16.12.17

UNDER THE SPOTLIGHT: Christian Cueva

Buongiorno a tutti e benvenuti all'ultimo numero del 2017 per "Under The Spotlight", la rubrica che cerca di scovare i talenti più interessanti in giro per il mondo. Oggi ci spostiamo in Brasile, dove il São Paulo FC può contare su un ex discontinuo, oggi decisivo per il suo Perù: Christian Cueva vuole prendersi tutto nel 2018.

SCHEDA
Nome e cognome: Christian Alberto Cueva Bravo
Data di nascita: 23 novembre 1991 (età: 26 anni)
Altezza: 1.69 m
Ruolo: Trequartista, ala
Club: São Paulo FC (2016-?)



STORIA
Nato a Trujillo, a due anni Cueva lascia la città trasferendosi per volere della famiglia a Huamachuco, un centro leggermente più interno. Da quelle parti il giovane impressiona i dirigenti dell'Universidad San Martín, club al quale si unisce sotto la guida di Víctor Rivera: con Los Albos, vince due campionati nazionali e gioca anche in Libertadores.
A metà del 2012, nonostante un buon rendimento, la società decide di cederlo per la sua indisciplina e Cueva passa per sei mesi all'Universidad César Vallejo. Un breve intermezzo prima dell'Unión Española, club cileno con il quale vince un titolo. Qualcuno in Europa comincia a interessarsi a lui e l'offerta giusta arriva dalla Liga.
Il Rayo Vallecano decide di prelevarlo in prestito, ma di fatto Cueva non trova posto nella gestione di Paco Jémez: anzi, le uniche soddisfazioni iberiche sono giocando per la squadra riserve, dov'è devastante (cinque reti in otto gare, seppur la B del Rayo militasse in Tercera División). Non c'è spazio per lui ed è meglio tornare in patria.
Ad accoglierlo è l'Alianza Lima, club all'epoca allenato da Guillermo Sanguinetti. Ed è incredibile come Cueva continui a mostrare un mix di talento e poca disciplina: è decisivo in alcune gare, ma viene sospeso per sei gare per rimostranze eccessive all'arbitro nella gara contro il Real Garcilaso. Ciò nonostante, la classe rimane.
Non è un caso che dopo la Copa América del 2015, i messicani del Toluca vogliano fortemente il giocatore: è solo l'anticamera del passaggio ai brasiliani del San Paolo, con i quali veste la prestigiosa "10", voluto da Edgardo Bauza. Cueva sta dimostrando tutto il suo valore, nonostante il rendimento del club negli ultimi due anni di Série A sia stato deficitario.

CARATTERISTICHE TECNICHE
Se si osservano i principali higlights del ragazzo, parliamo di un trequartista rapido e sgusciante, proprio per questo capace di giocare da ala su entrambe le fasce (meglio se sull'out sinistro, in modo da rientrare e colpire con il suo destro). Un'esperienza già fatta in Messico, dove José Cardozo - tecnico del Toluca - preferiva schierarlo come esterno. 
Il suo dribbling e la sua capacità di scattare sul breve è utile per creare spazi, soprattutto nei punti più intasati del campo. Viene però da chiedersi se quest'entropia assoluta - utile in campionati come quelli sudamericani e come la Liga MX - possa esser limitante se spostata in un altro scenario calcistico, come quello europeo.

STATISTICHE
2008 - Universidad San Martín: 18 presenze, 2 reti
2009 - Universidad San Martín: 16 presenze, 3 reti
2010 - Universidad San Martín: 40 presenze, 6 reti
2011 - Universidad San Martín: 31 presenze, 4 reti
2012 - Universidad San Martín: 25 presenze, 5 reti / Universidad César Vallejo: 5 presenze, 0 reti
2013 - Unión Española: 16 presenze, 0 reti
2013/14 -  Rayo Vallecano: 2 presenze, 0 reti /  Rayo Vallecano B: 8 presenze, 5 reti
2014 - Alianza Lima: 15 presenze, 3 reti
2015 - Alianza Lima: 16 presenze, 6 reti
2015/16 - Toluca: 49 presenze, 6 reti
2016 - São Paulo FC: 26 presenze, 7 reti
2017 - São Paulo FC: 43 presenze, 9 reti

