18.4.18

UNDER THE SPOTLIGHT: Samuel Tetteh

Buongiorno a tutti e benvenuti al quarto capitolo di "Under the Spotlight", la rubrica che vuole presentarvi alcuni dei possibili nuovi protagonisti del calcio futuro. Oggi ci spostiamo in Austria, dove il Red Bull Salisburgo si gode le semifinali di Europa League, ma ha mandato in prestito un ragazzo di cui (credo) risentiremo parlare: Samuel Tetteh.

SCHEDA
Nome e cognome: Samuel Tetteh
Data di nascita: 28 luglio 1996 (età: 21 anni)
Altezza: 1.80 m
Ruolo: Seconda punta, prima punta
Club: LASK Linz (2018-?)



STORIA
Nato in Ghana nel 1996, Tetteh è cresciuto nella West African Football Academy: fondata nel '98 e parte della Ghana Football Premier League, la WAFA ha tesserato il giovane nel 2014, lanciandolo quasi subito nella massima divisione ghanese. Situata a Sogakope, la WAFA è stata un'accademia legata al Feyenoord (che ha lanciato Adiyiah, Afful, Atsu).
Tetteh fa in tempo a giocare qualche gara, segnando cinque reti in 13 presenze a soli vent'anni. La Red Bull - che avrà tanti difetti, ma che ha capito come il calcio del futuro è fatto di plusvalenze e giovani da rivendere - lo adocchia e lo prende per portarlo a Salisburgo. Non subito però, perché il ghanese passerà prima dal Liefering.
Con la squadra-B del Red Bull Salisburgo, Tetteh fa quel che vuole: gioca in seconda divisione e segna 10 reti in 20 gare, con di fianco un altro prodotto dei Tori, quel Mërgim Berisha che adesso è con lui in prestito a Linz. Convinta dalle sue prestazioni, la Red Bull offre un contratto al ghanese fino al giugno 2020.
Ora viene il difficile, però, perché imporsi in prima squadra è molto più difficile. Il RB Salisburgo ha voglia di lanciare i suoi giovani, reduci dalla vittoria in UEFA Youth League nel 2016-17: purtroppo, per Tetteh c'è poco spazio. Fa in tempo a giocare una gara in coppa austriaca e quattro minuti da subentrante in una partita dei gironi di Europa League.
L'ultima gara in panchina con il Red Bull Salisburgo è contro il neo-promosso LASK Linz, che sarà anche il club a cui verrà prestato qualche settimana più tardi. La pausa invernale ha restituito un Tetteh pienamente coinvolto nella prima divisione austriaca: cinque reti in 10 presenze, cinque vittorie nelle ultime cinque gare per il LASK (otto nelle ultime dieci).

CARATTERISTICHE TECNICHE
Come per molti talenti africani, ciò che colpisce è lo spunto atletico di cui il ragazzo è dotato: Tetteh ha una velocità notevole e uno scatto secco che non perdona. Tuttavia, mi piace il lavoro che il RB Salisburgo sta facendo sul ragazzo. Mi spiego.
Teoricamente Tetteh nasce come ala: funambolico, quasi entropia allo stato puro, con finte e dribbling che fanno sognare accostamenti con il primo Cristiano Ronaldo e Bale. Invece, pare che gli austriaci stiano lavorando per trasformare il ragazzo da esterno a seconda punta, facendolo giocare molto più vicino all'area di rigore.
Mi auguro e spero che questo lavoro porti risultati: le cifre tra Liefering e Linz sembrano esser incoraggianti, ma ci vorrà tempo per valutare il tutto. Anche fisicamente gli va dato un rinforzo, perché Tetteh sembra ancora leggerino per potersi imporre in un tipo di calcio più impegnativo.

