21.2.18

J. LEAGUE ROUND-UP: Nell'anno del Mondiale (Part II)

おはようございます!
Benvenuti a una nuova annata di J. League: il 2018 punta a confermare la natura sorprendente del campionato nipponico. I soldi ricevuti dal primo anno dell'accordo con DAZN - nonostante le chiare mancanze a livello di trasmissione - si stanno facendo sentire. E in più ci saranno nuovi formati, cambiamenti di divisione e la possibilità di altre sorprese. Ecco la seconda parte di questa iper-preview.

Un 3-2 che dice parecchio.

LE PREVISIONI

J1 League
Il gruppone per il titolo rischia di essere meno nutrito di quello che appariva all'inizio del 2017. Anzi, rischia di essere praticamte lo stesso uscito dalla scorsa stagione, con le squadre impegnate in Champions League asiatica a esser praticamente le favorite per il titolo 2018 (per un tiro al bersaglio facile, su Twitter ho postato le mie predizioni all'hashtag #JPred).
Partiamo dal Cerezo Osaka, che abbiamo visto all'opera in sede di mercato. Se vincere t'insegna a vincere, allora è naturale che si punti al bersaglio grosso nel 2018: J. League o Champions League asiatica? Più facile la prima, con un gruppo che potrà esser ruotato, nella speranza che la corsa al titolo duri fino alla fine.
Poi ci sono i campioni uscenti del Kawasaki Frontale e quelli mancati dei Kashima Antlers. Entrambe le squadre hanno un organico ampio e pratiche di gioco consolidate. Diverso il discorso per i Kashiwa Reysol, l'ultimo club che metterei in questo gruppo: paradossalmente, se uscissero dall'AFC Champions League, potrebbero trovare lo sprint giusto in J. League.

Atsuto Uchida, 29 anni, è tornato in Giappone dopo otto anni.

Poi ci sono le inseguitrici, quelle che potrebbero sorprendere tutti non avendo impegni continentali. In questo gruppo ci mettiamo subito due club: da una parte il Júbilo Iwata, che ha confermato Nanami in panchina, perso Kawabe sul campo, ma che ha prelevato Taguchi dal Nagoya; dall'altra, ci sono i campioni asiatici degli Urawa Red Diamonds, che hanno rivoluzionato un po' il roster e saranno una squadra ben diversa sotto Hori.
A seguire tre squadre che dovrebbero avere percorsi diversi, ma che sembrano molto vicine in questo momento. Partiamo con il Gamba Osaka, che riparte da una sorta di "anno zero": la rivoluzione sarebbe dovuta arrivare già nel 2017, ma Hasegawa ha lasciato Osaka in ritardo. Tre gli elementi dai quali ripartire: il genio di Yajima, i giovani e la guida di Levir Culpi.
E poi quelle che potrebbero sembrare due sorprese, ma io ci voglio credere. Prima i Nagoya Grampus, perché un attacco con Jô e Gabriel Xavier promette di divertire moltissimo. Però siamo di fronte all'ennesima rivoluzione - via Simovic, Taguchi e altri rincalzi -, nonché a problemi difensivi che non sembrano esser stati risolti durante l'inverno. Potrebbe esser un successo o un disastro.
Dietro, c'è l'Hokkaido Consadole Sapporo. Io nutro molta fiducia. L'arrivo di Petrovic, gli acquisti interessanti e funzionali al suo 3-4-2-1, la conferma di giocatori fondamentali come Fukumori, Bothroyd e Tokura, una squadra dal roster largo per essere in lotta per la salvezza: tutti elementi che potrebbero portare a una sorpresa.

Magari esagero e mi sbaglierò, ma il passaggio di Shinya Yajima, 24 anni, al Gamba Osaka è una delle migliori operazioni di quest'inverno.

La metà classifica potrebbe veder coinvolte squadre inaspettate. A cominciare dal Vissel Kobe, che non mi sembra abbia né un allenatore, né una squadra tale da impressionare. Insieme a loro, lo Yokohama F. Marinos, che dovrà contare sul gruppo dei giocatori esperti e sulla guida di un tecnico navigato come Ange Postecoglou. 
Non tirerei fuori da questo gruppo nemmeno il FC Tokyo: avere uno come Kenta Hasegawa è molto importante (visto quanto ottenuto dal tecnico a Osaka, sponda Gamba), ma è anche vero che lo stesso allenatore è stato co-responsabile dei disastri del 2017, venendo persino fischiato al momento dei saluti, nonostante i tanti successi con il club. Basterà l'ennesima rivoluzione?
Infine, Vegalta SendaiSagan Tosu. Non capisco perché qualcuno metta il Vegalta in zona retrocessione: gli acquisti sono stati tutti funzionali, Shoji giocherà finalmente in prima divisione, le conferme di Ishihara e Nakano sono fondamentali. Non c'è più Crislan, ma non è solo suo il merito della salvezza dell'anno scorso.
E poi c'è la squadra allenata da Massimo Ficcadenti, che tanto sorpresa non è, visto quanto bene ha fatto il tecnico italiano nella passata stagione. La squadra è stata toccata il minimo sindacale: Toyoda via in prestito, ma ci sono stati un paio di acquisti interessanti (e se Takahashi rinascesse sotto il tecnico italiano?). 

Yoshihiro Nakano, 24 anni, ha fatto benissimo a Sendai. Il Vegalta l'ha comprato a titolo definitivo dal Kawasaki Frontale.

Gruppo retrocessione? Quattro squadre sicure. Partiamo dalle due che si sono salvate, ma che non hanno fatto grandi passi in avanti, anche se in modo diverso. Lo Shimizu S-Pulse ha aggiunto Crislan, ma cambiare Shinji Kobayashi per Jan Jönsson non sembra proprio il massimo della vita. Li vedo non male, bensì malissimo.
A loro si aggiunge il Sanfrecce Hiroshima, per cui va fatto però un discorso diverso. La squadra è anche interessante - aggiungere Kawabe, Mawatari, Watari e Dangda è tantissima roba -, ma è Hiroshi Jofuku la scelta giusta? Forse sarebbe servito un altro tipo di tecnico, capace di praticare un gioco più offensivo e spettacolare.
Infine, le due neo-promosse. Come detto nella prima parte, lo Shonan Bellmare ha cambiato tantissimo e deve sperare che molti dei nuovi acquisti ingranino subito, fornendo immediatamente il contributo richiesto. Cho è una garanzia, ma ci sono diversi dubbi: Umesaki è arruolabile? Mikic ha ancora qualcosa da dare? Stevanovic e Lee funzioneranno?
Per il V-Varen Nagasaki è diverso. Dopo l'incredibile promozione della passata stagione, la squadra di Takuya Takagi è l'unica che non deve veramente promettere nulla. Il mercato è stato funzionale, ma fatto con quel che si poteva. Ciò nonostante, sono sicuro che a Nagasaki la preoccupazione non sia quella di tornare in seconda divisione: sarà comunque un'avventura.