NAZIONALE
Strano a dirsi, ma Cueva non ha avuto questo gran passato nelle giovanili del Perù, visto che è emerso avendo già sulle spalle 19-20 anni. Appena quattro gare con l'U-20 nel Sub-20 del 2011 e poi l'esordio con la nazionale maggiore nello stesso anno, giocando poco più di un'ora nell'amichevole del giugno 2011 contro il Giappone.
Se due uruguayani l'hanno fatto esordire in U-20 e poi in nazionale maggiore - ovvero Gustavo Ferrín (non solo: ha allenato l'Uruguay U-20 al Sub-20 del 2005, lo stesso in cui c'erano Muslera, Godín e il Cebolla Rodriguez) e Sergio Markarián -, è stato poi Ricardo Gareca a render Cueva un pezzo fondamentale della sua nazionale. 
Il Perù ha collezionato alcune delusioni, ma da quando El Flaco è il titolare della panchina della nazionale maggiore, la Blanquirroja ha cominciato a volare: terza alla Copa América del 2015, qualificata al Mondiale di Russia 2018 e soprattutto capace di approfittare dei momenti giusti per prendersi risultati prestigiosi.
Proprio nella Copa América 2015, Cueva ha segnato il primo gol in nazionale contro il Brasile. Da lì, è stato poi inserito nella Top 11 del torneo e ha soprattutto cementato il suo status in nazionale: Gareca non ci ha più rinunciato: ben quattro gol e tre assist nelle eliminatorie al Mondiale 2018, raggiunto anche grazie al suo contributo.

LA SQUADRA PER LUI
Il Brasile ha visto partire diversi giocatori negli ultimi anni e non c'è dubbio che Cueva sia ora più maturo di quanto tentò l'avventura europea con il Rayo Vallecano. Il periodo trascorso tra San Paolo e la nazionale l'ha cambiato, Gareca ha plasmato un giocatore diverso: la Liga e la Ligue 1 sarebbero due ambienti curiosi di testarlo.

6.12.17

WITNESSING TO CHAMPIONS – 2017 Edition

Sta per finire un'altra annata: il 2017 si avvicina alla sua conclusione e siamo pronti per la consueta rubrica annuale: "Witnessing To Champions" si occupa di celebrare quei campioni che in quest'anno solare hanno chiuso la loro carriera, lasciandoci diverse testimonianze del loro talento e qualche rimpianto.

Ogni anno diciamo che è stato un anno di ritiri eccellenti, però in questo caso è proprio vero che si ha avuto una lista di personalità note nel calcio che hanno detto addio. Forse è stato persino difficile fare una cernita e dover scegliere cinque nomi: anzi, il formato "4+1" (quattro ritiri eccellenti più uno più curioso) è stato messo da parte proprio perché l'eccellenza del calcio si sta fermando o si è fermata in questo 2017.

Mentre attendiamo di capire di più sul destino di Kakà, salutiamo le performance del campo di Oleksandr Shovkovskiy, storico capitano della Dinamo Kiev e portiere dell'Ucraina in più occasioni (saluta a 41 anni: si è ritirato a metà della stagione 2016-17), e Dirk Kuyt, che meriterebbe di esser in questa lista, ma del quale ho parlato ampiamente già quando tornò al Feyenoord, diventando poi decisivo nella conquista del titolo a maggio.

Quindi proseguiamo con la lista dei cinque ritiri eccellenti del 2017.
  • Philipp Lahm (difensore, 11 novembre 1983) ha deciso di lasciare il Bayern Monaco alla fine del 2016-17. Ha vestito anche la maglia dello Stoccarda per un biennio e ha dedicato poco più di due decadi al Bayern. Ha anche vinto il Mondiale 2014, ritirandosi il giorno dopo.

Il Bayern era pronto a dare a un suo pezzo di storia un posto nel club: è successo per Rummenigge, così come per Hoeneß. Figuriamoci se non ci fosse un posto per Philipp Lahm, eppure lui ha detto no al ruolo di d.s. e in generale a un inquadramento nel Bayern: «Voglio staccare la spina e ricaricare le batterie. Dopo mi occuperò sicuramente di temi dell'imprenditoria e voglio farmi coinvolgere maggiormente».
Il ricordo che ci rimarrà di Lahm (ne ho parlato già qui, quando si ritirò dalla nazionale) è quello di un essere umano diverso, di un giocatore iper-lodato da Pep Guardiola, di un terzino che ha imparato a fare il regista davanti alla difesa scavallati i 30. Di un capitano che ha alzato una Champions League e una Coppa del Mondo, di fatto essendo il protagonista, ma in silenzio. Non è da tutti.