STATISTICHE
2016 - West African Football Academy: 13 presenze, 5 reti
2016/17 - → Liefering: 20 presenze, 10 reti
2017/18 - Red Bull Salisburgo: 2 presenze, 0 reti
2017/18 - → Liefering: 6 presenze, 2 reti
2017/18 - → LASK Linz (in corso): 10 presenze, 5 reti

NAZIONALE
Qui la sorpresa forse più grande: nonostante non giochi ancora con la prima squadra dei campioni d'Austria, Tetteh ha già giocato in nazionale maggiore. Dopo un buon torneo giocato con il Ghana U-20 al Mondiale di categoria del 2015 (un assist e un rigore guadagnato nel 3-2 sull'Argentina), l'attaccante è stato chiamato in prima squadra dal ct Avram Grant.
Nel settembre 2016 ha persino segnato la prima rete in nazionale, in una gara di qualificazione alla Coppa d'Africa 2017 contro il Ruanda. Rete che gli è valsa ancora più attenzione, dato che lo stesso Grant ha poi deciso di portarlo in Gabon tra i 23 del torneo. Due presenze in due gare senza particolare significato, ma comunque sono lì.

LA SQUADRA PER LUI
In questo momento, Tetteh gioca in una squadra di bassa classifica della massima divisione austriaca. Dobbiamo quindi esser realisti e dirci che attualmente l'attaccante può emergere in questo contesto, ma ha bisogno di maturare nella calma più assoluta. Magari tornando alla base, dove la Red Bull beneficerà certamente del suo talento.
Tuttavia, sarei curioso di capire se a Lipsia stiano già osservando i progressi del ragazzo, visto che proprio la casa madre si sta dotando di attaccanti come Werner e Augustin, agili e veloci: un profilo che ricalca parecchio quello che Tetteh potrebbe avere tra qualche tempo. O arriverà prima qualcun altro?

10.4.18

Un quartetto da titolo?

Il Mondiale si avvicina e la tensione si alza. Si alza soprattutto perché ci si rende conto di quanto sia un'occasione irripetibile. E se molte delle nazionali - forse almeno la metà - può esser contenta di star lì in Russia, ci sono altre che devono "deliver", quindi far risultato. Tra queste, quattro favorite che non possono fallire: andiamo ad analizzarle.

Il Brasile vittorioso in Germania: la vera favorita per il Mondiale?

Due sono europee, due sono sudamericane. Due hanno avuto recentemente risultati più incoraggianti, ma devono comunque dare un segnale di qualità in Russia; le altre due, invece, devono necessariamente battere un colpo per non dare l'impressione di essere delle eterne incompiute nell'ultimo decennio.
Meglio partire dall'Europa, in un ordine crescente che possiamo ipotizzare in relazione a quanto Russia 2018 rappresenti una chance unica per queste nazionali. Di certo, tra le quattro che menzionerò in questo pezzo, l'Inghilterra è quella che ha meno da perdere, anche se la selezione guidata dal c.t. Southgate deve portare a casa qualcosa.
La nazionale dei Tre Leoni viene da un 2017 sorprendente soprattutto a livello giovanile: l'U-20 ha vinto il Mondiale di categoria, l'U-21 è arrivata a un passo da vincere l'Europeo (ha perso in finale contro la Germania) e l'U-17 ha incantato in India, trionfando al Mondiale organizzato a ottobre.
Questo dice molto sul futuro dell'Inghilterra, che può sorridere e sperare che il meglio debba ancora arrivare. Che i progressi tattici della Premier League - dovuti all'arrivo di alcuni tra i migliori tecnici del globo (Conte, Guardiola, Klopp, Pochettino, etc.) - si facciano sentire nei prossimi anni. Tuttavia, la generazione attuale deve reagire.
Già, perché l'Inghilterra viene da un'eliminazione senza vittorie al Mondiale brasiliano e da un'uscita indegna all'ultimo Europeo contro l'Islanda. Un segnale di reazione è necessario, che deve tradursi (credo) almeno in un'entrata nelle Top 8. Una semifinale sarebbe fantastica, ma non sembra essere un obiettivo realistico (a meno che il tabellone non sia favorevole).
E che dire invece della Francia? Lì la generazione d'oro è già in campo, tanto che i Galletti potrebbero contare su tre nazionali da mandare al Mondiale, tutte capaci almeno di un approdo ai quarti di finale. L'abbondanza, però, non è contata all'ultimo Europeo, giocato in casa e perso in una finale incredibile.
Se l'uscita ai quarti di finale del Mondiale 2014 è stata fisiologica - uscire contro la Germania, poi campione del Mondo, non è un disonore -, ora quella generazione è esplosa, tanto che alcuni di quegli elementi sono maturi. Varane, Umtiti, Pogba, Griezmann erano tutti in procinto di diventare grandissimi giocatori, ma non erano ancora lì.
E che dire di quei giocatori - come Mbappé, Dembélé, Kimpembe, Lemar, Kanté, Rabiot, Martial... e la lista potrebbe continuare - che nel 2014 non erano nemmeno rilevanti nei propri club? La Francia si presenta in Russia con (forse) il patrimonio tecnico più ampio. Più persino di Germania e Spagna, considerando l'età-media.
Questa generazione potrebbe durare fino al Mondiale 2026 e portare a casa nel frattempo un altro Europeo o - si spera in patria - un altro Mondiale. Tuttavia, già a Euro 2016 si è visto qualcosa che non va, ovvero la mentalità: questo gruppo può reggere la pressione? E soprattutto, come sarebbe visto un mancato approdo alla semifinale, che sembra un target possibile per questa selezione?