Crislan, 25 anni, è l'unica speranza assieme a capitan Jong Tae-se per evitare una seconda retrocessione in casa Shimizu S-Pulse.


J2 League
Come al solito, la corsa verso il ritorno in J1 sarà nutrita e lunghissima: 42 giornate sono molte e trovare il giusto ritmo non è mai semplice. In ogni caso, un gruppo di quattro favorite si staglia sopra le altre.
L'Omiya Ardija mi sembra l'unica squadra che possa sperare nella lotta per il ritorno immediato. L'allenatore è quello giusto (Masatada Ishii, l'ex demiurgo dei Kashima Antlers), il mercato - nonostante tante partenze - è stato discreto. Soprattutto l'arrivo di Robin Simovic sembra la pedina giusta per sperare nel meglio.
A ruota, troviamo tre recenti conoscenze della J1. L'Avispa Fukuoka si è affidata ancora a Masashi Ihara (che non credevo sarebbe rimasto ancora nel Kyushu) e ha fatto un mercato di rilievo, soprattutto davanti. Ha perso Tomiyasu e Kamekawa, ma è arrivato Wako e Ihara davanti ha tantissime scelte. Se mantiene la coesione del finale di 2017...
Anche il Tokushima Vortis dovrà mantenere una certa struttura vista nell'anno passato: per sostituire Watari si è scelto Sonoda ed è un'ottima idea. Nathan Junior può esser la sorpresa, mentre Sisinio darà ulteriore vigore al centrocampo. La garanzia vera, però, è in panchina: il primo anno di Ricardo Rodriguez al Vortis è stato interessante.
Infine, il Matsumoto Yamaga. Mi sarei aspettato un cambio di allenatore, ma evidentemente Yasuharu Sorimachi gode di tanta fiducia e il mercato è stato il migliore della J2. C'è così tanta qualità che faccio fatica a immaginare un fallimento.

Naoki Wako, 28 anni, è la prospettiva migliore che l'Avispa poteva avere dallo scambio con i Kashiwa Reysol per il cartellino di Kamekawa.

Nel gruppone di quelli che potrebbero certamente centrare i play-off, ci sono certamente le altre due retrocesse, seppur con storie diverse. Al Ventforet Kofu hanno una buona squadra e hanno sostituito bene le partenze (acquisti interessanti quelli di Kozuka e Dinei), ma è Yoshida il tecnico giusto per risalire? Ho dei dubbi.
Diverso il discorso per l'Albirex Niigata, che ha (forse) il tecnico e la piazza giusta per riprovarci, ma la squadra è uscita parecchio indebolita dal mercato invernale. C'è l'incognita dei brasiliani (tre in squadra, tra cui Bruno Meneghel...) e del roster in generale, smontato e rimontato praticamente per intero. Insomma, non sarà facile.
A seguire, chi ai play-off c'è già stato, come JEF United Chiba e Tokyo Verdy. La squadra di Esnaider volava nel finale del 2017 e si è pure rinforzata, ma siamo sicuri che questa grande decaduta non inciamperà di nuovo in futuro? Per la compagine di Lotina, invece, abbiamo detto del mercato nella prima parte: vedremo come reagirà alla mancanza di due terzini come Koki e Kazuki Anzai (anche se davanti c'è un arsenale di guerra).
Infine c'è l'Oita Trinita, altra squadra che ha fatto molto bene al ritorno in seconda divisione. Io muoio letteralmente dalla curiosità nel vedere una coppia come Kosuke Goto e Noriaki Fujimoto insieme: potenzialmente valgono 35 gol insieme. Se li faranno, Oita potrebbe ritrovarsi nella lotta per il titolo per tutto il 2018.

39 reti e due titoli di capocannoniere in J3 League: il CV di Noriaki Fujimoto è piuttosto interessante.

A centro classifica, ci sono molte facce note. A partire dal Fagiano Okayama, che ha optato per la solita rivoluzione estiva (vi invito a vederla), ma sembra comunque aver trovato alcuni elementi interessanti. Diverso il discorso per lo Yokohama FC, che ha invece spostato il minimo indispensabile e spera che Ibba Lajaab si ripeta in termini realizzativi.
Il Kyoto Sanga spera che i due acquisti uruguayani possano fruttare anche dal punto di vista del gioco, perché la squadra di Kurobe è brutta da guardare. Assieme a loro, l'Ehime FC di Shuichi Mase - anche qui, altra rivoluzione, ma sembra funzionare per loro - e lo Zweigen Kanazawa, malvisto da molti, ma che può contare su un bomber di categoria (Koichi Sato) e su un tecnico preparato (Yanagishita ha fatto un buon lavoro l'anno scorso).
In questo gruppo, possiamo trovare anche due casi diversi. Nella prima parte della preview, mi sono mostrato preoccupato per il futuro del Montedio Yamagata, che comunque non credo sarà coinvolto nella lotta per non retrocede. Lo stesso si può dire per il Tochigi SC, ma in senso positivo: il mercato è stato molto convincente e non tutti hanno Masashi Oguro in squadra.

Con l'addio di Tetsuya Okubo alla seconda divisione, Masashi Oguro (37 anni) può diventare il miglior marcatore all-time della J2 League.

Infine, ci sono le candidate a non retrocedere. Metto leggermente avanti il FC Gifu e il Machida Zelvia: la squadra di Oki viene da un buon 2017 e ha cambiato molto. Se supererà le difficoltà dovute ai ricambi nel roster, dovrebbe necessariamente trovare la strada per salvarsi un'altra volta. Diverso il discorso per i Zelvisti, che sembrano in discesa, ma hanno un ottimo tecnico.
Poi c'è il Mito HollyHock, che ha una serie di problemi strutturali: i tanti cambi - in campo e in panchina -, la situazione di perenne team da seconda divisione, una possibile difficoltà nell'inanellare risultati. A ruota c'è il Renofa Yamaguchi, che ha l'incognita tecnico, ma ha un organico con due-tre giocatori che potrebbero rivelarsi azzardi vincenti.
Le candidate per la retrocessione sono sostanzialmente due: da una parte il Kamatamare Sanuki, che ha perso Baba, Kijima e Hayama e spera che Kitano tiri fuori l'ennesimo miracolo. Dall'altra, il Roasso Kumamoto, che ha trovato un buon tecnico in Shibuya, ma che si vede l'organico ulteriormente impoverito. Sarà durissima.