  • Francesco Totti (attaccante, 27 settembre 1976) ha giocato per tutta la carriera con la Roma. Ha esordito nel marzo del '93, giocando poi i minuti finali di Roma-Genoa 3-2 nel maggio scorso. Il suo addio ha fermato un'intera città; la sua storia con la nazionale è stata breve ('98-2006), ma ha portato un titolo Mondiale.

Francesco Totti è stato tra i talenti più puri avuti dall'Italia nel dopo-guerra. Un fatto incontestabile, comunque vogliate inquadrare un personaggio fedele più alla sua città che al suo talento. Quest'ultimo gli avrebbe permesso di andare ovunque - Chelsea e Real Madrid sono state due possibilità serie, così come la Samp negli anni '90 -, ma lui ha scelto di rimanere a Roma.
Non devo certo lodare io il talento di Totti, né ricordare come la sua bacheca - fatta di uno scudetto, due Supercoppe Italiane e altrettante Coppe Italia, nonché del Mondiale 2006 - sarebbe potuta esser più piena. E se invece fosse stata la paura a trattenere Totti a Roma? 
L'ha detto anche nel suo addio: «Mi levo la maglia per l’ultima volta. La piego per bene, anche se non sono pronto a dire basta e forse non lo sarò mai. Scusatemi se in questo periodo non ho rilasciato interviste e chiarito i miei pensieri, ma spegnere la luce non è facile. Adesso ho paura». E se la paura non gli avesse dato la forza per lasciare l'ambiente tranquillo, quello in cui nessuno l'avrebbe sfidato veramente? Non lo sapremo mai.

  • Xabier "Xabi" Alonso Olano (regista, 25 novembre 1981) ha vestito le maglie di Real Sociedad, Eibar (in prestito), Liverpool, Real Madrid e infine Bayern Monaco. La sua bacheca è enorme e variopinta: ha alzato due Champions League, ha vinto tutto con la Spagna della generazione d'oro e di fatto ha insegnato calcio in tre paesi diversi.

Calciatore più cool del pianeta fino al suo ritiro, Xabi Alonso ha la mentalità di cui potrebbe aver successo anche fuori dal campo e dal calcio in generale. Non mi stupirei di vederlo in panchina o - meglio ancora - in un ruolo stile Bierhoff per la Spagna. Gli iberici avrebbero bisogno di un cervello superiore come quello di Xabi Alonso.
Intanto, le sue priorità sono sembrate chiare, anche se la nostalgia è inevitabilmente parte del processo d'addio: «Mi mancherà giocare, perché è una parte importante della mia vita. Non sarà facile riempire quel gap, ma la vita va avanti. Ci saranno nuove sfide per me e ci voglio provare». Come la sua mente quando giocava e impostava tracciati sul terreno di gioco.

  • Frank James Lampard (centrocampista, 20 giugno 1978) si è ritirato dopo una bella esperienza in Major Soccer League con il New York City FC. Ha vestito le maglie di West Ham United, Swansea City (in prestito), Chelsea e Manchester City. Gli rimane qualche rimpianto con la nazionale inglese, con la quale ha giocato 106 gare e segnato 29 gol.

Se Steven Gerrard è il suo contro-canto, anche Frank Lampard a modo suo ha segnato il modo di fare il centrocampista box-to-box. I suoi inizi al Chelsea non suggerivano tale esplosione, ma Claudio Ranieri - all'epoca allenatore dei Blues - l'ha fatto emergere negli inizi dell'era Abramovich, di fatto regalandogli una carriera stellare.
Il resto (e non è cosa da poco) ce l'ha messo Frankie, capace di segnare ben 312 gol in carriera, di diventare un riferimento per il calcio inglese e persino trovarsi in mano una Champions League, un trofeo che sembrava diventato impossibile da vincere a un certo punto per il Chelsea. Con l'Inghilterra forse sognava altre imprese, ma non è andata altrettanto bene.

  • Maxwell Scherrer Cabelino Andrade (terzino sinistro, 27 agosto 1981) ha giocato per alcuni dei maggiori club europei: un anno di Cruzeiro, poi Ajax, uno strano passaggio all'Empoli, Inter, Barcellona e Paris Saint-Germain. Solo 10 presenze con il Brasile, eppure...