Jesse Lingard, 25 anni, stellina del Manchester United: star assoluta o solo nel recinto di casa?

Per le due sudamericane, invece, il discorso si fa ben più grave. Una sudamericana non vince il Mondiale dal 2002 - sono ben 16 anni: pausa lunghissima fra due vittorie targate Conmebol - e due delle ultime tre finali sono state tutte europee. E sebbene quattro delle otto squadre arrivate ai quarti nel 2010 fossero sudamericane, la crisi è un'onda lunga.
L'avevo menzionato in un articolo di un anno fa su L'Ultimo Uomo (qui), ma se per ora le altre confederazioni sono lontane, il Sud America è comunque a un appuntamento decisivo. Altro dato? Le due superpotenze del calcio latino non vincono la Copa América dal 2007: nel 2011 è toccato all'Uruguay, nelle ultime due - compreso l'orrendo marchettone del 2016 - al Cile.
Tuttavia, una differenza c'è tra Brasile e Argentina. Alcuni appassionati di calcio sudamericano se ne forse dimenticati, ma c'è. E non sta per forza nei risultati - comunque favorevoli ai verdeoro, sia nei club che a livello internazionale -, che sembrano essere più una conseguenza di quanto accade nei rispettivi movimenti (e federazioni: citofonare AFA).
Il Brasile è stata la prima squadra a qualificarsi al Mondiale di Russia, con ben un anno e mezzo d'anticipo. Normale quando domini il tuo girone di qualificazione e le altre si tolgono punti: still, un risultato impressionante per chi ha fallito in lungo e in largo dopo la Confederations Cup del 2013, che sembrava solo l'antipasto del Mondiale dell'anno successivo.
Molti ricordano facilmente il 7-1 subito con la Germania, ma i segni della vera crisi si sono visti anche dopo. Il Brasile che esce male dalla Copa América del 2015, dopo aver già perso quella del 2011 (sconfitta ai rigori dal Paraguay ai quarti, proprio come quattro anni dopo). O la pessima esibizione nella Copa América Centenario 2016, con l'uscita nei gironi.
Il nuovo ct, Tite, sembra però aver trovato la quadra: un gruppo in fiducia, giocatori con maggior prospettiva e una buona striscia di risultati. Rispetto al 2002 - anno dell'ultimo trionfo Mondiale - ci sono meno stelle. Forse Neymar e Marcelo sono (per ora) gli unici giocatori di assoluto richiamo globale, però ci sono molti profili solidi e altrettanti promettenti. E del Maracanazo sono rimasti gli indispensabili.
Discorso ben diverso per l'Argentina: sempre in riferimento alle ultime due Copa América, l'Albiceleste è arrivata fino alla fine, ma ha perso due volte, sempre contro il Cile. Sempre ai rigori, sempre da favorita. E se la sconfitta del 2015 è sembrato il giusto premio per i cileni, nel 2016 la sconfitta da iper-favoriti ha fatto malissimo.
Messi ha annunciato il ritiro, salvo ripensarci (malissimo: non è un bel segnale a livello mentale). E da lì l'Argentina è ripartita con l'uomo che ne aveva causato la prima ferita continentale, quel Jorge Sampaoli che non sta però bastando a metter le cose a posto. Il percorso nelle qualificazioni Mondiali dovrebbe bastare a raccontare il tutto.
Ne avevo già parlato cinque-sei anni fa, ma il confronto tra Cristiano Ronaldo e Messi sta clamorosamente voltando a favore del portoghese. Nessun giocatore supererà più il livello tecnico e mentale di Leo, ma l'asso del Real Madrid - ora persino reduce dalla vittoria nell'Europeo - sta dimostrando che le doti donate dal Signore non bastano.
E forse non basteranno nemmeno in Russia, visto il recente 6-1 incassato dall'Argentina in amichevole contro la Spagna. Ci sono nazionali molto più solide, ma Messi e soprattutto l'Argentina si possono permettere un altro fallimento? Un'altra finale persa? Altre lacrime? Forse no. Anzi, una parte nel quartetto da titolo fa male persino a loro.