Ryuji Hirota, 24 anni, è stata una delle poche luci nel Gainare Tottori degli ultimi anni: ora la promozione con il Renofa Yamaguchi.

J3 League
Sembra strano, ma non vedo grosse sorprese per il 2017 in J3 League. Questa è la prima annata in cui nessuna squadra è riuscita a salire dalla Japan Football League e quindi le 17 società non sono state rimpolpate da un nuovo arrivo nella minima serie professionistica. Si intravede all'orizzonte un duello per il titolo.
Il Blaubliz Akita ha fatto tutto per bene, confermando il gruppo e potenziandolo. Dall'altra parte, non posso pensare che il Kagoshima United FC - pur avendo perso Fujimoto, in partenza per Oita - rimanga indietro. Anzi, l'ultimo mercato non ha sostituito bene il bomber, ma ha di fatto rinforzato il resto della squadra, soprattutto con l'arrivo di Fujisawa dal FC Ryukyu.
Alle loro spalle, si muovono almeno quattro squadre che sperano in una risalita (come il Kataller Toyama o il Thespakusatsu Gunma) o in una nuova esperienza (come Azul Claro Numazu e Nagano Parceiro). Queste ultime due sembrano più attrezzate, sebbene l'Azul Claro abbia perso 36 dei 60 gol segnati nella passata stagione e a Nagano non sia arrivato nessun profilo di rilievo.

Noritaka Fujisawa, 29 anni, per me il candidato a essere il MVP del 2018.

Dietro si muovono due diversi gruppi. Il primo è quello formato da chi spera in un'annata rivelazione per arrivare alle zone alte della classifica: dalle nobili decadute - come Giravanz Kitakyushu e SC Sagamihara - a quelle formazioni che stanno sorprendendo negli ultimi anni nonostante i budget ridotti, come Fujieda MYFC e FC Ryukyu.
Dietro a loro, le squadre U-23 (che quest'anno potrebbero avere una notevole discesa nel rendimento) e quattro club che al solito giocheranno per l'onore. Il Gainare Tottori sembra incastrato su sé stesso, il Grulla Morioka spera che qualche ragazzo colga l'occasione per emergere. Il YSCC Yokohama ha cambiato parecchio, mentre il Fukushima United FC è la squadra più attrezzata (e con il tecnico migliore).

Ryuji Bando, 38 anni, inizia una nuova avventura a Okinawa.

A queste previsioni, voglio aggiungere una riflessione finale. Spero veramente che la Japan Football League possa regalare due o più promozioni per la J3 League nel 2018. La terza serie ha bisogno di liberarsi delle squadre U-23 - un danno clamoroso, che di fatto falsa il campionato - e la stagione imminente regala diverse squadre che potrebbero dare un serio contributo al calcio giapponese.
Penso ad almeno due club sicuramente pronti - il FC Imabari e il Vanraure Hachinohe -, senza contare altri club che stanno facendo bene in sede di mercato, ma non so se avranno le licenze necessarie per salire (quelle strutturali, come ReinMeer Aomori e Tegevajaro Miyazaki, o quelle tecniche, come il Nara Club). L'inizio della stagione è vicino: godetevi tutto.

20.2.18

J. LEAGUE ROUND UP: Nell'anno del Mondiale (Part I)

おはようございます!
Benvenuti a una nuova annata di J. League: il 2018 punta a confermare la natura sorprendente del campionato nipponico. I soldi ricevuti dal primo anno dell'accordo con DAZN - nonostante le chiare mancanze a livello di trasmissione - si stanno facendo sentire. E in più ci saranno nuovi formati, cambiamenti di divisione e la possibilità di altre sorprese. Ecco la prima parte di questa iper-preview.

Per questa stagione, DAZN ha puntato sull'immagine dei Samurai per auto-promuoversi. All'interno dello spot potete osservare i profili di Kazu Miura, Uchida, Kengo Nakamura e Makino.


IL MERCATO
L'inverno in Giappone porta sempre con sé diverse novità e la sessione 2017-18 non ha fatto eccezione. I botti non sono stati come quelli dell'anno scorso, ma alcune novità vanno segnalate, come abbiamo sempre fatto prima di ogni stagione.

J1 League
Tra le formazioni da lodare, è difficile ignorare il mercato fatto dal Cerezo Osaka. Dopo una bacheca rimasta vuota per decenni, il club ha alzato tre trofei in quattro mesi - J. League Cup, Emperor's Cup e la recente Supercoppa - e ha soprattutto fatto un mercato notevole. Non è partito praticamente nessuno, anzi: a Yoon sono stati dati i giusti rinforzi per affrontare il doppio impegno.
Takagi è già stato decisivo in Supercoppa, Katayama è un acquisto duttile (al Fagiano ha impressionato da attaccante e terzino), mentre la conferma di Mizunuma e il ritorno in J. League di Atomu Tanaka - reduce da brillanti stagioni a Helsinki con il HJK - daranno modo al tecnico sud-coreano di ruotare gli uomini per cercare di arrivare in fondo a qualunque competizione.
A seguire, il Consadole Sapporo: reduce da una salvezza miracolosa, il club dell'Hokkaido ha di fatto tenuto quasi tutto il gruppo della passata stagione. A questo, ha aggiunto diversi profili interessanti, seppur in prestito: gli arrivi di Koji Miyoshi e Yoshiaki Komai non possono passare sotto silenzio, mentre Sugeno, Shirai e Miyayoshi allargano le possibilità.
Infine, sul podio c'è anche il Kawasaki Frontale. Non solo la società ha trattenuto gli eroi del titolo della passata stagione, ma ha pure rinforzato il core della squadra. Yuto Suzuki e Shimoda saranno utili nelle rotazioni, senza contare il ritorno di Yoshito Okubo, che di fatto sarà il back-up di capitan Kobayashi, e soprattutto l'arrivo di Manabu Saito, uno storico affare sulle rive del Tama.