Vi sfido a trovare una bacheca più piena della sua: oltre alla bontà del giocatore, l'inserimento in questa eccellente cinquina sta proprio in questo dato. Ben 33 allori in cinque paesi diversi, il terzino ha vinto molto più di tanti suoi famosi connazionali. Al tempo stesso, ha creato una sorta di bromance con Zlatan Ibrahimovic, visto che ha giocato con lui in quattro squadre diverse. Oggi riparte da un ruolo da assistente d.s. al Paris Saint-Germain, ma al momento del ritiro era il giocatore più titolato in Europa.

30.11.17

ROAD TO JAPAN: Jun Amano (天野 純)

Buongiorno a tutti e benvenuti al numero 11 del 2017 per "Road to Japan", la rubrica che vi consente di scoprire i migliori talenti del panorama nipponico. Oggi ci spostiamo a Yokohama, dove la ricostruzione dei Marinos procede bene sotto Erick Mombaerts: la nuova stella che affianca Manabu Saito (di cui parlammo qui) è Jun Amano.

SCHEDA
Nome e cognome: Jun Amano (天野 純)
Data di nascita: 19 luglio 1991 (età: 26 anni)
Altezza: 1.75 m
Ruolo: Trequartista, centrocampista, seconda punta
Club: Yokohama F. Marinos (2014-?)



STORIA
Nato nel luglio '91 a Miura (nella prefettura di Kanagawa), Jun Amano ha frequentato la Juntendo University, ma in realtà ha frequentato gli Yokohama F. Marinos e il suo settore giovanile per tutti gli anni 2000. Un legame a doppio filo, visto che poi - finita l'università - Amano è tornato a Yokohama per giocare da professionista con i Marinos.
In fondo, qualcosina si era già visto da giocatore-accademico: con la Juntendo University, Amano ha giocato due partite nella Coppa dell'Imperatore 2010, segnando due reti nella gara del primo turno contro il Vanraure Hachinohe (vinta ai supplementari per 5-4). Le solite parole d'introduzione al club - «Sono contento di realizzare questo sogno: vestire la maglia dei Marinos è qualcosa che volevo sin da piccolo» - sono più vere del solito.
Anche il primo anno a Yokohama è stato sulle stesse cifre, perché imparare richiede tempo. Un 2014 da due presenze e una rete, proprio in Coppa dell'Imperatore nella gara contro l'Honda Lock in un facile 3-0. Ci è voluto però un cambio in panchina per lanciare Amano definitivamente, assieme a un'altra dinamica.
Se Yasuhiro Higuchi è l'uomo che ha fatto esordire Amano, Erick Mombaerts è colui che l'ha fatto maturare. Assieme all'arrivo del tecnico francese, va considerato un'altra dinamica: gli Yokohama F. Marinos venivano da una generazione arrivata a fine ciclo e avevano bisogno di un ricambio generazionale, che sta avvenendo in questi anni.
Assieme a Kurihara, capitan Nakazawa e Iikura, c'è una serie di giovani che si sono ormai inseriti (Kida, Togashi, Endo, Maeda). E tra loro, Amano - che è un po' più grande, visto che è un classe '91 - si è fatto sentire. Dalle due presenze del 2014 si è arrivati alle 35 di quest'anno, accompagnate da cinque reti, anche di pregevoli fattura.

CARATTERISTICHE TECNICHE
Non sono pochi quelli che in lui rivedono uno Shunsuke Nakamura meno dotato. E in effetti, negli anni in cui hanno giocato insieme, si sono viste delle somiglianze: il mancino letale, le punizioni, l'andamento dinoccolato, le movenze, il dribbling compassato, ma secco. Fisicamente è leggerino, ma rimane un giocatore interessante per certi contesti.
Lo è anche dal punto di vista tattico: trequartista, Mombaerts ha avuto modo anche di testarlo nel 4-2-3-1 qualche metro più indietro, un ruolo che potrebbe ricoprire anche nella veste di regista qualora il suo moto dinamico si riduca ulteriormente con l'età.