Jorge Sampaoli, 58 anni, e Leo Messi, 30: l'Argentina è forse all'ultimo treno.

31.3.18

ROAD TO JAPAN: Ryuta Koike (小池 龍太)

Buongiorno a tutti e benvenuti a un altro numero di "Road to Japan", la rubrica che vi porta in giro per il Giappone a scoprire alcuni talenti nascosti. Nel terzo numero ci spostiamo a Chiba e precisamente a Kashiwa, dove i Reysol stanno crescendo bene. E tra loro potrebbe esserci il primo giocatore a comparire in nazionale pur avendo giocato in J3: Ryuta Koike.

SCHEDA
Nome e cognome: Ryuta Koike (小池 龍太)
Data di nascita: 29 agosto 1995 (età: 22 anni)
Altezza: 1.69 m
Ruolo: Terzino destro
Club: Kashiwa Reysol (2017-?)

© J. League

STORIA
Nato in uno dei quartieri più rinomati di Tokyo (Hachiōji), Ryuta Koike cresce calcisticamente sotto le cure dello Yokogawa Musashino FC (recentemente rinominato Tokyo Musashino City Football Club, che gioca in Japan Football League), finché nel 2008 non riesce a entrare nel programma della federazione giapponese, che ammette il giovane in una delle sue academy.
Sono cinque anni di crescita, che lo preparano al meglio al calcio professionistico. Con lui, in quel di Fukushima, ci sono altri giocatori che oggi popolano la J. League: Shota Kaneko (che sta crescendo allo Shimizu S-Pulse), Akira Ando (ora al Matsumoto Yamaga) e Masahide Hiraoka (che, dopo qualche esperienza in J3, ha deciso di legarsi al progetto Iwaki FC).
Tuttavia, l'inizio di Koike - il primo impatto in solitaria - è nel 2014, quando viene tesserato dal Renofa Yamaguchi, club all'epoca militante in Japan Football League, la neonata quarta divisione e la prima non-pro nella piramide del calcio giapponese. Un progetto interessante, come ho raccontato qualche tempo fa in quest'articolo.
Il Renofa rappresenta infatti una zona del Giappone che può avere un futuro nel panorama dei professionisti e il tecnico dell'epoca, Nobuhiro Ueno, non ha esitazione nel dare spazio al ragazzo. Ha solo 18 anni, ma impara velocemente. Koike forse si aspettava altro: dopo essersi laureato nel programma della JFA, sperava di andare in J. League.
Ma nel 2014 non arrivano offerte e per questo ha scelto il Renofa. Purtroppo, lo stipendio non bastava per mantenerlo, perché è pur sempre mondo dilettantistico. E allora Ryuta fa il coach part-time in una scuola calcio per mantenersi. Dirà di averlo fatto perché «volevo sentirmi responsabile» e allora a Yamaguchi era l'unica chance per tenere fede a quell'impegno.
Tuttavia, il Renofa riesce a centrare la promozione in J3 e l'anno dopo mette in campo forse la più spettacolare stagione disputata da un club nel calcio professionistico giapponese. Gli arancioni di Yamaguchi realizzano 96 reti in 36 gare disputate (vincono partite anche 5/6-0), ma rischiano comunque di farsi sfuggire la promozione diretta. 
Un gol nel finale dell'ultima giornata a Tottori regala la doppia promozione. Intanto Koike ha giocato altre 31 partite e si è fatto notare: in J2, è stabilmente il titolare e gioca 45 gare. Il Renofa viene smontato alla fine del 2016 e se ne vanno quasi tutti: l'avanzamento più alto di carriera spetta proprio a lui, che si trasferisce ai Kashiwa Reysol.
All'inizio c'è qualche dubbio che possa imporsi. Il tecnico Shimotaira lo gestisce e gli preferisce momentaneamente l'esperto Jiro Kamata, ma nella trasferta di Sendai contro il Vegalta - è la quarta giornata di campionato - Koike si prende il posto da titolare per non mollarlo più. In quattro anni è passato dall'impiego part-time alla prima divisione.