Toshiyuki Takagi ha giocato solo due gare ufficiali, ma sembra già ben inserito nei meccanismi del Cerezo Osaka.

Se il mercato è stato interlocutorio per molti, diventa allora difficile scegliere qualcuno che abbia pesantemente ridimensionato la propria squadra. Una candidata, però, c'è ed è lo Yokohama F. Marinos. Dicevamo dell'addio di capitan Saito, passato ai campioni in carica. Non è solo quello il problema della formazione di Yokohama.
Difatti, i Marinos hanno dovuto salutare anche l'olandese Martinus (passato agli Urawa Red Diamonds), nonché dei discreti rincalzi come Park, Togashi e Maeda. Di contro, non è arrivata nessuna stella: tutto sarà sulle spalle di Amano e Hugo Vieira, oltre che dell'intramontabile Nakazawa. La ricostruzione procede a tentoni.
Se dovessimo indicare altre due squadre su cui ci sono dei dubbi in sede di mercato, scegliamo una neo-promossa e un grande club dal punto di vista economico. Va bene Cho, ma allo Shonan Bellmare hanno cambiato molti giocatori: alcuni innesti sono interessanti e potenzialmente validi (Mikic, Umesaki, Lee), ma basterà miscelarli a dovere? O ci vorrà tempo?
E che dire del Vissel Kobe? Preso Podolski la scorsa estate, non c'è stata la crescita intelligente che ci si aspettava. Sono arrivati Wellington (Avispa) e Mita (Vegalta, via FC Tokyo), ma Iwanami e Omori - due pezzi fondamentali del puzzle - sono altrove. Il mercato è sembrato molto scintillante e poco sostanzioso. E non è una buona premessa per chi deve fare meglio quest'anno.

Yuki Otsu è il massimo che i Yokohama F. Marinos possono mostrare alla presentazione. Ouch.

J2 League
Se diverse società si sono mosse bene in J1, ancor meglio è andata in seconda divisione: è come se i soldi a cascata di DAZN stessero arrivando con un anno di ritardo anche a queste latitudini. In mezzo a molte squadre che si sono mosse bene, ce ne sono tre che spuntano sopra le altre.
Il Matsumoto Yamaga sente che è il momento di tornare in maassima serie e sfodera una sessione folle: perso (in prestito) Miyasaka, i Ptarmigans hanno di nuovo Daizen Maeda (tornato dal prestito al Mito), tutto il cartellino di Paulinho e hanno aggiunto Urata, Fujita, Naoki Maeda, ma soprattutto Nakami, Ryo Nagai e il ritorno di Iwakami. Tanta roba.
Dietro c'è l'Oita Trinita, che è arrivata da neo-promossa a un passo dai play-off e vuole avvicinarsi ancora a quel gruppo. Ci sono state alcune partenze che potrebbero pesare (Suzuki e Kamifukumoto), ma gli arrivi Miyasaka, Hoshi, Nasukawa e Baba aggiungono parecchio. Senza contare che Noriaki Fujimoto giocherà in J2: l'ex Kagoshima soffrirà il salto di categoria?
Avrei poi potuto menzionare il Fagiano Okayama o il Tochigi SC, ma ho deciso di puntare sul Tokyo Verdy. Ritornare ai play-off non è scontato per nulla, soprattutto se si pensa che tutti e due gli Anzai sono partiti per altri lidi. Però sono arrivati Kamifumoto, Yuhei Sato e soprattutto due ottimi acquisti: se Takai e Hayashi ripeteranno quanto fatto vedere nel 2017, ci sarà da divertirsi. 

Nakami o Kudo dietro Maeda più uno tra Takasaki e Ryo Nagai, che comunque ha fatto i suoi gol pur giocando meno a Nagoya. Boom.

Anche in seconda divisione è stato difficile trovare qualcuno che si sia mosso malissimo. Un primo punto va sul Montedio Yamagata, da cui mi aspettavo molto nel 2017. Ci sono stati diversi addii e i rimpiazzi sembrano un po' alla rinfusa. In più Jairo - uno degli acquisti più attesi - si è rotto per sei mesi. Attenzione, però, a Shunta Nakamura, uno dei wonder kid nipponici.
Direi che anche il Mito HollyHock dovrebbe prestare attenzione al futuro. I 27 gol della coppia Maeda-Hayashi - assieme agli assist di Yuzawa - sono altrove e sostituirli sarà difficilissimo. La speranza è che Jefferson Baiano e l'arrivo in prestito di Kishimoto (prodigio del Cerezo) siano sufficienti per rimpiazzarli, altrimenti sarà dura.
Infine, il Machida Zelvia: ripetere il settimo posto del 2016 era semi-impossibile e difatti la stagione 2017 è stata incolore. Ora però mancheranno Yazawa e Shigematsu. O Koji Suzuki torna quello pre-infortunio oppure le difficoltà per la truppa di Soma diventerebbero notevoli. 

Shunta Nakamura, classe '99, una delle poche luci in casa Montedio Yamagata.


J3 League
Qui tendiamo ad andare più cauti per due motivi. Primo: il salto dalla JFL alla J3 League è molto più facile di quello verso le categorie superiori a questo. Secondo: i soldi di DAZN - per un processo a cascata - arriveranno anche qui. Non è un caso che Fujimoto e Sonoda, i due capo-cannonieri della scorsa stagione, abbiano scelto il salto di categoria in J2.
Tra le squadre che hanno fatto un buon mercato, riuscendo persino a tenere buona parte del gruppo, c'è sicuramente il Blaublitz Akita. I campioni in carica non sono non hanno visto nessuna partenza (dato rarissimo in terza serie), ma hanno persino rinforzato il gruppo: dentro Omoto, Hiraishi e soprattutto due buoni attaccanti come Ryota Nakamura e Fujita.
Se dovessimo scegliere invece un club che ha agito con giudizio nonostante una o più partenze importanti, puntiamo sul FC Ryukyu. Uno come Fujisawa non lo sostituisci e Tanaka non è stato tenuto, però ci sono diversi elementi da tenere d'occhio. L'arrivo di un giocatore esperto come Bando, quello di Edamoto dal Fujieda, la promozione di ragazzi che stanno già crescendo a Okinawa. 