STATISTICHE
2014 - Yokohama F. Marinos: 2 presenze, 1 rete
2015 - Yokohama F. Marinos: 12 presenze, 0 reti
2016 - Yokohama F. Marinos: 24 presenze, 2 reti
2017 - Yokohama F. Marinos (in corso): 35 presenze, 5 reti

NAZIONALE
Un peccato che l'EAFF Asian Cup l'abbia visto fuori dalle convocazioni del ct Vahid Halilhodžić, che evidentemente non lo considera. A differenza di tanti altri profili di cui abbiamo parlato in questa rubrica, la speranza è che Amano abbia la possibilità di giocare in nazionale giusto per il merito di avere una presenza in JNT. 
In fondo, Amano ha già all'attivo un'Universiade a Kazan 2013 per il Giappone. Sicuramente non rientrerà nelle scelte dell'attuale commissario tecnico almeno fino al giugno 2018, data del Mondiale. A quel punto avrà già 28 anni ed è difficile pensare che possa rientrare nel giro di scelte del prossimo allenatore. Tuttavia, se Yusuke Minagawa e Tatsuya Sakai hanno una presenza in JNT, perché non lui?

LA SQUADRA PER LUI
Un esperimento europeo sarebbe interessante, ma sarebbe meglio aspettare anche la stagione 2018, giusto per capire se Amano si può prendere i Marinos definitivamente sulle spalle o se c'è qualche remora tecnica o di leadership nel guidare la squadra alla transizione ultima, che dovrebbe concludersi l'anno prossimo.
Nel caso andasse tutto bene, vederlo in Olanda - soprattutto in quest'Eredivisie - sarebbe una grossa curiosità. Specie se dovesse scegliere qualche piazza di metà classifica.


26.11.17

UNDER THE SPOTLIGHT: Fahad Al-Muwallad (فهد المولد)

Buongiorno a tutti e benvenuti al numero 11 del 2017 riguardante Under The Spotlight, la rubrica che vi consiglia alcuni talenti nascosti in giro per il mondo. Oggi ci spostiamo in Arabia Saudita, dove Fahad Al-Muwallad sta lentamente crescendo ed è già un riferimento sia per la nazionale che per l'Al-Ittihad, uno dei più grandi club del paese.

SCHEDA
Nome e cognome: Fahad Mosaed Al-Muwallad (فهد المولد)
Data di nascita: 14 settembre 1994 (età: 23 anni)
Altezza: 1.66 m
Ruolo: Ala, mezzala, seconda punta
Club: Al-Itthiad (2011-?)


STORIA
Nato nella popolosa Gedda nel '94, pare che il talento di Fahad Al-Muwallad fosse cristallino già quand'era piccolo, tanto che la leggenda riporta persino come sia stato avvicinato da uno scout del Barcellona in età giovanissima. In realtà, il suo sogno è sempre stato giocare per l'Al-Ittihad, il club con il quale ha militato fin dall'età di sei anni.
L'hype che l'ha seguito a livello locale è stato talmente forte da creare attesa persino per il suo debutto, avvenuto all'età di 16 anni contro l'Al-Raed FC nella Saudi Professional League. Qualcuno avrebbe detto di andarci piano, ma nessuno al club ha mai pensato di lasciarlo da parte: ha giocato persino una semifinale di Champions League asiatica a 18 anni appena compiuti.
Già nel 2012-13 - la prima stagione piena da professionista - si vedevano i progressi compiuti da Al-Muwallad. Il peccato è che l'Al-Ittihad in questi anni ha avuto un rendimento al ribasso: dalla metà degli anni 2000 - in cui il club aveva vinto la Champions League asiatica due volte di fila, partecipando al primo Mondiale per club -, sono arrivati pochi titoli.
Nessun titolo nazionale, solo due vittorie nelle coppe: la King Cup of Champions del 2013 e la Crown Prince Cup del 2017. Tuttavia, nessuno dei vari manager che si è succeduto ha mai pensato di rinunciare al suo talento: da Matjaž Kek (l'uomo che l'ha lanciato) all'ultimo José Luis Sierra, passando per Beñat San José e Victor Pițurcă. Nessuno. 
Dopo la Coppa d'Asia del 2015, il prossimo Mondiale sarà ovviamente una vetrina fondamentale.