CARATTERISTICHE TECNICHE
La storia buffa è che Koike sarebbe dovuto essere un esterno d'attacco: è stato il programma della JFA Academy a Fukushima a decidere per un cambio di ruolo. Ala fino ai 16 anni, Koike diventa un terzino e viene riqualificato in quella posizione. Deve molto a chi ha pensato a quella mossa, perché gli ha spalancato le porte per una carriera migliore.
Atleticamente interessante, Koike è un terzino equilibrato: non c'è una dote nella quale eccelle particolarmente, bensì è un giocatore completo, capace di fare un po' tutto. Il conto degli assist è piuttosto buono (tre nel 2017, tre nel 2016): forse dovrà migliorare fisicamente e difensivamente, ma non c'è limite alla provvidenza di chi ha fatto così tanta strada.

STATISTICHE
2014 - Renofa Yamaguchi: 17 presenze, 0 reti
2015 - Renofa Yamaguchi: 31 presenze, 1 rete
2016 - Renofa Yamaguchi: 45 presenze, 3 reti
2017 - Kashiwa Reysol: 38 presenze, 0 reti
2018 - Kashiwa Reysol (in corso): 9 presenze, 0 reti

N.B.: 2014 in JFL, 2015 in J3 League, 2016 in J2 League

NAZIONALE
Koike non ha mai giocato per nessuna rappresentativa. Rimasi parecchio stupito quando non fu considerato per le Olimpiadi di Rio: all'epoca è vero che era alla prima esperienza in seconda divisione, ma quella posizione - di terzino destro - era particolarmente povera e l'avrei visto bene come una sorta di outsider.
Nel frattempo, la condizione della Nippon Daihyo - una volta forte in questo ruolo, capace di presentare 5-6 interpreti per entrambe le fasce - sta peggiorando. Una new entry sembra necessaria: se a sinistra Kurumaya (ne abbiamo parlato qui) si è guadagnato attenzione, sotto un nuovo ct e nel post-Mondiale, Koike potrebbe rappresentare un'opzione.

LA SQUADRA PER LUI
La forza di Koike è stata crescere gradualmente in questi anni: prima l'esordio nei professionisti, poi in seconda divisione, infine il salto in J1. E quest'anno il terzino si misurerà anche con una dimensione continentale, visto che i Kashiwa Reysol stanno disputando (male, ma ci sono) la Champions League asiatica.
Visto che a quasi 23 anni il suo percorso sembra esser lineare, io non escluderei un arrivo in Europa nel 2019. Mi piacerebbe che concludesse un'altra stagione a Chiba e poi tentasse il grande salto, magari in Portogallo: la Liga Nos - come dimostrano i casi Kanazaki e Nakajima (quest'ultimo suo parente) - si è rivelata un buon trampolino di lancio per i nipponici.

