi un secondo posto sicuro e un biglietto (quasi timbrato) per la Russia nell'estate del 2018. Ciò che colpisce, però, è come i Ticos si stiano confermando.

Keylor Navas, 30 anni, la stella assoluta del Costa Rica.

Non era scontato. Dopo l'addio di Jorge Luis Pinto (trasferitosi nel frattempo in Honduras), la nazionale costaricana ha perso uno stratega assoluto, ma soprattutto l'artefice di quella squadra data per spacciata nel girone con Uruguay, Italia e Inghilterra e che invece concluse prima il Gruppo D, arrivando fino ai quarti di finale.
Metteteci in mezzo tutto quello che volete - la scoperta Mondiale di Keylor Navas, la difesa a tre, un sistema difensivo praticamente inattaccabile (due gol subiti su cinque gare e 510' di gioco!) -, ma il Costa Rica ha meritato di fare tutta quella strada. L'applicazione del piano tattico è stata ineccepibile e un po' di fortuna ha fatto il resto.
A San José ci sono state scene di festa mai viste prima, ma soprattutto il Costa Rica ha trovato una consacrazione internazionale che l'ha finalmente accostata a Messico e Stati Uniti di fronte al mondo. Del resto, i Ticos arrivavano da appena tre precedenti partecipazioni alla Coppa del Mondo, nelle quali non avevano certo brillato.
Nel 1990 il Costa Rica ha sì esordito, ma l'exploit degli ottavi - battute Svezia e Scozia, secondi dietro al Brasile - è sembrato passeggero. In fondo, ci sono voluti 12 anni per rivedere la nazionale ai Mondiali e in Giappone-Corea è arrivata una sola vittoria contro la Cina, prima della totale debacle nell'edizione tedesca del 2006 (tre sconfitte, nove gol subiti).
Tuttavia, l'edizione del 2014 ha dato una spinta anche per il post. E la prima spinta è arrivata proprio dalla panchina, dove a Pinto è subentrato il suo assistente ed ex bomber della nazionale, Paulo Wanchope. Purtroppo, le cose non sono andate a dovere, a cominciare dai risultati: la Gold Cup 2015 è stata una mezza delusione con l'uscita ai quarti.
Poi Wanchope rimane immischiato in un fatto di cronaca (rissa con uno steward mentre guardava una partita dell'U-23) e allora il timone nell'agosto 2015 passa a Óscar Ramírez, che è una colonna del Costa Rica, visto che ha giocato molto tempo per l'Alajuelense (suo club), era a Italia '90 in campo ed era stato a sua volta assistente di Wanchope.

La gara che ha sostanzialmente consegnato al Costa Rica il posto in Russia.

Paradossalmente, è stata la svolta (la nazionale non vinceva da un anno in gare ufficiali): il Costa Rica ha ricominciato a crescere fin dalle qualificazioni al Mondiale di Russia, dove ha prima dominato il suo girone e poi ha fatto un'ottima figura nell'Hexagonal, inframezzandolo con la vittoria a domicilio in amichevole sulla Russia.
Non solo il Costa Rica ha fatto bene, ma ha convinto proprio sul piano del gioco: con il Messico c'è un gap troppo grande, ma quello con gli Stati Uniti sembra essersi colmato. Lo dimostrano le due gare di qualificazione al Mondiale: 4-0 per i Ticos a San José, 2-0 nel ritorno negli States. Un 6-0 complessivo che fa male all'USMNT.
A questo si aggiungono le performance delle squadre costaricensi in CONCACAF Champions League: una volta era possibile vincere il titolo, oggi però le semifinali raggiunte da Alajuelense e Herediano nel 2014-15 rappresentano comunque un buon risultato. E il Costa Rica rimane comunque la seconda nazione per vittorie nella competizione (6).
La vera crescita, però, è passata dallo status sempre più importante dei calciatori costaricensi, capaci di giocare in grandi club. Keylor Navas ha vinto due Champions League, Bryan Ruiz è stabilmente in Europa, così come Joel Campbell, Cristian Gamboa, Óscar Duarte, Celso Borges. E poi c'è quel Marco Ureña che ha già segnato al Mondiale 2014, ma sembra in netta crescita.
Manca un solo punto per timbrare la quinta partecipazione alla Coppa del Mondo: gli ultimi due match - contro Panama e Honduras - valgono più per gli altri che per i Ticos, pronti a tornare sulla scena Mondiale. Attenti a loro: nessuno vorrebbe averli nel girone in Russia.

Óscar Ramírez, 52 anni, ct dei Ticos, ormai vicini alla quinta presenza al Mondiale.