Ovviamente è facile scegliere qualche club che invece non si è comportato benissimo in sede di mercato, perché la J3 sarà pure l'ultima scala del professionismo, ma alcune società vengono rivoltate come un calzino (guardate il Fujieda MYFC e quanti giocatori ha cambiato, nel bene e nel male). Tuttavia, due scelte le facciamo.
Quella del Thespakusatsu Gunma è dettata anche dal momento: le finanze non sono delle migliori e i giocatori più rappresentativi hanno lecitamente scelto di lasciare il club. Yamagishi, Kang Soo-il, Takai: tutti andati via. Ora si ripartirà dai grandi vecchi, nonché da Tetsuya Okubo: il suo record di gol in J2 è una buona garanzia per la categoria inferiore.
Sul Nagano Parceiro, invece, vorrei lanciarmi in una riflessione. Quest'ambiente dovrebbe essere già in J2, invece non riesce a salire e per di più peggiora la sua posizione ogni anno, allontanandosi sempre di più dalla promozione. Anche quest'inverno pochi lampi: ma come fa una società così avanti - con uno stadio all'avanguardia - a non attirare interesse?

Yoshihito Fujita ha segnato 94 gol tra i professionisti: ora sarà una valida alternativa per Tomohiro Tanaka ad Akita.

LE PANCHINE
Come l'anno scorso, scegliamo un numero di cambi che ci hanno colpito in positivo e in negativo.

  • Mihailo Petrović ha il merito di aver riportato gli Urawa Red Diamonds in alto, senza però vincere (quasi) nulla. Ora il tecnico serbo riparte da Sapporo, dove il suo 3-4-2-1 e i consigli di Yomoda - rimasto come assistente dopo la salvezza dell'anno passato - potrebbero portare il club ancora più in alto.
  • Ange Postecoglou ha lasciato la nazionale australiana dopo averla portata a Russia 2018 e un tremendo play-off contro l'Honduras. Ci sono volute 22 gare per confermare l'Australia ai Mondiali, ma non sappiamo se ce ne vorranno di più per trovare la quadra degli Yokohama F. Marinos. Tuttavia, il management ha azzeccato la scelta dell'allenatore.
  • Masakazu Suzuki è una nomina curiosa: è passato diverso tempo da quando lo si è visto a livello competitivo. Parliamo del 2002, anno in cui Suzuki si prese il secondo titolo di manager dell'anno dopo il titolo con il Júbilo Iwata. Ora il ritorno dopo diversi anni passati alla Nippon Sport Science University e la conduzione del Giappone U-20: che Niigata abbia trovato una risposta ai suoi problemi?
  • Hiroki Shibuya è stato l'uomo che non solo ha riportato l'Omiya Ardija di nuovo in prima divisione, ma quello che ha regalato al club uno straordinario 2016. Dopo l'esonero, si era temuto di non rivederlo presto in panchina. L'occasione al Roasso Kumamoto va sfruttata al meglio.
  • Hitoshi Morishita ha praticamente portato con sé lo Zweigen Kanazawa dalla Japan Football League alla vetta della seconda divisione. Un miracolo, eppure nel 2017 è rimasto ai margini, allenando il club di calcio della Kyushu Sangyo University. Ora torna in pista con il Giravanz Kitakyushu per resuscitare una squadra apparsa apatica nella sua prima annata in J3 League.
Pura nostalgia o la mossa dell'Albirex Niigata funzionerà?
  • Sono molto combattuto su Hiroshi Jofuku: la sua carriera parla di un ottimo lavoro a Kofu, dove ha tenuto il Ventforet in prima divisione per anni. Eppure il suo ritorno al FC Tokyo gli è costato quasi la carriera: ora riparte da Hiroshima, con i Sanfrecce che sembrano però una squadra più spettacolare del piano tattico che il tecnico sembra avere in mente. Sarà un cortocircuito? 
  • Takayuki Yoshida è stato il manager ad interim del Vissel Kobe negli ultimi mesi e la squadra è andata peggio di quando era in mano a Nelsinho. Siamo sicuri che la sua nomina non serva solamente a non creare frizioni con Podolski, a tener tranquillo un certo ambiente? E se i risultati non arrivassero?
  • Il Mito HollyHock aveva trovato una sua continuità, ma l'addio di Nishigaya ha portato cambiamenti e ora Shigetoshi Hasebe gli succede. Ma è la prima esperienza in solitaria, se escludiamo un periodo da reggente al JEF United Chiba.
  • Il Renofa Yamaguchi è reduce da una stagione tremenda, in cui ha cambiato due allenatori e mezza squadra. Il 2018 può sorridere, ma c'è più di un dubbio sul profilo di Masahiro Shimoda. Ha lavorato con Vissel Kobe, FC Tokyo, JEF United Chiba e soprattutto la JFA, ma questa sarà la prima esperienza sul campo (a parte due mesi da allenatore allo YSCC Yokohama nel 2006!). Tanto. Chissà se sia anche troppo.
  • Storico allenatore della Funabashi Municipal High School (dal 1984 al 2002), Keiichiro Nuno è poi passato ad allenare le nazionali giovanili del Giappone per quasi un decennio (U-16 e U-19). Dopo tre anni da assistente nello staff tecnico del Fagiano Okayama, l'ormai 57enne è pronto alla prima avventura in solitaria. E neanche una di quelle facili, visto che si parla del Thespakusatsu Gunma.
Kofu o Tokyo: due possibili risvolti di Hiroshi Jofuku.


LE MAGLIE

Le migliori:

5. V-Varen Nagasaki (H)
4. Ehime FC (H)
3. Nagoya Grampus (H)
2. Yokohama F. Marinos (A)
1. Júbilo Iwata (H)


Le peggiori:

5. Kamatamare Sanuki (H)
4. FC Tokyo (H)
3. Nagano Parceiro (H)
2. Giravanz Kitakyushu (A)
1. Fagiano Okayama (H)


LA CHAMPIONS LEAGUE
Dopo la vittoria degli Urawa Red Diamonds, ci si aspetta una risalita continua del calcio giapponese, che però è partito malissimo: ha vinto solo il Cerezo Osaka, poi due pareggi deludenti e una sconfitta del Kawasaki Frontale (seppur contro un avversario come lo Shanghai SIPG). Facciamo però un punto sui gironi.
Le due squadre messe meglio in questo momento sono il Cerezo Osaka e i Kashima Antlers: i primi hanno vinto la gara contro il Jeju United all'ultimo momento e hanno un girone alla portata, mentre i secondi hanno pareggiato la prima contro lo Shanghai Shenhua. Tuttavia, la profondità della squadra e avere Suwon e Sydney FC nel girone dovrebbe aiutare.
Più difficile la situazione delle altre due squadre nipponiche. Il Kawasaki Frontale ha perso la prima gara, ma almeno può battere le due rivali nel girone (Ulsan Hyundai e Melbourne Victory). Peggio è andata ai Kashiwa Reysol, che giocheranno a breve contro il Tianjin Quanjian e hanno perso lo scontro diretto sul campo del Jeonbuk Motors.