17.3.18

UNDER THE SPOTLIGHT: Duje Ćaleta-Car

Buon pomeriggio a tutti e benvenuti al terzo numero di "Under The Spotlight" per il 2018. Oggi ci spostiamo in Austria, dove il Red Bull Salisburgo - per una volta - sta ottenendo risultati significativi in Europa e non solo in patria. E tra i suoi protagonisti figura certamente Duje Ćaleta-Car, centrale croato dei Roten Bullen.

SCHEDA
Nome e cognome: Duje Ćaleta-Car
Data di nascita: 17 settembre 1996 (età: 22 anni)
Altezza: 1.88 m
Ruolo: Difensore centrale
Club: Red Bull Salisburgo (2014-?)



STORIA
Nato a Šibenik nel settembre del '96, Duje Ćaleta-Car cresce nella squadra della sua città-natale, ovvero il HNK Šibenik, che in realtà vive un periodo tremendo proprio mentre il giovane si lancia in prima squadra. Si passa dalla finale di coppa nazionale (persa contro l'Hajduk Spalato) nel 2010 alla retrocessione in terza divisione nel 2013.
Ćaleta-Car si ritrova a esordire nell'anno di seconda divisione, giocando 17 partite e destando una discreta impressione. In fondo, parliamo sempre di un 16enne lanciato nel calcio professionistico. E così ad assicurarsi le sue prestazioni arriva il FC Pasching, una sorpresa: club di terza divisione austriaca, è riuscito a vincere la coppa nazionale.
Il croato gioca sopratutto nella seconda parte del campionato e il club non riesce a salire di categoria, ma basta quanto visto per esser notato dal Red Bull Salisburgo: i campioni d'Austria uscenti vogliono implementare la loro batteria di giovani e così optano per l'acquisto del difensore, che però verrà girato quasi subito al loro team B, il FC Liefering.
Ćaleta-Car gioca 20 gare in seconda divisione austriaca prima di conquistarsi un spazio tra i grandi: vista la sua crescita, il tecnico Adi Hütter lo alterna e lo schiera ogni tanto con il Red Bull Salisburgo, facendolo comparire persino in una gara di Europa League. Con l'arrivo di Peter Zeidler in panchina -  il tecnico del Liefering per tre anni -, il croato diventa titolare.
Nonostante i tanti cambi in panchina - dopo Zeidler, il RB Salisburgo si è affidato per qualche giorno a Thomas Letsch, poi a Óscar García e infine all'attuale Marco Rose -, il difensore è rimasto una parte integrante del progetto Red Bull in Austria. E ora si spera che per lui possano aprirsi altre porte: questo quadriennio è servito a crescere. E non poco.

CARATTERISTICHE TECNICHE
Con i 188 centimetri di cui è disposto, ovviamente il croato ha come prima caratteristica una certa conformazione fisica, che gli permette di primeggiare sugli avversari nei duelli aerei e nei contrasti ravvicinati. Ciò che potrebbe sorprendere, però, è la capacità di intravedere il gioco, un tratto costantemente cercato nella crescita tattica della Red Bull.
Che si tratti di Salisburgo o Lipsia, infatti, una certa scuola sembra essersi installata nel progetto delle lattine. Lo si vedeva con Schmidt e lo si vede ancora con Rose, ma ciò in cui Ćaleta-Car può migliorare è la concentrazione: alcuni momenti lo vedono perso e poco attento. Rovinare queste capacità - tecniche e fisiche - con disattenzioni sarebbe un peccato.