CARATTERISTICHE TECNICHE
L'area del Middle East per Forbes ha riportato come la FIFA abbia segnalato il ragazzo tra i dieci talenti che stanno emergendo più velocemente al mondo. Ala di professione (la fascia è quasi indifferente), Al-Muwallad può anche giocare da mezzala in uno schieramento particolarmente offensivo (non te lo puoi permettere spesso) o da seconda punta.
Duttile e fisicamente grezzo, il ragazzo ha delle capacità atletiche notevoli: corsa muscolare, dinamica e particolarmente potente in progressione, specie senza palla. Inoltre, può contare su un buon feeling con la porta: su cinque stagioni piene da pro, quattro sono finite in doppia cifra. Non è poco: un salto europeo lo migliorerebbe tatticamente.

STATISTICHE
2011/12 - Al-Ittihad: 2 presenze, 0 reti
2012/13 - Al-Ittihad: 31 presenze, 10 reti
2013/14 - Al-Ittihad: 39 presenze, 12 reti
2014/15 - Al-Ittihad: 25 presenze, 10 reti
2015/16 - Al-Ittihad: 31 presenze, 3 reti
2016/17 - Al-Ittihad: 23 presenze, 13 reti
2017/18 - Al-Ittihad (in corso): 6 presenze, 2 reti

NAZIONALE
Al-Muwallad ha partecipato al Mondiale U-20 del 2011, in cui l'Arabia Saudita uscì agli ottavi contro il Brasile e lo stesso giovane centrocampista andò a segno contro la Croazia in una delle partite del girone. Dopo una brevissima apparizione con l'U-23, il nuovo ct Bert van Marwijk gli ha aperto le porte della nazionale maggiore.
Il tecnico olandese si è reso conto che con Al-Muwallad avrebbe potuto contare su un patrimonio tecnico e atletico notevole. La scelta ha pagato, visto che dopo l'esordio - arrivato nel gennaio 2013, sotto Juan Ramón López Caro (in gol contro la Cina) - il ragazzo è rimasto cardine della nazionale, segnando il gol decisivo contro il Giappone per tornare al Mondiale dopo 12 anni.

LA SQUADRA PER LUI
Il recente accordo tra la federazione spagnola e quella saudita permetterà di vedere qualche faccia nuova nel mercato invernale: diverse squadre di Liga e Segunda División accoglieranno in prestito giocatori della nazionale, in modo da far guadagnare loro esperienza in vista del prossimo Mondiale.
E se l'accordo sembra un po' tardivo e pasticciato per fare qualche differenza nell'immediato futuro, ciò nonostante c'è curiosità nel vedere Al-Muwallad inserito in quel contesto. Soprattutto in qualche compagine di Segunda División - Rayo Vallecano o Tenerife due soluzioni da testare -, il giocatore potrebbe crescere e persino trovare un suo spazio in Europa.

17.11.17

Last chance.

Roma non è stata costruita in un giorno. E di certo, il Giappone non troverà rivelazioni improvvise da qui a giugno 2018: il dado è tratto e racconta di una squadra solida, ma totalmente diversa da quatro anni fa. Anche nel mood: nel 2013 c'era eccitazione, oggi sembra regnare la rassegnazione. L'EAFF East Asian Cup è l'ultima chance di cambiare registro.

La resa dei conti è arrivata per il ct Vahid Halilhodžić, 65 anni.