Vorremmo parlarvi del preliminare vinto contro il Muangthong United, ma la sconfitta dei Kashiwa Reysol in Corea del Sud - da 2-0 a 3-2 - è piuttosto riassuntiva della prima giornata nipponica in Champions League asiatica.

(continua domani...)

14.2.18

UNDER THE SPOTLIGHT: Wuilker Faríñez

Buongiorno a tutti e benvenuti al secondo numero del 2018 di "Under The Spotlight", la rubrica che vi consente di scoprire i maggiori talenti sparsi in giro per il globo. Oggi ci spostiamo in Venezuela, un paese in grande difficoltà, ma che sta rifiorendo dal punto di vista calcistico. E il simbolo di questa rinascita è Wuilker Faríñez.

SCHEDA
Nome e cognome: Wuilker Faríñez Aray
Data di nascita: 15 febbraio 1998 (età: 20 anni)
Altezza: 1.81 m
Ruolo: Portiere
Club: Millionarios (2018-?)



STORIA
Nato nella capitale venezuelana Caracas nel febbraio del '98, Wuilker Faríñez è cresciuto durante l'urbanizzazione del nord della città, quella denominata Parroquia Sucre (la parroquia in Venezuela è una sorta di unità amministrativa). La zona prende il nome da Antonio José de Sucre, generale venezuelano dell'Ottocento.
Suo padre gli regalò un pallone all'età di sette anni e il genitore ricorda come Wuilker - fin da piccolo - fosse sempre molto cosciente in campo, con la capacità ulteriore di sapersi destreggiare bene anche come attaccante. Ciò nonostante, le sue doti vengono fuori al Nueva Esparta y Family Club; lì gli osservatori del Caracas FC lo vedono e se ne innamorano.
Faríñez approda al club della capitale nel 2011, ma firma un contratto professionistico di tre anni nell'estate del 2013, quando il ragazzo ha solo 15 anni. Eppure in società tutti ci credono. Anche Wuilker, che abbandona i sogni da delantero e si dedica anima e corpo al diventare l'arquero più credibile per la prima squadra.
Il suo esordio arriva a soli 16 anni, in coppa: si gioca una gara contro una squadra di seconda divisione, l'Arroceros de Calabozo FC. Eppure se ne parla nell'ambiente, se si pensa che arriva a vestire la maglia della nazionale maggiore prima di esordire in Primera División, nel luglio del 2015. Scende in campo al posto del titolare Baroja a causa di un infortunio.
Dopo quella gara contro il Tucanes de Amazonas, Faríñez non abbandonerà più i gradi da titolare. Lo lancia Eduardo Saragó, ma il suo successore Antonio Franco mantiene il giovane estremo difensore tra i pali del club. A ragione, visto che Faríñez stabilisce un nuovo record d'imbattibilità della porta (689' non sono pochi).
La lega locale l'ha premiato, schierandolo nella Top 11 del 2016, anno nel quale è stato nominato miglior portiere. Poi è arrivato il recente momento del salto: invece dell'Europa, Faríñez ha scelto per ora di rimanere in Sud America, firmando per i colombiani dei Millionarios. Sotto la guida di Miguel Ángel Russo, l'obiettivo è crescere ancora: l'antipasto in Supercoppa colombiana è stato promettente.

CARATTERISTICHE TECNICHE
Di Faríñez colpiscono principalmente due cose. La prima: è così giovane, ma sembra già così padrone del ruolo. Se facessimo un paragone con due classe '99 come Donnarumma e Lafont, è incredibile quanto si siano incensati questi due interpreti, mentre Faríñez è rimasto ai margini delle cronache europee, come se non esistesse.
La seconda: è di un'esplosività pazzesca. Ma non nelle uscite, bensì proprio tra i pali. C'è chi sa uscire quasi come se giocasse a hockey su ghiaccio e c'è chi è un gatto, capace di arrivare su qualunque pallone con un riflesso folle. Faríñez appartiene all'ultima categoria. E c'è un altro dettaglio sul quale non ci stiamo soffermando.
Al Mondiale U-20 si è visto un portiere di ultima generazione, di quelli che cerca con i propri rilanci una miglior distribuzione del gioco. In principio fu El Pato Abbondanzieri, oggi è la norma. Ma questo particolare - unito alle doti che sembra possedere - rende il venezuelano uno dei candidati a esser tra i migliori a interpretare il ruolo nei prossimi 10-15 anni.

STATISTICHE
2014/15 - Caracas FC: 1 presenza, 2 reti subite
2015 - Caracas FC: 23 presenze, 18 reti subite
2016 - Caracas FC: 35 presenze, 30 reti subite
2017 - Caracas FC: 26 presenze, 31 reti subite
2018 - Millonarios FC (in corso): 3 presenze, 1 rete subita

NAZIONALE
Spesso è la storia a segnare l'interesse per un determinato giovane, ma forse - più che con altri - per Faríñez dobbiamo soffermarci sul capitolo nazionale. Ha esordito con l'U-15 nel 2013, poi è saltato prima all'U-17 e infine all'U-20, con la quale s'impone totalmente. Già al Sub-20 si comincia a intuire qualcosa, visto che il Venezuela si qualifica al Mondiale di categoria del 2017.
Quattro mesi più tardi, la squadra si ritrova in Corea del Sud per un'inattesa cavalcata. Faríñez guida i suoi compagni con destrezza e riesce a mantenere la porta inviolata per ben 506 minuti, prendendo il primo gol solamente ai quarti di finale contro gli Stati Uniti. In più, è decisivo nei penalty della semifinale contro l'Uruguay e segna. Sì, su rigore contro Vanuatu.
A quel punto, sarebbe logico prenderlo in considerazione per la nazionale maggiore, visto che la sua imbattibilità al Mondiale U-20 e l'esser stato il primo portiere a segnare in una competizione di quella categoria l'hanno messo sotto i riflettori. Il problema è che Rafael Dudamel è il ct dell'U-20, ma anche quella della selezione maggiore. E Faríñez ha già esordito.
Anzi, il portiere è stato il più giovane a giocare per il Venezuela in una gara di qualificazione al Mondiale, a tenere la porta inviolata per la nazionale e a parare un rigore per la Vinotinto (cinque giorni dopo il suo esordio, contro il Cile). Il merito del suo arrivo in nazionale viene in realtà dall'ex ct Noel Sanvicente, che l'ha poi allenato al Caracas FC.
Sebbene sia stato chiamato per la Copa América 2015, Sanvicente non lo mandò mai in campo. Così tocca a Dudamel l'onore di farlo esordire contro Panama (aveva giocato contro la Galizia, ma non era una gara ufficiale per la FIFA). L'allenatore non è andato troppo per il sottile: «Abbiamo un portiere per i prossimi vent'anni».