STATISTICHE
2012/13 - HNK Šibenik: 17 presenze, 0 reti
2013/14 - FC Pasching: 15 presenze, 3 reti
2014/15 - Red Bull Salisburgo: 9 presenze, 0 reti / → Liefering: 20 presenze, 0 reti
2015/16 - Red Bull Salisburgo: 37 presenze, 2 reti
2016/17 - Red Bull Salisburgo: 31 presenze, 0 reti
2017/18 - Red Bull Salisburgo (in corso): 41 presenze, 1 rete

NAZIONALE
La stagione 2017-18 è in realtà una grossa rincorsa verso l'ultimo traguardo personale che manca in questo momento al centrale del Red Bull Salisburgo: la convocazione in nazionale. Ćaleta-Car ha infatti giocato con tutte le giovanili della Croazia, ma gli manca la presenza con la nazionale maggiore, che potrebbe beneficiare di nuova linfa tra i centrali.
E il bello è che il centrale è già stato convocato diverse volte dalla Croazia, ma non ha ancora esordito: Ćaleta-Car è stato chiamato al posto di Jozo Šimunović nell'ottobre 2015 (il centrale del Celtic ha poi scelto di giocare per la Bosnia), poi non è entrato per poco nella rosa dei 23 giocatori che avrebbero rappresentato la nazione a Euro 2016.
Capitano oggi della Croazia U-21 in corsa per il prossimo Europeo di categoria (che si giocherà in Italia nel 2019), Ćaleta-Car spera di esser considerato per la prossima estate in Russia: in fondo, il c.t. Dalić potrebbe sceglierlo dietro alla coppia titolare Vida-Lovren.

LA SQUADRA PER LUI
Il periodo d'incubazione in quel di Salisburgo è durato abbastanza. Ci sono due strade che si parano di fronte al croato: Ćaleta-Car potrebbe firmare con il Red Bull Lipsia in una sorta di transizione interna oppure tentare un'avventura fuori dalla cerchia sicura della lattina. La Bundesliga non è lontana e potrebbe rappresentare uno step in avanti.

28.2.18

ROAD TO JAPAN: Shintaro Kurumaya (車屋 紳太郎)

Buon pomeriggio a tutti e benvenuti a "Road To Japan", la rubrica che illustra i migliori talenti del panorama del calcio nipponico. Oggi ci spostiamo verso Tokyo, precisamente a Kawasaki, municipalità della grande area metropolitana della capitale. Lì ci sono i campioni uscenti del Kawasaki Frontale, che devono molto alla crescita di Shintaro Kurumaya.

SCHEDA
Nome e cognome: Shintaro Kurumaya (車屋 紳太郎)
Data di nascita: 5 aprile 1992 (età: 25 anni)
Altezza: 1.78 m
Ruolo: Terzino sinistro
Club: Kawasaki Frontale (2014-?)



STORIA
Nato nel profondo Sud (precisamente a Kumamoto, la prefettura che ha dato i natali anche al collega e attuale compagno di squadra Shogo Taniguchi), Shintaro Kurumaya cresce nell'omonima capitale della zona, spinto dal fratello all'età di cinque anni verso questo splendido gioco.
Passato per la Kumamoto Shiritsu Nagamine Junior High School e la Kumamoto Kenritsu Ozu High School, Kurumaya decide di frequentare la University of Tsukuba a 18 anni. L'università ha un'ottima squadra di calcio e così il giovane Shintaro può accostare gli studi alla passione calcistica (cosa per altro abbastanza comune nella formazione giapponese).
Sembra ironico, ma ad allenarlo è quello che poi si è rivelato anche il tecnico che l'ha lanciato da professionista: all'epoca, infatti, Yahiro Kazama è il manager dell'università ed è ancora un po' lontano dall'allenare il Kawasaki Frontale. Dal canto suo, le prestazioni di Kurumaya lo fanno notare subito nelle gare della Kanto University Football Association.
Mentre Kazama passa ad allenare un club della J. League, Kurumaya procede silenziosamente nella sua crescita: il terzino gioca le Universiadi di Kazan del 2013 e spinge il Giappone al terzo posto finale. L'unico passo falso arriva in semifinale, dove i nipponici perdono ai rigori contro i pari-età francesi, prima di sconfiggere la Russia per il bronzo.
Le prestazioni di Kurumaya sono manifeste e molti club di J. League se lo contendono: tuttavia, Kazama non ha dimenticato quel ragazzo che allenava alla University of Tsukuba. E così il Kawasaki Frontale si aggiudica i diritti sul terzino per il 2015, facendogli però giocare le ultime due giornate del campionato 2014 (contro Ventforet e Vissel).
In quelle due partite - che non contano nulla per il Kawasaki, fuori da tutto -, Kazama capisce che Kurumaya sarà il suo terzino titolare nella stagione successiva. Il tecnico ha visto confermate le premesse che si era fatto sul ragazzo, visto che l'ha schierato per ben 87 partite nei due anni successivi (trovando anche le prime reti).
Si pensava che il cambio di panchina - Kazama a Nagoya, dentro Oniki - potesse modificare l'approccio del Kawasaki, che in realtà è rimasto (quasi) lo stesso: stesso modulo, ma più attenzione in fase difensiva, pur mantenendo una buona produzione sotto porta. Risultato? Primo titolo della storia e Kurumaya inserito nella Top 11 del 2017 (otto assist).