Intendiamoci: non avverrà. Finora Vahid Halilhodžić si è dedicato al suo sport preferito, ovvero il "blastare" la J. League in lungo e in largo. Se da una parte non c'è dubbio che ci sia bisogno di nuove figure dirigenziali, magari provenienti dal campo, dall'altra non si capisce cosa si aspettasse il tecnico bosniaco quando ha accettato l'incarico nel marzo 2015.
Si aspettava la Ligue 1? No, la J. League è già adesso uno dei 15 migliori campionati al mondo per organizzazione e livello tecnico, ma non siamo ancora lì. Si aspettava uno spirito calcistico sviluppato? Il professionismo è arrivato solo 25 anni fa in Giappone. Si aspettava più rispetto? Finora è stato persino poco pungolato.
A questo dobbiamo aggiungerci il fatto che la stessa natura dell'EAFF East Asian Cup, che non è un torneo importante, ma un modo per sperimentare giocatori che stanno in patria. Purtroppo non è facile farlo in tre partite. Prendiamo tre atteggiamenti diversi in esame.
Nel 2010, il torneo si disputa a febbraio, qualche mese prima del Mondiale sudafricano. L'allora ct Takeshi Okada decide di portare 23 giocatori: 16 di questi saranno poi sull'aereo per Città del Capo. C'è però una postilla non da poco: all'epoca di giapponesi in Europa ce n'erano pochi ed era più facile testare la nazionale che poi avrebbe giocato il Mondiale.
Nel 2013, con Alberto Zaccheroni sulla panchina nipponica, si fanno dei veri esperimenti, perché la situazione è cambiata: sono diventati tanti i giocatori impegnati in Europa e si gioca a luglio. Quel gruppo vincerà il torneo e sei di quei ragazzi andranno poi in Brasile: di fatto, in quelle tre gare diventa chiara l'importanza di Osako e Kakitani.
Vahid Halilhodžić ha già all'attivo una partecipazione, quella del 2015: il peggior risultato del Giappone, che arriva ultimo. Il nuovo ct chiama qualche volto nuovo, ma alcuni non vengono nemmeno schierati e di fatto si concentra su quelli che già fanno parte del gruppo. Un errore che probabilmente verrà ripetuto in vista dell'edizione di quest'anno.
Infatti il Giappone ospiterà a dicembre il torneo - che si tiene ogni due anni - e non escludo che Halilhodžić trolli tutti, portando una squadra che già conosce. La J. League sarà finita e lui avrà ampia scelta, ma non mi stupirei se vedessi una formazione così disposta: Nishikawa; G. Miura, Shoji, Makino, Kurumaya; Ideguchi, Yamaguchi, Nagasawa; Kurata, Sugimoto, Koroki.

Il punto più basso dell'ultima edizione, nel 2015: la sconfitta subita in rimonta dalla Corea del Nord. Quell'edizione la vincerà la Corea del Sud; Yuki Muto, il miglior giocatore per il Giappone in quella competizione, non verrà più convocato, ma ha comunque segnato 25 gol negli ultimi due campionati con l'Urawa.

La verità, però, è che questa competizione è l'ultima reale occasione di testare gente che la nazionale non l'ha mai vista, l'ha vista poco o non la vede da tanto tempo. So che il tecnico bosniaco non lo farà, ma io ci provo a immaginare una nazionale del tutto nuova, con giocatori che potrebbero rivelarsi, rientrare dopo diverso tempo o prendersi una sorta di riconoscimento alla carriera (per i giapponesi è un onore giocare in nazionale anche in tornei così).

Portieri - Non capirei il senso di chiamare sia Nishikawa che Higashiguchi, che sono nel gruppo da una vita e non hanno nulla da dimostrare. Che piaccia o meno a Hali, è il turno di Kosuke Nakamura (Kashiwa Reysol). Con lui, chiamare Akihiro Hayashi (FC Tokyo) e... bella domanda. 
Non ci sono tanti portieri giapponesi affidabili: premierei a sorpresa Hiroki Iikura (Yokohama F. Marinos), che è uno dei motivi per cui i Marinos si stanno ancora giocando un posto nella prossima Champions League asiatica.

Terzini - Va confermato Shintaro Kurumaya (Kawasaki Frontale), che ha esordito in nazionale e può beneficiare di una vetrina del genere. Con lui, ci sarebbe Tomoya Ugajin (Urawa Red Diamonds), che da terzino è meno affidabile che da esterno a tutto campo, ma andrebbe provato. A sinistra, anche le opzioni Fukumori e Matsubara sarebbero invitanti.
A destra Genta Miura (Gamba Osaka) è da tenere in queste brevi rotazioni, anche perché è già stato convocato. Accanto a lui, segnalerei Ryuta Koike (Kashiwa Reysol), un classe '95 che in tre anni è passato dal giocare in quarta divisione nel Renofa Yamaguchi all'esser titolare in J. League.

Centrali difensivi - Shoji e Makino, pur giocando in patria, non hanno bisogno di esser presenti. Sarebbe meglio testare Naomichi Ueda (Kashima Antlers) e Shinnosuke Nakatani (Kashiwa Reysol). Gli altri due nomi vedrebbero una sfida a tre, a mio modo di vedere.
Da una parte Yuta Nakayama (Kashiwa Reysol) e Tatsuki Nara (Kawasaki Frontale), che hanno certamente fatto meglio di Takuya Iwanami (Vissel Kobe); dall'altra, Kentaro Oi (Jubilo Iwata), per il quale la convocazione per questo torneo sarebbe un premio alla carriera e alla stagione 2017. Io andrei per un mix, a voi la scelta del giovane di turno.