LA SQUADRA PER LUI
In questo momento, la squadra giusta per lui è quella colombiana, che per altro ha appena vinto la Superliga Colombiana 2018 con lui in campo. Ma se questa crescita diventasse inarrestabile alla fine di quest'anno, chi ci assicura che le grandi del Sud America o persino qualche squadra europea non si farà avanti?


29.1.18

ROAD TO JAPAN: Kotaro Omori (大森 晃太郎)

Buongiorno a tutti e benvenuti al numero uno del 2018 per "Road to Japan", la rubrica che vi consente di scoprire i giocatori che potrebbero interessarvi nel panorama del calcio nipponico. Oggi ci spostiamo nella capitale, dove da qualche settimana è arrivato un giocatore che potrebbe raddrizzare le sorti del FC Tokyo: stiamo parlando di Kotaro Omori.

SCHEDA
Nome e cognome: Kotaro Omori (大森 晃太郎)
Data di nascita: 28 aprile 1992 (età: 25 anni)
Altezza: 1.67 m
Ruolo: Esterno, ala
Club: FC Tokyo (2018-?)



STORIA
Kotaro Omori è un figlio di Osaka, nato e cresciuto precisamente nella municipalità di Yodogawa, situata nel nord della metropoli giapponese. Un quartiere all'avanguardia, nel quale Omori comincia a giocare e calcio, inserendosi ben presto nei vivai di una delle due squadre della città: è il 2005 quando il Gamba tessera il ragazzo.
Ha solo 13 anni, ma i neroazzurri vedono qualcosa di speciale in lui. Con lui si trovano altri due '92 eccellenti, come Takashi Usami (che poi anch'egli finirà al Gamba) e Gen Shoji (finito invece ai Kashima Antlers). I giovani di quel Gamba Osaka hanno conquistato alcuni titoli, ma c'è una differenza fondamentale tra Usami e Omori.
L'attaccante ha sempre avuto le stimmate del fuoriclasse, fin da quando ha esordito giovanissimo con la prima squadra. Omori, invece, ha dovuto conquistarsi spazio con calma. La prima presenza con il Gamba arriva per Omori ad agosto 2011: nell'ultimo anno dell'era Nishino, l'esterno gioca un minuto in campionato e un'ora in Coppa dell'Imperatore.
Non cambia molto nel 2012, nonostante due allenatori diversi: né José Carlos Serrão, né il suo rimpiazzo Masanobu Matsunami gli danno troppo spazio. E intanto la notizia più brutta arriva del campo, perché il club retrocede: un colpo duro per il Gamba, ma è il primo di tre elementi che cambieranno la carriera di Omori in qualche mese.
Il secondo elemento è l'arrivo di un nuovo tecnico: la dirigenza sceglie Kenta Hasegawa, leggenda - in campo e in panchina - dello Shimizu S-Pulse, rimasto per un po' fuori dal giro. La squadra gira, ma Omori è sostanzialmente una riserva. E pensare che nel girone d'andata non aveva giocato nemmeno una gara per infortuni.
L'ultimo elemento è il ritorno di Usami, che rimodella la squadra: più spazio per Omori e promozione con più presenze. Alla fine, il 2014 è l'anno magico per il Gamba: il Triplete conquistato sul campo vede Omori tra i maggiori protagonisti, visto che l'esterno realizza il gol decisivo per la conquista in rimonta della J. League Cup sul Sanfrecce Hiroshima.
Ciò nonostante, i due anni successivi sono più faticosi. Come abbiamo visto poi anche nel 2017, il ciclo Hasegawa aveva dato il massimo dal 2013 al 2015 - con la quasi finale in Champions League asiatica - ed era tempo di cambiare. Al Gamba l'hanno capito tardi, ma Omori ha colto la palla al balzo e si è trasferito al Vissel Kobe.
Sotto la guida di Nelsinho Baptista, l'inizio di Omori è stato da urlo: gol decisivi contro Vegalta e Jubilo, ma poi la squadra è collassata su sé stessa, perdendo terreno in campionato e la semifinale di Coppa dell'Imperatore per mano del Cerezo Osaka. Al FC Tokyo, sotto la guida dell'allenatore che l'ha lanciato, Omori conta di emergere una volta per tutte.

CARATTERISTICHE TECNICHE
Non eccezionale in qualcosa, ma dotato in tutto: così potremmo riassumere in breve le capacità tecniche di Omori, se escludiamo una capacità straordinaria nel saper riconoscere le migliori porzioni di campo nelle quali inserirsi durante lo sviluppo dell'azione. Sembra quasi che il suo gioco senza palla sia il tratto più riconoscibile del suo stare in campo.
La stagione 2017 e le nuove responsabilità ottenute nel passaggio al Vissel Kobe - non più quindi uno dei tanti al Gamba Osaka, ma un giocatore fondamentale per una squadra ricca, ma di metà classifica - hanno di fatto alzato il suo rendimento. Fisicamente non è straripante e tecnicamente sa far tutto bene, ma non ha una dote con il pallone tra i piedi che spicchi nella J. League.
Ciò nonostante, la crescita di Omori - durante i vari step della carriera - è stata causata dall'aumento di responsabilità. Ciò vuol dire che il ragazzo è soprattutto forte dal punto di vista psicologico e può gestire una certa mole di compiti. In questo senso, la stagione a Tokyo sarà fondamentale per confermare tale assioma.