CARATTERISTICHE TECNICHE
Ciò che si può dire immediatamente è che il ragazzo sia dotato di ottime doti atletiche e tecniche, ma soprattutto che lo si vede spesso in avanzata offensiva. Oggi gioca nel 4-4-2, ma un domani sfruttare Kurumaya da esterno a tutta fascia potrebbe essere la soluzione migliore: il ragazzo diventerebbe il più votato dai mediani.
Questo perché Kurumaya è sempre lì in sovrapposizione, pronto a offrirti una sponda per un passaggio pulito, oltre che un dribbling potente più che tecnico. Capace di arrivare sul fondo più e più volte nel corso di una gara, viene da chiedersi se difensivamente possa migliorare ed esser continuo con la stessa abilità in entrambe le fasi.
Dal punto di vista tattico, finora Kurumaya ha giocato da terzino, ma può comparire anche come esterno a tutto campo o centrale difensivo, soprattutto nella zona sinistra di una retroguardia a tre. Deve ancora evitare alcune ingenuità frettolose, come l'intervento su Koroki che gli è costato il rosso nei quarti della scorsa AFC Champions League: in inferiorità numerica, il Kawasaki è crollato ed è uscito incredibilmente dalla competizione.

STATISTICHE
2014 - Kawasaki Frontale: 2 presenze, 0 reti
2015 - Kawasaki Frontale: 36 presenze, 0 reti
2016 - Kawasaki Frontale: 41 presenze, 2 reti
2017 - Kawasaki Frontale: 50 presenze, 0 reti
2018 - Kawasaki Frontale (in corso): 3 presenze, 0 reti

NAZIONALE
Con mia grande sorpresa, Vahid Halilhodžić ha dimostrato di guardare ai novelli campioni della J. League e ha così convocato Kurumaya, che era già stato chiamato per un paio di training camp durante gli ultimi anni. La prima presenza è arrivata nell'ottobre 2017, quando il terzino ha esordito contro Haiti in un'amichevole.
Il c.t. del Giappone ha poi confermato l'esterno basso anche per l'EAFF East Asian Cup, dove Kurumaya ha giocato due gare contro Corea del Nord e Corea del Sud. La squadra era sfilacciata e piena di volti nuovi, ma non c'è dubbi che il terzino del Kawasaki abbia ancora qualche chance di arraffare un biglietto per Russia 2018.

LA SQUADRA PER LUI
Credo che il 2018 sia fondamentale per lui. Kurumaya ha chiaramente bisogno di crescere ancora e può farlo con calma e sicurezza in quel di Kawasaki. Ovviamente non sarà facile, ma il suo ruolo sta vivendo un ricambio generazionale in patria e forse anche fuori: lui si può inserire, magari sfruttando quel canale belga che ha lanciato diversi talenti negli ultimi 10 anni.