Tanto per fare un nome a caso: Mu Kanazaki, 28 anni.

Centrocampisti - Kazuki Nagasawa (Urawa Red Diamonds) ha esordito con la nazionale nell'amichevole contro il Belgio: scelta random di Halilhodžić, visto che il centrocampista non aveva visto troppo spazio. Tuttavia, è giusto che rimanga nel pacchetto. A lui vanno affiancati subito due nomi facili.
Ryota Oshima e Shogo Taniguchi (Kawasaki Frontale) sono diversi, ma di fatto sono due giocatori a cui va dato più spazio. Entrambi hanno già giocato in nazionale (rispettivamente una e due presenze), ma continuare a ignorarli non fa bene a nessuno. Il primo è un play creativo, il secondo gioca in difesa, ma potrebbe esser schierato da mediano.
A loro vanno aggiunti Riki Harakawa (Sagan Tosu), che sotto Massimo Ficcadenti ha trovato il giusto pace, mentre Kazuya Yamamura (Cerezo Osaka) si è rifatto una reputazione giocando da semi-trequartista dopo una vita in difesa. L'ultimo nome è Kento Misao (Kashima Antlers), che sta silenziosamente prendendosi il suo spazio.

Ali - Di ali potremmo sceglierne una marea, ma Shoma Doi (Kashima Antlers) merita una chance definitiva: al Mondiale per club ha fatto sfaceli, eppure la JFA e Halilhodžić continuano a ignorare gli Antlers. Con lui ci dev'essere a sinistra Hiroyuki Abe (Kawasaki Frontale), che lontano dal Gamba Osaka è esploso e ha giocato una stagione super.
A destra la situazione è più complessa. I due nomi sono facili: da una parte c'è Junya Ito (Kashiwa Reysol), un'iradiddio che per qualche motivo non è stato notato da nessuno; dall'altra la logica direbbe di scegliere un profilo nuovo, ma come si fa a non testare Yu Kobayashi (Kawasaki Frontale), che è stato il MVP indiscusso della J. League 2017?

Centravanti - La fredda realtà dirà che Halilhodžić chiamerà Shinzo Koroki e Kenyu Sugimoto, che però non sembrano aver bisogno di tale vetrina per dimostrare ciò che sanno o non sanno fare (per altro, Koroki c'era due anni fa con Halilhodžić in Corea).
La fantasia e la logica imporrebbero altri due nomi, entrambi in casa Kashima Antlers. Il primo è quello di Yuma Suzuki, che sarà un personaggio discusso, ma è un giocatore in divenire e sarà un buon attaccante in futuro. E l'altro nome crea persino più problemi.
Da quando è rientrato in Giappone con la maglia degli Antlers, Mu Kanazaki è stato il miglior giocatore che si sia visto in J. League per continuità ed efficacia. Eppure Halilhodžić l'ha preso per un po' in considerazione, poi l'ha scaricato a metà del 2016. C'è bisogno di lui: un jolly così non ce l'hai spesso tra le mani.

Uno come Junya Ito, 24 anni, nel 4-3-3 deve essere almeno provato.

Rosa completa (tra parentesi le presenze in nazionale):
GKs - Hayashi (0), Iikura (0), K. Nakamura (0)
FBs - Koike (0), Kurumaya (1), G. Miura (0), Ugajin (0)
CBs - Nakatani (0), Nara (0), Oi (0), Ueda (0)
DM/CMs - Harakawa (0), K. Misao (0), Nagasawa (1), Oshima (1), Taniguchi (2), Yamamura (1)
WGs - H. Abe (0), Doi (0), J. Ito (0), Y. Kobayashi (8)
CFs - Kanazaki (10), Y. Suzuki (0)

Divisione per squadre:
6 - Kawasaki Frontale
5 - Kashima Antlers
4 - Kashiwa Reysol
2 - Urawa Red Diamonds
1 - Cerezo Osaka, FC Tokyo, Gamba Osaka, Jubilo Iwata, Sagan Tosu, Yokohama F. Marinos

Presenze totali in JNT: 24

Good luck, Vahid. Sappiamo che ci deluderai.

Nishikawa verrà chiamato probabilmente per le buone prestazioni in campionato.