STATISTICHE
2011 - Gamba Osaka: 2 presenze, 0 reti
2012 - Gamba Osaka: 7 presenze, 0 reti
2013 - Gamba Osaka*: 18 presenze, 1 rete
2014 - Gamba Osaka: 36 presenze, 7 reti
2015 - Gamba Osaka: 48 presenze, 6 reti
2016 - Gamba Osaka: 34 presenze, 3 reti
2017 - Vissel Kobe: 34 presenze, 4 reti
* = in J2 League

NAZIONALE
Difficile che improvvisamente si apra uno spazio per lui. Certo, Vahid Halilhodzic non sarà più il ct del Giappone dopo il Mondiale e chiunque gli succederà - probabilmente - penserà per prima cosa ad arruolare i giocatori più in forma per la Coppa d'Asia del gennaio 2019. Qualora così fosse e Omori mantenesse la forma vista a Kobe... chissà.

LA SQUADRA PER LUI
Non so se Omori farà effettivamente mai il salto dal Giappone all'Europa. Da una parte sembra uno di quei giocatori duttili e di buon livello che popolano la J. League, ma non tenterebbero mai il salto oltre oceano; dall'altra, però, proprio le sue capacità lo renderebbero un colpo eccellente per i campionati di seconda fascia. Molto dipenderà dal 2018 che avrà con il FC Tokyo.

21.1.18

Dichiarazione di guerra.

La Chinese Super League non ha ancora riaperto i battenti, ma i preliminari di Champions League asiatica e la Supercoppa di Cina si avvicinano. Tuttavia, stranamente non è stato il mercato della massima serie a prender la scena (seppur l'arrivo di Bakambu sia importante), bensì quella di China League One. Attenzione al Meizhou Meixian Techand Football Club.

Due acquisti clamorosi: Muriqui e Aloísio giocheranno per il club.

Chi segue questo blog sa un po' come la Cina abbia un'evoluzione molto veloce dei club. Dall'introduzione della lega cinese sul palcoscenico internazionale, ci sono state realtà - Guangzhou Evergrande, Shanghai SIPG, Hebei Fortune (di cui parlai qui nell'ottobre 2015, quando il club è stato promosso dalla China League One), Tianjin Quanjian - capaci di scalare velocemente le gerarchie.
Questo avviene perché il professionismo in Cina è molto giovane, quindi non ci sono molte realtà consolidate e le vecchie gerarchie della Jia-A League - la denominazione della lega nazionale fino al 2003 - sono state sconvolte senza troppi problemi. Un'altra candidata alla distanza potrebbe essere il Meizhou Meixian Techand Football Club.
Chi sono questi signori, però? Il Meixian è un distretto della città-prefettura di Meizhou, situata nella regione del Guangdong, dove si trova non solo la popolazione più numerosa della Cina, ma anche città fondamentali per i destini del paese come Guangzhou e Shenzen. Quest'ultimo è un essenziale polo economico del paese.
Anche nel calcio, questa regione si è fatta fondamentale per la Cina: il Guanghzhou Evergrande vince il campionato da sette anni di fila e ha alzato due Champions League asiatiche; sempre nella stessa città, il R&F combatte con le unghie e i denti per tenere alto l'onore dell'altra parte della barricata. E in seconda divisione ci sono anche lo Shenzen FC e il Meizhou Hakka.
Ma da dove arrivano il Meizhou Meixian Techand FC? A Meizhou, l'Hakka era stato fondato e voluto dall'ex manager del Guangdong Sunray Cave, Cao Yang, con il supporto della regione. Sostenuto anche da Wei Jinping, presidente del Wei Real Estate Development, il Meizhou Hakka sembrava destinato a sfondare.
Invece, dopo aver cambiato numerosi allenatori (l'attuale è il bosniaco Rusmir Cviko), l'Hakka è stato promosso nel 2015 dalla terza divisione, ottenendo poi due 12° posti. Insomma, la promozione è lontanissima. Così nella regione si è insediato un altro soggetto, quel Meizhou Meixian Techand FC di cui abbiamo accennato all'inizio.

Quanti gol potrà fare in seconda divisione uno così?

La sua esistenza parte da molto lontano: il club è stato fondato nel 2003, quando il Dongguan Nancheng FC aveva preso posto e diritti del derelitto Guangdong Hongyuan FC, dissolto nel 2001 dopo esser finito sul fondo delal seconda divisione. Il club aveva addirittura intenzione di giocare nel campionato di Hong Kong, ma tutto è cambiato velocemente.
Guadagnato il sostegno economico necessario nella regione del Guandong, il Dongguan Nancheng ha abbandonato il campionato straniero ed è tornato in Cina. Per poco, però, perché il club - inserito in terza divisione - ha mancato la promozione. Da lì è stato smantellato, mantenendo solo la struttura delle giovanili.
Dal 2011, qualcuno ci ha ripensato e ha rimesso il Dongguan Nancheng in terza divisione, cambiandogli però nome. Già, perché la sede è stata trasferita a Meixian, trasformando il club in Meixian Hakka FC. Per tante stagioni il club ha sfiorato la promozione, ma nel 2017 è riuscita a piazzarsi seconda nel complesso sistema dei play-off della China League Two (promozione festeggiata con una vagonata di soldi. Letteralmente).
Cambiato anche il nome per l'ultima volta in Meizhou Meixian Techand FC, il club ha attuato una policy aggressiva sul mercato. A dicembre, è arrivato il primo giocatore straniero della storia del club, il brasiliano Victor Ramos, difensore con un passato europeo e che ha recentemente giocato per la Chapecoense.
La militanza cinese è durata un mese: misteriosamente, il 18 gennaio è stato annunciato dal club che Victor Ramos è stato liberato dal suo contratto. Qualche disaccordo tra le due parti ha spinto Ramos ad abbandonare la Cina e aspettare nuove offerte. Tuttavia, il Meizhou Meixian non si è certo fermato qui e ha calato due colpi pesanti.
Pochi giorni fa, i due attaccanti brasiliani Muriqui e Aloísio hanno firmato per il club. Se l'acquisto del primo - ex gloria del Guangzhou Evergrande, in calo negli ultimi anni - poteva starci, l'arrivo del centravanti ex Hebei - liberato dal suo club al termine della scorsa stagione - è clamoroso. I due, di fatto, potrebbe dominare la seconda divisione.
Le gare si giocano al Meixian Tsang Hin-chi Stadium, che prende il nome dall'imprenditore e benefattore di Hong Kong che ha donato ben 15 milioni di Renminbi (circa due milioni di euro) per  aiutare la costruzione di un impianto da 20 mila posti. Riuscirà il Meizhou Meixian Techand FC di Juan Ignacio Martínez a scalare la montagna?

Aloísio, 29 anni, e Muriqui, 31, nei primi allenamenti con i nuovi compagni.